Epifani alla conferenza d’aprile

11/02/2004


  sindacale


11.02.2004
Cgil
Epifani alla conferenza d’aprile
Bruno Ugolini

ROMA È una Cgil forte e irrequieta quella che si prepara ai prossimi appuntamenti. Quelli di lotta, innanzitutto, con gli scioperi generali unitari in quattro regioni (Calabria, Abruzzo, Sicilia, Umbria), la manifestazione di tutti i pensionati (anche qui con Cisl e Uil) a Roma, quella della scuola il 28 febbraio. Sono alle porte, poi, occasioni decisive per una messa a punto della strategia. Tutto confluirà nella conferenza programmatica attesa per aprile, in coincidenza, tra l’altro, con una calda campagna elettorale. Non ripudieremo, assicura Mauro Guzzonato, il nuovo responsabile dell’organizzazione confederale, la linea del Congresso di Rimini. Una linea che – chiarisce – avanzava previsioni pessimistiche sul futuro del Paese, confermate, anzi aggravate dai fatti. L’elemento nuovo è la ripresa, sia pure in un mare di difficoltà, dei rapporti unitari. Sarà anche l’occasione, quella Conferenza, se sarà necessario, per influire sull’annunciato congresso straordinario voluto dalla Fiom. Nessuno per ora nella sede di Corso d’Italia, vuole commentare le impostazioni dei metalmeccanici. Attendono il documento congressuale, anzi i probabili due documenti congressuali. C’è però chi fa notare che se davvero, come può apparire dalle prime battute, il tema fosse quello di uno sbaraccamento della politica dei redditi, saremmo di fronte ad una scelta di tipo confederale che riguarda tutte le categorie e non può essere decisa da una sola categoria. C’è anche chi maligna sul fatto che, per la prima volta nella storia, una maggioranza propone un congresso straordinario. Quando lo fa, di solito, è per discutere una fase in cui ha commesso qualche madornale errore e passa all’autocritica. Non pare proprio questo il desiderio. Forse, dicono i maligni, è una scelta fatta solo per arrivare ad una resa dei conti con la minoranza.
La politica dei redditi, comunque, per Guzzonato, è solo da precisare e aggiornare, anche perché composta da tanti tasselli: fisco, prezzi e tariffe, welfare, contratti. Una proposta complessiva da rilanciare. Sono gli altri, nel centrodestra, che l’hanno presa come un obiettivo da abbattere. La conferenza programmatica, comunque, ne discuterà, così come discuterà di sviluppo, Europa, diritti.
Con la rinascita di correnti vecchie o nuove? Qualche avvisaglia c’è. Un dirigente come Antonio Panzeri (responsabile Cgil per l’Europa e forse candidato alle europee) ha rilasciato un’intervista molto polemica al “Corriere della sera”, denunciando errori di gestione del sindacato. Ad esempio quello di non aver partecipato alle trattative sul welfare. Trattative, a dire il vero, mai incominciate. La voce di Panzeri si inserisce nell’area cosiddetta dei “riformisti”, già autori di un manifesto firmato da 49 dirigenti. Un approfondimento verrà da un convegno indetto per il 19 febbraio al teatro Eliseo di Roma. Tema: una piattaforma unitaria per autonomia, lavoro e contrattazione. Un appuntamento a cui parteciperà un nome di spicco, come quello di Bruno Trentin. “Sono stato invitato e voglio capire” commenta l’interessato.
C’è da aggiungere che la Cgil mostra, invece, un volto compatto nei dibattiti del gruppo dirigente. La riunione dell’ultimo comitato direttivo ha registrato un voto pressoché unanime per il documento sul welfare (unico astenuto Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom). Così è stato nella riunione dei segretari di categoria e territoriali. Agostino Megale (Ires-Cgil), spiega il fatto sostenendo che l’intenzione dei “riformisti” non è quella di dar adito a strumentalizzazioni su una Cgil spaccata, né di dar vita ad una “correntina” bensì di sostenere Epifani nella costruzione di una maggioranza più omogenea.
Par di capire che questa completa omogeneità è assai difficile, comunque, da costruire. Basta prendere un tema come quello della partecipazione o meno alle trattative con il governo. Panzeri giudica sbagliato l’atteggiamento della Cgil. Un segretario confederale come Achille Passoni, etichettato come un “cofferatiano” critico e possibile alleato dei “riformisti”, la pensa in modo contrario: “Non bisognava neanche cominciare. Abbiamo assistito ad una manfrina, di cui si poteva tranquillamente fare a meno, per puro amore di unità”. Distinguo e polemiche che non mettono certo in discussione la leadership di Epifani. C’è la voglia di avere un sindacato all’altezza della sfida. Così come spesso giocano un ruolo legittime ambizioni, oppure sollecitazioni derivanti dalla convinzione che gli attuali organigrammi confederali non tengono pienamente conto di tutte quelle che un tempo chiamavamo “sensibilità” politiche.