Epifani. 8 anni vissuti prericolosamente

04/11/2010

ROMA Romano di nascita, milanese di adozione, socialista di estrazione politica e interista di fede sportiva. Il ”filosofo” (laurea specifica con una tesi su Anna Kuliscioff) ha trascorso 31 dei suoi 58 anni all’interno della confederazione di corso d’Italia. Al vertice dal 2002, come successore di Sergio Cofferati. Ecco la biografia, davvero in pillole, di Guglielmo Epifani che da ieri fa parte della storia della Cgil: settimo segretario generale. Dopo i vari Di Vittorio, Lama, Trentin. Anni ruggenti, quelli dei suoi predecessori, anche perché sicuramente diversi i contesti storici di riferimento: dall’autunno caldo alla globalizzazione. Epifani da oggi avrà il compito di dirigere il centro di studi e ricerca ”Bruno Trenitin”; domani, forse, lo aspetta uno scranno in Parlamento. Lascia la Cgil un po’ come l’aveva trovata nel 2002: spaccata quasi verticalmente con Cisl, Uil, Ugl da una parte e con Confindustria e governo dall’altra. La rottura, otto anni or sono, fu la firma del Patto per l’Italia da parte delle altre confederazioni. Il neo segretario riuscì con la certosina pazienza che lo contraddistingue a ricucire i rapporti anche favorito dal fatto che quel ”Patto” in effetti non è mai decollato definitivamente. Epifani lascia nel momento in cui i rapporti tra le confederazioni sono al minimo storico dopo gli accordi separati sulla riforma dei contratti e su Pomigliano. Strappi evidenti per quanto laceranti. E lo strappo, probabilmente più doloroso perché tutto interno, con la Fiom. Può sembrare un paradosso ma oggi Maurizio Landini è più lontano da Guglielmo Epifani di quanto lo siano Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. «Lo sciopero è importante, ma bisogna individuare anche la via del dialogo», su questa strada Guglielmo ha percorso l’ultimo metro dell’ultimo miglio della sua vita da leader. La pesante eredità passa a Susanna Camusso. Quasi a fine mandato il braccio di ferro con Sergio Marchionne. «In Germania lo avrebbero cacciato», ha sottolineato all’indirizzo del top manager all’indomani di una intervista televisiva. Si sa, che il sindacalista ”filosofo” avrebbe preferito un confronto meno aspro e più tecnico. E’ nella sua indole. Così come avrebbe preferito dialogare più che incrociare le lame con Emma Marcegaglia. Ma il ruolo, la scena, il contesto spesso, obbliga anche l’interprete ad indossare vesti che gli sono larghe o troppo strette.