Epasa Cna: Niente tagli sui patronati

13/10/2005
    giovedì 13 ottobre 2005

    Pagina 15

    Il dg di Epasa Cna, Corradini, contesta le affermazioni del ministro Tremonti

      Niente tagli sui patronati

      Le risorse sono dei lavoratori e degli imprenditori

        di Agnese Tommasi

          Le risorse dei patronati non si toccano. Questa la reazione dell’Epasa, il patronato della Cna, alla ventilata possibilità di una riduzione di risorse finanziarie nei confronti dei patronati stessi. Una polemica, questa, scoppiata in seguito all’intervento del ministro dell’economia, Giulio Tremonti, al Congresso dei giovani imprenditori di Confindustria che si è svolto a Capri nei giorni scorsi.

          ´È ripresa con grande tempismo una campagna denigratoria contro i patronati orchestrata anche da alcune testate giornalistiche’, denuncia Fosco Corradini, direttore generale di Epasa Cna. ´Va quindi precisato, per l’ennesima volta, che le argomentazioni addotte dal ministro e riutilizzate da alcuni quotidiani vicini alla maggioranza di governo sono prive d’originalità, in quanto rappresentano un canovaccio d’inesattezze già ampiamente stigmatizzate nei mesi scorsi, circa ruolo e funzioni dei patronati’.

            Secondo Epasa Cna, del resto, una nuova proposta normativa del governo orientata al taglio dei fondi per i patronati risulterebbe illegittima proprio perché sottrarrebbe ai cittadini propri contributi destinati a numerosi servizi. ´Le risorse trasferite ai patronati’, spiega Corradini, ´non sono somme disponibili dello stato, proprio perché non sono frutto di una sovvenzione pubblica che lo stato stesso decide autonomamente di sopprimere o comprimere, alla stregua di altre voci di spesa previste dalla Finanziaria’. ´Si tratta invece’, aggiunge, ´di risorse che derivano esclusivamente dai contributi previdenziali versati dai lavoratori dipendenti, dagli artigiani, dai commercianti e dagli agricoltori agli istituti previdenziali e destinate a sostenere lo svolgimento di servizi utili per la tutela dei diritti previdenziali e sociali dei cittadini. Risulterebbe quindi del tutto illegittimo lo storno su altri capitoli del bilancio statale, delle somme prelevate dal Fondo patronati, istituito presso il ministero del lavoro il quale tra l’altro vigila sull’attività dei patronati’.

              Semmai, sostiene Epasa Cna, i tagli dovrebbero essere eventualmente restituiti ai lavoratori, ovvero ai loro legittimi proprietari. La normativa vigente sul finanziamento delle attività dei patronati stabilisce, infatti, che esso avvenga mediante il prelevamento dell’aliquota pari allo 0,226% sul gettito dei contributi obbligatori, versati dai lavoratori dipendenti e autonomi e incassati da tutte le gestioni amministrate dagli enti previdenziali (Inps, Inpdap, Inail, Ipsema). ´Un eventuale intervento di riduzione o taglio delle risorse’, insiste Corradini, ´oltre che illegittimo risulterebbe in contrasto anche con la Corte costituzionale, che ha riconosciuto e normato la funzione e il ruolo dei patronati’.

              Insomma i patronati non ci stanno e sottolineano che con questo atteggiamento si dà vita a una vera e propria frattura istituzionale prodotta dal sistematico svilimento della loro funzione descritta dalla legge. Senza contare le difficoltà che si creerebbero agli enti previdenziali e alle amministrazioni pubbliche che quotidianamente si avvalgono del loro operato, per non parlare del risparmio indotto derivante alla pubblica amministrazione, che verrebbe meno.

                ´L’attacco ai patronati’, continua Corradini, ´è particolarmente grave in un paese come l’Italia, dove in presenza di un sistema previdenziale e assicurativo così complesso e di una pubblica amministrazione fortemente burocratizzata, essi svolgono un ruolo di mediazione sociale importantissimo per la coesione civile della nostra comunità’.
                L’importanza del ruolo svolto dai patronati, ricorda Epasa Cna, è stata confermata, in tempi recenti, dalle massime autorità dello stato, Corte costituzionale e parlamento nazionale.

                  ´La Corte costituzionale, con sentenza. n° 42 del 7/2/2000, ha infatti riconosciuto come le finalità essenziali dei patronati trovino fondamento nella Costituzione, con riferimento alla tutela dei diritti di natura previdenziale dei lavoratori, anche attraverso procedimenti amministrativi e giurisdizionali’, ricorda Corradini. La legge 152/2001 di riforma dei patronati, da canto suo, è intervenuta per dare una nuova e più moderna disciplina a questi istituti, recependo formalmente l’assunto della Corte costituzionale. ´Si riconosce, infatti’, conclude Corradini, ´che tali enti svolgono servizi di pubblica utilità in attuazione degli artt. 2, 3, 18,31,32, 35 e 38 della Costituzione italiana’.(riproduzione riservata)