Epifani: «Accordi, non propaganda»

23/06/2003

      domenica 22 giugno 2003

      A proposito della “svolta“ dopo l’intesa con la Confindustria.
      Domani si riunisce il direttivo del sindacato
      Epifani: «Accordi, non propaganda»
      «La Cgil guarda al merito delle questioni». Lettera con Cisl e Uil al governo sul Dpef

      Marco Tedeschi

      MILANO L’intesa raggiunta tra la Confindustria e i tre sindacati, di nuovo uniti ha dato ieri il primo segnale, una lettera al presidente del Consiglio in cui si elencano le «priorità
      condivise» (ricerca, formazione, infrastrutture, Mezzogiorno) e si sollecita un incontro per discutere le proposte, insieme con i contenuti del Dpef, documento di programnmazione economica e finanziaria che il governo si appresta a presentare.
      Da parti diverse è stata sottolineata l’importanza dell’accordo tra l’organizzazione degli industriali e quelle sindacali. Qualcuno ne ha voluto trarre l’idea di una “svolta riformista”
      della Cgil. Passato Cofferati, in viaggio verso Bologna, Epifani si emancipa e a prevalere dunque sarebbe la sua cultura di sobrio riformista, bandiera di un utile pragmatismo:
      dalla Cgil “partito dei diritti e dei valori” alla Cgil, ricondotta alla “logica sindacale”. Espressione ripetuta con insistenza da Antonio D’Amato, che ancora l’altro ieri a Firenze
      per le sfilate di moda, invocando riforme a tutto campo (anche all’Unione europea), marcava: «Abbiamo sempre tenuta una sedia pronta… adesso speriamo di lasciarci alle
      spalle i conflitti, la logica dei veti e dei pregiudizi politici…».
      Sergio Romano, nell’editoriale di ieri sul Corriere della Sera, aderiva alle interpretazioni del presidente degli industriali: «La maggior organizzazione sindacale torna al tavolo delle
      trattative». Si chiedeva anche se questo non fosse il segno di una nuova tendenza, buona per tutta l’area che sta nel centro sinistra, dai sindacati, ai partiti ai movimenti.
      Per accreditare la «svolta riformista», scopriva in Epifani, romano di nascita, un «socialista milanese», accreditando lui e il suo sindacato d’aver respirato le stesse arie di Turati, ma anche di Craxi. Con tanta benedizione una sincera «occasione riformista», dunque, per Sergio Romano, che è costretto a riconoscere però che una “svolta” certa è stata proprio di D’Amato, che, dopo aver esortato il governo a cancellare la concertazione, «ha accettato di ammettere nuovamente i sindacati sul ponte di comando
      dell’economia italiana», quasi riconoscendo che la colpa è stata di chi ha imposto certi temi all’ordine del giorno (vedi l’articolo 18), se vi sono stati un blocco e rotture nei
      rapporti, non della Cgil di Cofferati, che avrebbe preferito discutere di politiche economiche e del declino industriale del paese.
      Domani si riunirà il direttivo della Cgil e una risposta verrà. Intanto Guglielmo Epifani ha dichiarato: «La Cgil non cambia linea, ma firma solo gli accordi che deve firmare guardando al merito delle questioni e non alla propaganda». Insomma valutiamo i guai del lavoro e dell’economia e verifichiamo insieme i passi per s uperarli. La durissima critica al governo, Epifani l’ha ripresa nel corso del congresso nazionale della sinistra ecologista, rispettando il tema e sottolineando anche in questo una aggiunta di guasti, col pevole il centrodestra: «Quando noi parliamo di rischio di declino del paese non ci riferiamo solo al declino industriale, ma anche a quello civile. Questo Governo, che
      certo non ha tutta la responsabilità, però non solo non è riuscito a contrastare la situazione, ma nel giro di ventiquattro mesi ha aggravato le condizioni di partenza».
      E ancora: «La legge delega ambientale è l’ esempio di una politica di regressione…
      Questo governo centralizza tutto, anche in materie come queste dove la responsabilità locale è fondamentale.
      Ci sono alcune deleghe, quelle che durano nel tempo, in cui l’esercizio di un potere tutto preso dal governo, sottratto al parlamento, non visto e discusso con le parti sociali, generano nel tempo crescenti fenomeni di segno negativo». Ed è infine arrivato
      all’accordo firmato con Confidustria: «Per la prima volta dopo molti anni è presente uno specifico interesse alle politiche ambientali, con un tavolo di confronto tra sindacati e
      imprese per un lavoro comune. Non mi illudo che lo schieramento delle imprese cambi in un colpo, ma mi domando perchè un tema come questo torna ad avere cittadinanza in un
      tavolo di confronto. È evidente che anche nel mondo delle imprese si è avuta una divaricazione… I diritti dell’ ambiente rappresentano un comune interesse su cui ripensare i modelli di sviluppo futuri». Se si vuole, il modo e gli argomenti per partecipare
      si trovano. La strategia di Epifani è chiara. Sarà da capire se quando si arriverà a
      “toccare” il governo, reggeranno anche i buoni propositi degli altri “riformisti”.