Enti previdenziali: c’è il presidente ma non il consiglio

09/01/2004


09 Gennaio 2004

Enti previdenziali
C’è il presidente ma non il consiglio
ROMA
Situazione decisamente paradossale, quella degli enti previdenziali: i presidenti e i direttori generali sono stati nominati, ma non ci sono ancora i Consigli di amministrazione, che di fatto risultano ancora commissariati. Tutto questo per effetto di una direttiva del ministro del Welfare Roberto Maroni emanata a sorpresa nei primi giorni dell’anno, prima dell’Epifania. In altre parole, almeno fino alla fine del mese di gennaio i presidenti e i direttori generali di Inps (previdenza dei dipendenti privati, Inpdap (dipendenti pubblici) e Inail (assicurazione infortuni) potranno prendere decisioni anche di rilievo senza doversi confrontare (come prescrive la legge, in situazioni di normalità) con gli otto consiglieri di amministrazione che li devono affiancare nella gestione dell’ente.
Come noto, è stato difficilissimo per la maggioranza concordare la ripartizione delle nomine in questi enti, che giocano un ruolo politico, economico e sociale di grandissimo peso. Dopo lunga e sofferta discussione – e dopo una lunga gestione straordinaria da parte di commissari nominati dal governo – ai primi dello scorso novembre il centrodestra è riuscito a trovare una quadratura: alla Lega l’Inps (con Giampaolo Sassi), all’Udc l’Inpdap (con Marco Staderini), a Forza Italia l’Inail (con Vincenzo Mungari). Nomine che sarebbero state formalmente varate nei primi giorni di dicembre.
Alla fine del mese scorso, poi, sono stati nominati i direttori generali dei tre enti, tornata in cui Alleanza Nazionale ha fatto la parte del leone piazzando Vittorio Crecco all’Inps e l’ex manager Zanussi-Electrolux Maurizio Castro all’Inail. Sempre a dicembre sono stati nominati i membri dei Civ, i Comitati di indirizzo e di vigilanza composti dalle parti sociali: per l’Inps, il presidente del Civ è l’ex sindacalista Uil Franco Lotito. Per completare (finalmente) il mosaico dei vertici, mancavano soltanto le designazioni dei consiglieri di amministrazione. Che non è però affatto arrivata, lasciando i tre Cda «commissariati» nella persona dei tre presidenti degli enti, almeno fino a gennaio.
Quale la ragione di questo «buco»? A sentire gli ambienti del centrodestra, è tutta colpa dell’Ulivo, che starebbe litigando per concordare l’unico rappresentante su otto concesso all’opposizione in ogni Cda dei tre enti. Una sorta di limitato «diritto di tribuna»: nelle precedenti consiliature, l’allora opposizione di centrodestra disponeva di tre e poi due rappresentanti in Cda, per fare le pulci alle decisioni dei vertici nominati dal governo di centrosinistra.
L’Ulivo ribalta l’accusa: le nomine non si fanno perché la maggioranza non riesce a spartirsi i sette posti disponibili, e anche questa partita dovrà essere risolta al tavolo della verifica politica. Ma non solo: c’è anche chi sospetta che il commissariamento dei Cda possa durare fino a dopo le elezioni europee. Obiettivo, procedere a drastiche riorganizzazioni interne di Inps, Inpdap e Inail senza avere l’intralcio di un Cda «vigilante»: nomine, spostamenti, piante organiche, assunzioni.