Epifani al bivio, stretto tra Cobas e rischi di isolamento

14/01/2004





14 gennaio 2004

IL RETROSCENA

Epifani al bivio, stretto tra Cobas e rischi di isolamento

      ROMA – Da una parte il rischio Cobas dall’altro la rottura della riconquistata unità d’azione con Cisl e Uil. Per il gruppo dirigente della Cgil la fase che si apre è estremamente delicata. Dopo aver maturato la decisione di firmare il contratto a ridosso delle feste di fine anno, la maggiore confederazione non ha tenuto il campo come da tradizione. Non ha fatto per tempo la scelta del referendum tra i lavoratori ed è parsa – mai come questa volta – in balia degli avvenimenti. Per di più il segretario generale Guglielmo Epifani nel suo sforzo di risindicalizzare la Cgil aveva ricucito i rapporti con le altre confederazioni e aveva lanciato la parola d’ordine «mai più senza Pezzotta». Ovvero che non ci sarebbero stati più scioperi generali solo rossi. Ora però Cisl e Uil partecipano al tavolo governativo della trattativa sul Welfare e la Cgil no. Di per sé questa divaricazione potrebbe avere effetti pari allo zero tanto più dopo lo slittamento del negoziato deciso ieri dallo stesso governo, ma è anche vero che il cielo si è annuvolato, il clima dei rapporti interconfederali non è più quello di qualche settimana fa. I pessimisti arrivano a pronosticare che la divaricazione sul Welfare è nient’altro che il preannuncio di una «rottura» sulla delicata materia della riforma previdenziale. E non è tutto. Sia in Cgil sia in Cisl sanno benissimo che la chiusura della vertenza degli autoferrotranvieri sarà un test importante per il futuro della contrattazione, per capire quanto spazio resta al contratto nazionale (caro ad Epifani) e quanto se ne apre per i negoziati decentrati (cari a Pezzotta).
      Se si vuole completare il quadro delle criticità anche i rapporti tra il gruppo dirigente della Cgil e i Ds segnalano tempesta in arrivo. Ai fassiniani il fatto che Epifani sia presente alle convention della minoranza Ds e a quelle dei girotondi dispensando consigli e moniti unitari non va del tutto giù. Non gli riconoscono un ruolo da padre nobile e preferirebbero che si esponesse meno. In più i Ds non capiscono bene cosa stia succedendo in corso d’Italia nella governance della confederazione. La sensazione è che attorno a Epifani si sia coagulata una maggioranza troppo spostata a sinistra e c’è qualcuno che attribuisce la rottura sul Welfare con Cisl e Uil addirittura a un calcolo interno. Da domani si riunisce a Riccione l’assemblea nazionale della Fiom che ormai è qualcosa di più della costola di sinistra della Cgil, è una quarta confederazione che dispone di una forte capacità di mobilitazione e di un seguito mediatico da non sottovalutare. Epifani se si fosse presentato in Riviera dopo aver accettato di aprire un negoziato con il governo si sarebbe trovato in difficoltà davanti ai «duri» metalmeccanici.
      Per evitare che tutte queste contraddizioni si sommino la dirigenza della Cgil minimizza il contrasto con Pezzotta. Ne dà una lettura in chiave tattica, quasi di un gioco delle parti e fa capire che non ha nessuna intenzione di andare a uno sciopero generale di sole bandiere rosse. Epifani e chi lo sostiene in segreteria sanno che una Cgil di nuovo isolata sarebbe molto più debole nello scontro con il governo ma anche nel confronto con il centrosinistra. Qualcuno dell’Ulivo conserva nel cassetto l’ultimo rapporto sui cittadini e le istituzioni in Italia curato dal sociologo Ilvo Diamanti e realizzato nel novembre 2003. Tra le istituzioni e le organizzazioni che nel giro di dodici mesi hanno visto calare la fiducia nei propri confronti al primo posto c’è l’Unione europea (-6,6%), al secondo le banche (-5,6%) e subito dopo proprio la Cgil (-5%).
Dario Di Vico