Epifani, affondo su Fassino: manca una grande sinistra

19/04/2004

19 aprile 2004

Il Correntone: senza l’area più radicale si perderà alle politiche

Epifani, affondo su Fassino: manca una grande sinistra
Il leader ds: però la Cgil si allea con Cisl e Uil, mica con i Cobas

    ROMA – La platea dell’Eliseo l’applaude con convinzione.
    Quasi fosse lui il nuovo leader del Correntone diessino: sindrome Cofferati? È troppo presto per dirlo. Ma mentre l’ex segretario della Cgil ora vuole diventare il sindaco di Bologna, quello in carica infiamma la sinistra della Quercia riunita in assemblea nazionale. Quasi una sfida, quella di Guglielmo Epifani, alla maggioranza del partito. E a Piero Fassino, che lo ascolta seduto in prima fila: «Siamo l’unico Paese europeo in cui la battaglia tra destra e sinistra deve essere sempre preceduta dal prefisso "centro". Sarà per il peso del riformismo cattolico, ma a questo problema bisogna dare finalmente una risposta». In altre parole: «In Italia manca una grande sinistra. Bisogna costruirla a partire dai programmi. Senza perdere tempo». Prima di lui aveva parlato Pietro Folena ribadendo il suo «no» a continuare con la lista unitaria dopo le Europee. Perché va bene la candidatura di Giovanni Berlinguer, portabandiera del Correntone, ma la soluzione a tutti i problemi della sinistra «non può essere quella di costruire un soggetto riformista e moderato» come risulta essere il Triciclo. E lancia un appello a non emarginare «quel 15 per cento che si colloca più a sinistra». Si parla ovviamente anche di guerra nell’assemblea del Correntone. Perché è tema elettorale. E Folena, critico sul sentimento di «unità nazionale», promette di presentare una mozione per il ritiro delle truppe italiane dall’Iraq.
    Ma l’intervento più atteso è quello di Piero Fassino.

    Che accetta la sfida. Non parla di candidature (per oggi è fissato il comitato nazionale del listone con Romano Prodi), ma risponde soprattutto a ciò che aveva detto pochi minuti prima il segretario della Cgil: «È vero che non siamo ancora riusciti a riorganizzare il sistema politico in Italia in modo da costruire una grande forza riformista e progressista. Ma ad Epifani dico: la Cgil non fa mica alleanze con i Cobas, bensì con la Cisl e la Uil». Cioè con quel «centro» prima criticato dal leader sindacale. Affermazione che fa rumoreggiare l’assemblea del Correntone. Insiste il segretario Ds: «Il vero tema della lista Prodi è la costruzione di un soggetto che sia capace di agire senza mettere in discussione le singole identità politiche e culturali». Insomma: «La lista unitaria non darà vita ad un partito unico e nessuno dice di liquidare la sinistra, ma il problema esiste e non bisogna esorcizzarlo».
    Si capisce che Epifani non sia esattamente d’accordo, ma preferisce non commentare: «Scusate, non sono abituato alla controreplica. Non posso fare due parti in commedia perché il mio senso del limite è troppo forte». Ma a rispondere ci pensa Fabio Mussi a conclusione dell’assemblea. E lo fa a partire da come erano stati trattati gli alleati a sinistra del listone, vale a dire Verdi, Pdci, Occhetto-Di Pietro, nonché Rifondazione comunista: «Caro Piero ricordati che quel 15 per cento non sono i Cobas politici: senza di loro le prossime politiche sono perse». Intervento ironico, quello di Mussi, quando parla di «una cinquantina di ministri
    in pectore del futuro governo di centrosinistra» consigliando all’Ulivo di non considerare già chiusa la partita delle elezioni: «Devono essere ancora vinte». Ma Mussi punta anche il dito sulla gestione mediatica della vicenda ostaggi ribadendo il suo invito a Fassino a «disertare» Porta a Porta . In altre parole, se la sinistra diessina sarà «compatta» con il partito nell’imminente campagna elettorale, è certo però che dopo la «tregua delle urne» riprenderà la sua battaglia.

    Roberto Zuccolini

    Politica