Epifani a Montezemolo: «Un patto tra produttori»

17/05/2004


15 Maggio 2004

LA FIOM PRONTA A RIAPRIRE IL DIALOGO UNITARIO CON GLI ALTRI SINDACATI
Epifani a Montezemolo: «Un patto tra produttori»
Il leader Cgil: aspettiamo l’elezione del presidente di Confindustria
per capire se ci sarà davvero un terreno comune sui cui lavorare

Roberto Giovannini
inviato a CHIANCIANO

    Guglielmo Epifani lancia un nuovo segnale alla Confindustria di Luca Cordero di Montezemolo. «Vediamo, aspettiamo il 27…», dice il leader Cgil riferendosi all’assemblea del 27 maggio, in cui Montezemolo diventerà formalmente numero uno degli industriali. Ma in realtà Epifani – che ieri ha chiuso l’assemblea dei quadri e delegati Cgil – si aspetta qualcosa di più dalla nuova dirigenza di Confindustria: non solo rapporti «civili», come non è accaduto con la presidenza D’Amato, ma una riflessione comune che porti a una sorta di «nuovo patto tra i produttori» per trovare «soluzioni condivise» per far uscire il paese dalla grave impasse che lo affligge.
    «Aspettiamo di vedere se nel discorso di insediamento di Montezemolo – spiega il leader della Cgil nella replica davanti ai delegati – quelle aperture annunciate trovino, nelle sede solenne dell’assemblea, un riscontro effettivo». Ma l’offerta è chiara: «a noi interessa un confronto ravvicinato tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil per mettere insieme, sulla carta, delle idee su come fronteggiare la crisi industriale visto che il documento firmato lo scorso anno con D’Amato è rimasto lettera morta». «Se questo sarà possibile – prosegue il sindacalista – vorrà dire che ci può essere un’idea condivisa della gravità di questa crisi, oltre a un terreno di lavoro comune».
    La Cgil, dunque, punta ad un nuovo documento sulla crisi industriale del paese. Un progetto che vada oltre il documento siglato con Cisl, Uil e Confindustria molti mesi orsono, che va «riletto e aggiornato». Sul piatto della bilancia, tra le altre cose, Epifani pone il «no» del suo sindacato al progetto del governo di taglio al sistema degli incentivi e agevolazioni alle imprese: il passaggio a nuove regole paralizzerebbe la capacità di investimento delle imprese, dice. «Ricordo – spiega Epifani – quando il governo Berlusconi cambiò da un giorno all’altro le leggi, gli strumenti e le certezze di risorse su cui si erano costruite le prospettive di sviluppo. Per un anno e mezzo gli investimenti al Sud furono paralizzati». Del resto, afferma, si tratta soltanto di «trucchi contabili per Bruxelles». Una disponibilità, quella a dialogare con Confindustria, condivisa anche dal leader della Cisl Savino Pezzotta.
    In ogni caso, Epifani – che ha formulato un applauditissimo augurio a Sergio Cofferati per la sua battaglia elettorale a Bologna – accanto alle proposte (nuova politica dei redditi, nuova concertazione e nuova «programmazione industriale») ha ribadito le sue durissime critiche al governo. Per le scelte di politica economica e sociale – nel mirino soprattutto il ministro del Welfare Maroni, che «di fronte a una vertenza difficile non solo non cerca di risolverla mai, ma fa di tutto per aggravarla» – ma anche per quelle di politica internazionale (la guerra) e di rapporti con l’informazione (la Gasparri e gli attacchi alla libertà dei media, a partire dal «Tg3» e dalla «diretta/differita» del Primo Maggio).
    Da registrare, nella giornata conclusiva dell’assemblea, anche l’intervento di Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom. Molto applaudito ha aperto a una possibilità di ripresa del dialogo con Fim e Uilm, sulla falsariga della scelta della Fim di non firmare l’intesa per Melfi prima di un referendum tra i lavoratori. In altre parole, dice Rinaldini, se le altre organizzazioni si dichiareranno disponibili ad ammettere «non il referendum abrogativo dopo la firma ma il referendum di mandato sull’ipotesi conclusiva di accordo, su questa strada è possibile aprire un percorso nuovo e diverso. Se è così, ci metteremo rapidamente d’accordo per riprendere un rapporto unitario». Sempre Rinaldini ha espresso grandi preoccupazioni per le prospettive del gruppo Fiat: «Mirafiori con 800 auto e 16 mila dipendenti andrà alla chiusura, perché in queste condizioni non ce la può fare». Di qui l’urgenza di iniziative per evitare «il vero e proprio dissesto del sistema imprenditoriale»: ricerca e innovazione, ma anche «un nuovo ruolo dell’intervento pubblico».