Epifani al governo: il tempo è scaduto

26/09/2003



  Economia e lavoro






26.09.2003
Epifani al governo: il tempo è scaduto
Salta l’incontro previsto.
I sindacati vengono presi in giro da un esecutivo irresponsabile

Felicia Masocco
ROMA Il vertice tra governo e sindacati sulle pensioni fissato per ieri pomeriggio è saltato, «sconvocato» nella tarda serata di mercoledì a mezzo fax, «per impegni di Maroni a Lucca», è stata la motivazione ufficiale. Perché il governo è nel caos, è la traduzione. Ancora ieri
sera nessuna nuova convocazione era stata recapita alle sedi delle confederazioni quantunque i rumors dessero per certo un nuovo appuntamento per questa mattina. Del resto di fronte allo slittamento
del vertice di maggioranza a causa dei deliri di Bossi e delle profonde
crepe nell’alleanza di governo, sentire le parti sociali «è l’ultima cosa a cui pensano» fanno notare in ambienti sindacali.
In Cgil, Cisl e Uil sono rimasti in attesa tutto il giorno seguendo il flusso delle notizie dal Palazzo, un’attesa che certo non migliora
il clima, anzi lo ha reso incandescente.
«Per noi il tempo è scaduto», ha detto Epifani, «se il governo pensa di continuare all’infinito la discussione sulle pensioni anche dopo lunedì, la Cgil non si presta ad una sceneggiata che dura da quattro mesi e che ha già allarmato a sufficienza il paese». A questo punto l’ultima scadenza è lunedì giorno del Consiglio dei ministri, sempre che il calendario non venga aggiornato. «Il governo dovrà assumere finalmente un orientamento, a quel punto la Cgil valuterà».
Lo faranno anche Cisl e Uil, si ascolterà l’esecutivo, ma lo sciopero generale si fa sempre più certo. Ieri è tornato nelle minacce del leader della Uil, Luigi Angeletti e mentre Savino Pezzotta auspicava
che dal rinvio venisse «qualcosa di buono», il segretario confederale Raffaele Bonanni ribadiva che la Cisl «è pronta». Ugualmente i metalmeccanici della Fim guidata da Giorgio Caprioli, i pensionati Fnp di Antonio Uda, la segreteria Cisl della Puglia. Senza troppi annunci i sindacati autonomi Cub, Slai-Cobas e Usi le procedure per lo sciopero le hanno già avviate, compreso il procedimento previsto dalla legge per l’interruzione dei servizi pubblici. E l’Ugl parla di «monologo inconcludente.
Insomma il clima sta montando, «Non c’è tempo per una trattativa vera» ha tagliato corto Angeletti, «a questo punto lo sciopero generale è nelle mani del governo» e in prospettiva «la pace sociale resterà solo un ricordo». E per il leader della Fiom Gianni Rinaldini «di fronte a una Finanziaria che presenta le caratteristiche che ha e una riforma delle pensioni che porta a 40 anni di contributi»
la risposta non può non essere quella più dura.
Si prepara un autunno di scontro, il percorso di mobilitazione potrebbe ripercorrere lo schema del ‘94, anche allora sul tappeto c’erano le pensioni e una Finanziaria «iniqua ed inefficace»: iniziative
a carattere territoriale, uno sciopero generale in ottobre, una manifestazione nazionale a Roma in novembre. Un’altra l’hanno messa in cantiere le forze di opposizione, l’Ulivo, Rifondazione comunista e l’Italia dei Valori che in due incontri il 17 e il 24 settembre hanno riunito i rispettivi responsabili del Lavoro.
È stata definita «un’agenda sociale delle forze di centrosinistra e di
sinistra – si legge in una nota – sulla base della quale avviare una campagna di mobilitazione nel Paese contro le scelte del governo e sulla base di proposte alternative».
Iniziative di carattere parlamentare per arrivare ad «una grande
manifestazione nazionale unitaria» di tutte le forze di opposizione.
Si tratta di «un primo passo» verso la definizione «di un programma di prospettiva sui temi del lavoro» ed economici articolato in cinque punti. Politica industriale, settori in crisi e Sud «per rimettere il Paese sui binari di uno sviluppo di qualità e ambientalmente compatibile».
Politiche dell’occupazione, mercato del lavoro e diritti, ribadendo
la contrarietà ai contenuti della legge 30 e rilanciando le proposte del centrosinistra per ridurre la precarietà ed estendere.
Sullo stato sociale, ammortizzatori sociali e pensioni viene riconfermato «il ruolo indispensabile del pubblico» nel campo della sanità, dell’assistenza, della scuola e della previdenza, qualificando
la spesa sociale e innalzandola ai livelli europei. Quanto alle pensioni, viene ribadita la contrarietà alla delega Maroni, mentre vanno estesi gli ammortizzatori sociali e il reddito dei disoccupati. Va infine aperta poi una vera e propria «questione salariale». Il quinto punto
riguarda rappresentatività, rappresentanza e democrazia sindacale.
Si tratta di «prime riflessioni» sulle quali verrà attivata una campagna di iniziative per coinvolgere il maggior numero di cittadini, organizzazioni e movimenti.