Epifani a Landini “Non possiamo far saltare tutto”

15/06/2010

Guglielmo Epifani su una cosa davvero non ha mai avuto nessun dubbio: far saltare la ristrutturazione di Pomigliano, bruciare un investimento da 700 milioni, cancellare 15 mila posti di lavoro non si poteva proprio. «Sarebbe un disastro per il Mezzogiorno», ha detto ai suoi nel corso della riunione mattutina della segreteria Cgil. Al termine di una delle giornate forse più difficili dei suoi otto anni alla guida della confederazione, Epifani spera di essere riuscito in un’operazione di alta diplomazia: far fare un piccolo passo alla Fiom senza delegittimarla; riaprire margini di trattativa per modificare a tempo debito l’intesa che oggi verrà firmata solo dalle altre organizzazioni. E soprattutto, far sapere in modo inequivocabile alla Fiat che la Cgil vuole che Pomigliano produca le 320.000 Panda previste nel piano di Sergio Marchionne. Che l’investimento si deve fare.
Il primo segnale è stato lanciato domenica, dalla tribuna della festa della Cisl. «Pomigliano non ha alternative. Servono occupazione, sviluppo e investimenti», aveva detto Epifani. Tuttavia, la piattaforma Fiat contiene più di un punto indigeribile per la Cgil, a cominciare dalla clausola che punisce con sanzioni sia i lavoratori che i sindacati che ricorrano allo strumento dello sciopero. Una norma, dicono i giuristi interpellati, che non può reggere al fuoco dell’applicazione. Così come la norma sulla malattia, o quella che impone il recupero della produzione perduta per cause esterne nelle pause.
In casa Cgil sanno bene che l’accordo su Pomigliano è un precedente fortissimo per aprire la strada alle intese in deroga allo Statuto dei Lavoratori (e parlando di sciopero, in deroga alla Costituzione) preconizzate dal ministro Maurizio Sacconi. Ma allo stesso tempo, Epifani e i suoi sono perfettamente consapevoli che un referendum sull’accordo tra i lavoratori di Pomigliano (sia pure obtorto collo) vedrebbe un sonante trionfo dei sì. «E sarebbe anche peggio della marcia dei 40.000 del 1980», dicono. Ancora, Epifani non può «commissariare» la Fiom, che da anni – prima con Claudio Sabattini, poi con Gianni Rinaldini – è diventato un oggettivo contropotere all’interno della Cgil.
Dunque, l’«operazione recupero» è cominciata con una nota della segreteria. «Il lavoro è la priorità della Cgil», e dunque «è essenziale che si dia corso all’investimento annunciato dalla Fiat». Tuttavia, «le norme proposte dall’azienda aprono profili di illegittimità in materia di malattia e diritto di sciopero», e in pratica sono «invalide e inefficienti». Subito dopo il nuovo segretario della Fiom Maurizio Landini (lo è solo dal 1 giugno) è stato convocato a Corso d’Italia, prima della riunione del Comitato Centrale Fiom. Non è stato un confronto tranquillo, anzi. «Avete esagerato, vi siete spinti troppo in là. Non potete adoperare i termini che avete usato finora – ha intimato Epifani a Landini – non potete permettervi di far saltare l’accordo». Impossibile fare marcia indietro ora, «però almeno limitate l’area del contenzioso». E ancora: «voi della Fiom avete sempre detto che il referendum è uno strumento sacro. Ma se i lavoratori dicono di sì, come farete a dire di no?»
Una discussione accesa, quella tra il leader Cgil a pochi mesi dalla fine del suo mandato e il nuovo segretario Fiom. Il Cc dei metalmeccanici poi approva un documento dai toni duri, ma per il vertice della Cgil un passo avanti c’è stato. «Adesso – spiegano a Corso d’Italia – si dice un chiaro sì ai 18 turni, il che significa lavorare anche di domenica notte. E considerando lo straordinario di 120 ore vuol dire riuscire a produrre le 320mila vetture previste nel piano Marchionne». Oltre tutto, in casa Fiat è arrivato il messaggio: non si vuole fare guerriglia contrattuale, non si vuole far saltare la nuova Pomigliano. Ed Epifani vuole continuare a discutere le clausole su sciopero e malattia. Il suo ragionamento: «L’accordo tra la Fiat e gli altri ci sarà – dice – l’investimento si farà. Ma passeranno due anni prima di arrivare al momento di produrre le Panda. C’è tempo, tutto il tempo che serve per correggere l’intesa dove non funziona e rientrare».