Epifani: adesso un vero negoziato

27/04/2004

        martedì 27 aprile 2004
        La Cgil accusa la Fiat.
        Morchio: perse 16.300 auto, a rischio il risanamento
        Epifani: adesso un vero negoziato
        Felicia Masocco
        ROMA La soluzione sta nell’apertura di «una trattativa vera», con tutti i sindacati e senza pregiudiziali, che dia risposte alle richieste dei lavoratori di Melfi e sul cui esito i lavoratori possano dire la loro. E se si apre un negoziato che non sia una farsa anche le iniziative di lotta possono essere rimodulate. È la posizione di Guglielmo Epifani, non sembra divergere
        da quella della Fiom, è la richiesta delle Rsu della Sata, i delegati di fabbrica che otto giorni fa sul modello di Scansano Jonico hanno dato vita alla protesta per veder migliorate le condizioni di lavoro. Ieri avrebbe dovuto esserci la riunione delle segreterie unitarie di Cgil, Cisl e Uil per
        discutere delle pensioni, del dopo-sciopero generale. I fatti di Melfi, le cariche della polizia contro gli operai, hanno imposto un altro ordine del giorno e invece delle segreterie si sono riuniti i leader sindacali. L’incontro è stato aggiornato a questa mattina, nessuna decisione è stata presa in quella che appare come una delicatissima verifica della tenuta dell’unità
        sindacale ritessuta a fatica. Alla Fiat (e non solo) i metalmeccanici della
        Cgil stanno da una parte, quelli della Cisl e della Uil dall’altra: certo dalle confederazioni non ci si può aspettare una «sconfessione» delle proprie categorie, le divergenze non mancano. Come si può dedurre dal commento del leader della Uil, Angeletti, alle cariche dalla polizia: «Lo Stato deve garantire i diritti di tutte le persone. Di quelle che vogliono scioperare ma anche di quelle che non vogliono scioperare», ha detto.
        La ricerca di una iniziativa confederale è difficile: «Stiamo ragionando su alcune ipotesi» ha riferito lo stesso Angeletti al termine del vertice serale. «Ci sono le premesse per andare avanti e approfondire le questioni», ha detto Savino Pezzotta. «C’è una comune preoccupazione per quanto sta accadendo – ha aggiunto Epifani -c’è la volontà condivisa di provare a prospettare una soluzione comune. Vedremo se è possibile. Anche se – ha aggiunto il leader della Cgil – non tutto dipende dai sindacati.
        C’è una responsabilità che riguarda la Fiat e un’altra che riguarda il governo».
        A chiamare in causa l’esecutivo non è soltanto la Cgil. Che la via d’uscita
        dalla difficile situazione di Melfi si debba trovare intorno ad un tavolo è quanto ritengono i capigruppo dell’opposizione alla Camera che in una dichiarazione congiunta chiedono che il governo riferisca in Parlamento sulla carica degli operai di Melfi. Da Potenza il presidente della Basilicata Filippo Bubbico ha telefonato al sottosegretario alla presidenza
        del Consiglio Gianni Letta proponendo di anticipare l’appuntamento del 4 maggio cioè il primo round al tavolo tra Fiat, Fim e Uilm e Fismic e che ad esso partecipino tutte le sigle sindacali, anche la Fiom, i Cobas, l’Ugl che appoggiano la protesta delle Rsu di Melfi. Sulla stessa posizione il presidente della Campania, Antonio Bassolino. Comincia a farsi solida la consapevolezza che c’è una «questione Sata», è esplosiva e sta all’interno di una «questione meridionale» drammatica, quella di questi giorni non è una vertenza ordinaria. Come dimostra la mobilitazione in molte grandi fabbriche del paese in solidarietà ai colleghi lucani. Hanno scioperato centinaia di fabbriche nel bresciano, nella provincia di Bologna, in Toscana, in Piemonte, a Napoli. Presidi a Salerno, scioperi fino a due ore
        a Mirafiori e all’Iveco, alla Power Train ed per il 28 aprile la Fiom ha proclamato lo sciopero generale. La protesta si allarga e suona tardivo il richiamo dell’amministratore delegato della Fiat Giuseppe Morchio che ieri ha scritto ai dipendenti per dir loro che «il danno è gravissimo e rischia di compromettere il lavoro fatto». Dall’inizio del blocco della produzione ad oggi sono 16.300 le vetture perse complessivamente dalla Fiat, «in questa partita si gioca il futuro dell’industria italiana dell’automobile», afferma Morchio. Segue l’appello al «profondo senso di responsabilità» di tutti. In dieci anni di lavoro con cui hanno garantito il successo del sito di Melfi i giovani operai di responsabilità ne hanno dimostrata molta, e non c’è dubbio che ne dimostreranno se l’azienda farà la sua parte ripristinando corrette relazioni industriali e mostrando attenzione per le loro richieste. «La principale responsabilità di quanto sta accadendo ricade sulla Fiat» è la convinzione della segreteria Cgil che in una nota ha giudicato «gravissimo l’uso della forza in una lotta sindacale non violenta». Quanto al governo «dovrebbe lavorare per agevolare l’incontro tra le parti». Ma il governo non ci sta a prendere in mano la vertenza Fiat, difende invece la scelta di aver mandato la polizia, lo fa con Sacconi, con Fini, con Maroni ed è il ministro del Lavoro a negare ogni possibilità di intervento nella
        partita e a spiegare che non ci pensa neppure a convocare le parti.