Enti previdenziali: allarme autonomia

08/07/2004


          sezione: NORME E TRIBUTI
          data: 2004-07-08 – pag: 27
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          I presidenti dei Civ lamentano troppe ingerenze
          Enti previdenziali: allarme autonomia
          ROMA • Autonomia a rischio, litigiosità costante con altri soggetti pubblici, scarse risorse a fronte di un aumento di competenze, impossibilità di gestire le politiche patrimoniali, difficoltà nell’approvazione dei bilanci, perdurante mancanza dei Cda.
          Questi i mali di cui soffrono gli enti previdenziali, così come sono stati descritti ieri dai presidenti dei consigli di vigilanza di Inps, Inail, Inpdap e Ipsema alla commissione bicamerale di controllo degli enti. Una situazione, è stato sottolineato, in cui viene messa in dubbio la stessa validità del sistema "duale", basato cioè sulla tà per gli organi e la dirigenza».
          Come esempio delle ingerenze, i Civ segnalano la disposizione del Lavoro che assegna un controllo preventivo allo stesso dicastero sulle circolari degli enti di carattere non meramente organizzativo (si veda «Il Sole-24 Ore» del 27 maggio), ma anche il fatto che l’attività ispettiva venga sottoposta a una «organizzazione complessiva» da parte del Welfare. Difficoltà comune è poi quella sui tempi di approvazione dei bilanci, allungati a dismisura dalle nuove norme. Ma l’autonomia, ha ricordato il presidente del Civ dell’Inps, Franco Lotito, «è minacciata anche dal fatto che ancora non sono stati nominati i Cda: leggiamo sui giornali i nominativi, ma non vediamo ancora alcun insediamento». Specifiche dell’Inps sono poi le difficoltà gestionali sul territorio, in relazione all’erogazione di pensioni, assegni e indennità per gli invalidi civili, con una frammentazione di competenze e difficoltà di collegamento con Regioni e enti locali che portano a una «litigiosità costante».
          Ci sono poi la scarsità di risorse umane a fronte dei nuovi compiti assegnati e le questioni relative alla cartolarizzazione dei crediti contributivi approvata nel 1998. Il presidente del Civ dell’Inail, Giovanni Guerisoli, ha invece messo in evidenza che la commissione ministeriale con compiti conoscitivi e di indirizzo sull’operatività degli investimenti «di fatto sottrae all’istituto competenze primarie di indirizzo del Civ ed esautora l’Inail dalla gestione delle politiche patrimoniali», prefigurando «un rischio concreto che nel medio-lungo periodo l’ente non potrà più fare fronte agli obblighi verso gli assicurati». Le critiche alla cartolarizzazione degli immobili degli enti sono state invece ribadite da Guido Abbadessa (Inpdap): «Una somma pari a 4,5 miliardi di euro frutto delle dismissioni del patrimonio — ha riferito — giace alla Tesoreria dello Stato in un conto infruttifero: abbiamo posto un problema di legittimità perché si tratta di denaro che proviene dalle buste paga dei lavoratori e che dovrebbe essere investito in titoli sicuri». Un problema, quello delle cartoralizzazioni, sentito anche dall’Ipsema: «Dalla redditività degli immobili — ha affermato il presidente del Civ Giancarlo Fontanelli — l’Ipsema traeva un beneficio economico che è andato perduto». separazione tra indirizzo politico e gestione. E che necessita di una risposta forte e immediata: tanto che la commissione ha accolto l’invito dei rappresentanti dell’opposizione di convocare al più presto il ministro del Lavoro, Roberto Maroni. Nel nuovo sistema duale, si legge nel documento comune presentato dai quattro presidenti, «continuano a manifestarsi contraddizioni prodotte in alcuni casi dal legislatore e in altri dai ministeri» e si verificano «interventi che riducono, quando non vanificano, qualsiasi autonomia». Invece, «solo una pratica di autonomia realmente vissuta è in grado di favorire il processo di riassunzione di responsabili