Entro giugno la riforma pensioni

28/01/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
023, pag. 3 del 28/1/2003
Giampiero Di Santo

Il ministro del welfare risponde alle critiche del governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio.
Entro giugno la riforma pensioni

Maroni: nella delega c’è già tutto, non servono altri interventi

Il governo è intenzionato a fare approvare la delega sulla riforma delle pensioni entro giugno. E assicura che il percorso delineato ricalca a grandi linee le richieste del governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio. Ragion per cui, ha spiegato ieri il ministro del welfare, Roberto Maroni, non c’è motivo di fare altro oltre a quello già scritto nelle misure all’esame del parlamento. ´La riforma previdenziale è scritta nella delega che il governo ha presentato. Lì c’è tutto quello che serve, e contiamo di approvarla entro giugno, cioè prima del principio del semestre italiano di presidenza dell’Ue’, ha sottolineato il titolare del dicastero di via Flavia. ´La delega prevede incentivi per innalzare l’età pensionabile, come ci chiede l’Europa, senza intervenire sulle pensioni di invalidità. E contiene provvedimenti per favorire la nascita e adeguati finanziamenti per la previdenza complementare, che è l’altro grande obiettivo. Non servono altri interventi’. Una replica alle parole di Fazio, che sabato ad Agrigento, in occasione del convegno annuale del Forex club, aveva sollecitato la messa a punto di una ´manovra complessiva sulle pensioni necessaria per ridurre il peso del debito pubblico e per generare, attraverso la previdenza integrativa basata sulla capitalizzazione, i mezzi per lo sviluppo degli investimenti e dell’occupazione’. Fatto sta che comunque il richiamo del governatore ha suscitato grande attenzione nella maggioranza di centro-destra, in particolare nella Lega Nord. Tanto da convincere il ministro delle riforme istituzionali e leader del Carroccio, Umberto Bossi, a riconoscere la necessità di ´invertire il trend demenziale dell’andamento della spesa’. E ad addossarne la responsabilità alla ´sinistra’. ´Il problema delle pensioni è più generale di quello denunciato dal governatore’, ha detto Bossi. ´È necessario cancellare il timbro negativo lasciato dalla sinistra, che ha portato avanti per anni una politica demenziale, facendo saltare la famiglia per sostituirla con lo stato’. Un’analisi a dire il vero un po’ confusa, quella del senatur, che ha in pratica addossato all’opposizione la colpa di ´avere abolito il meccanismo secondo il quale i genitori crescevano i figli che poi da grandi aiutavano i genitori anziani. Tutto ciò ha avuto la conseguenza di portare via soldi ai giovani per darli ai vecchi’. La dissennata azione della sinistra, secondo Bossi, è stata condotta in tutta Europa, dove attualmente ´sono i giovani a sostenere gli anziani’, ha detto il senatur. ´Ma il problema è che il futuro non sono certo i vecchi. Occorre dunque ribilanciare un meccanismo che vede il paese pagare lo scotto gravissimo dell’assenza di giovani’. Il quadro disegnato dal ministro delle riforme istituzionali, insomma, è talmente complesso da richiedere la ricerca di un equilibrio assai difficile da raggiungere. ´Trovare adesso la quadratura del cerchio non è così semplice’, ha detto Bossi. ´Ecco perché la riforma delle pensioni deve rientrare in un progetto generale. C’è chi ha pagato e giustamente vuole il rispetto delle regole, e ci sono i giovani, tagliati completamente fuori ma su cui si basa il sostegno del sistema’.

Sarà dunque con ogni probabilità l’Europa a farsi carico del problema, proprio in coincidenza con il semestre di presidenza italiana dell’Ue. L’intervento di Bruxelles, magari dell’Europarlamento, renderebbe meno difficile l’apertura di una trattativa con i sindacati, che già hanno fatto sapere di non essere d’accordo con le misure contenute nella delega messa a punto da Maroni. Ecco perché, secondo quanto si apprende, le principali proposte di intervento firmate dal centrodestra potrebbero essere inserite in una bozza di risoluzione elaborata dall’economista ed europarlamentare Renato Brunetta e sottoposta al voto del parlamento di Strasburgo. Che detterebbe dunque al governo italiano le ipotesi di riforma messe a punto dallo stesso esecutivo.