Epifani apre a Cisl e Uil: lavoriamo insieme

17/10/2002





          17 ottobre 2002

          ITALIA-POLITICA


          Epifani apre a Cisl e Uil: lavoriamo insieme

          Domani lo sciopero separato ma il leader Cgil lancia segnali distensivi ai sindacati sulla politica economica


          ROMA – «È uno sciopero per costringere il Governo a voltare pagina sulla politica economica». Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ieri ha spiegato le ragioni della protesta separata della sua organizzazione («sarà un successo») ma guardando già dopo il 18 ottobre. Ha, infatti, auspicato una ripresa dell’azione sindacale unitaria proprio alla vigilia di uno sciopero che sancisce la rottura con Cisl e Uil. «Le scelte sbagliate degli altri hanno segnato, nei mesi passati, i rapporti tra sindacati. Man mano che la crisi economica si farà più grave – ha detto – avremo però tante occasioni, a partire dalla crisi Fiat, per riprendere a lavorare insieme, quando il merito sarà condiviso da tutti». E così, quello che doveva essere lo sciopero contro la Finanziaria e per i diritti, è diventata una piattaforma di più ampio respiro o, come dice Savino Pezzotta «un file aperto in cui si sono sommati via via più temi». Temi con cui devono fare i conti tutti, sia la Cisl che la Uil. Epifani infatti non si è fermato allo slogan originario di «una Finanziaria iniqua e populista» ma, favorito da una situazione economica radicalmente cambiata da luglio, ha allargato il campo di azione a quelle che potranno essere le occasioni di incontro con le altre due confederazioni. Ha parlato di una nuova emergenza occupazionale «sono a rischio tra i 260 e i 280mila posti di lavoro», della possibile paralisi degli investimenti nel Mezzogiorno, della crisi Fiat e della prospettiva «di un arretramento ancor più forte per un Paese che sta già vivendo una fase di declino industriale», delle politiche economiche che «non vengono incontro nemmeno alle reali esigenze delle imprese». Epifani ha scelto Torino, città-simbolo della crisi economica e occupazionale, per il suo comizio ma ci saranno manifestazioni in 120 piazze italiane per le otto ore di stop della Cgil (ci saranno ritardi e cancellazioni nei voli mentre le Fs garantiscono il 60% dei treni). Il 18 ottobre sarà un test anche per Cisl e Uil che aspettano di misurare i risultati lo sciopero. Savino Pezzotta, leader della Cisl, non chiude le porte al dialogo ma, al momento, è impegnato su un fronte opposto: quello della difesa del Patto e delle misure previste sul Mezzogiorno su cui si è detto «pronto alla mobilitazione in assenza di correzioni in Finanziaria». Scontato, dunque, non tanto il «no» allo sciopero ma anche il tono "tiepido" sull’unità. «Lo sciopero è legittimo – ha detto Pezzotta – ma è sbagliato. In queste condizioni ci possono essere convergenze ma parlare di unità è un azzardo, non si costruisce in un giorno. Alla radice c’è un problema di rapporti con la politica che non è risolto. Certo il Mezzogiorno, la crisi Fiat sono fatti nuovi ma poi vedo che sul rinnovo dei meccanici ci sono tre piattaforme separate». Intanto il leader della Uil, Luigi Angeletti, ieri ha incontrato il segretario della Quercia: sul tavolo la crisi Fiat e la Finanziaria ma non è un mistero che Piero Fassino lavori per riportare il sindacato su un fronte unito. Ieri però anche dalla Uil sono arrivate critiche: «Le incognite sulla Finanziaria sono ancora tante, ma non giustificano azioni isolate». Insomma si devono prima esaurire due percorsi strategici opposti per tornare alla normalità: come la Cgil deve esaurire il suo percorso fino allo sciopero, la Cisl e la Uil devono concludere la battaglia per l’attuazione del Patto per l’Italia. Ma la crisi della Fiat, con 8.100 lavoratori che rischiano il posto, impone una riflessione unitaria obbligata. E, in prospettiva, l’evoluzione della situazione economica e dei conti pubblici, la Finanziaria che è ancora un «cantiere aperto», le misure sul Mezzogiorno, la riforma delle pensioni che aleggia sulla primavera del 2003 disegnano un quadro per «occasioni comuni di lavoro». Anche Pezzotta gioca la sua carta: «Dobbiamo riprendere a discutere tra di noi, prima che con le controparti, della revisione degli assetti contrattuali». Sul fronte politico, i Ds danno il pieno appoggio allo sciopero ma ricordano l’importanza di un percorso unitario. «Saremo in piazza il 18 ottobre e al tempo stesso – ha detto Fassino – siamo convinti della necessità di ricostruire l’unità sindacale, una condizione imprescindibile per tornare a vincere nel Paese».
          Lina Palmerini