Enti bilaterali, benefici estesi al commercio

30/04/2003



Mercoledí 30 Aprile 2003
NORME E TRIBUTI
Anche le imprese turistiche toccate dalla riforma
Enti bilaterali, benefici estesi al commercio

L’iscrizione è il vincolo per usufruire delle agevolazioni


L’articolo 10 della legge 30/03 (la legge Biagi pubblicata sulla «Gazzetta Ufficiale» 47 del 26 febbraio scorso) ha esteso alle imprese commerciali e turistiche la condizione della iscrizione agli enti bilaterali di categoria per poter godere di qualsiasi beneficio normativo o contributivo. Con questa norma il legislatore ha inteso chiudere definitivamente una annosa vicenda iniziata nel 1994 quando l’Inps, con la circolare 131 del 2 maggio 1994 interpretava l’articolo 3 del decreto legge 22 marzo 1993 n. 71, ritenendo che «l’integrale rispetto degli istituti economici e normativi stabiliti dai contratti collettivi di lavoro» imposto da quella norma alle imprese artigiane come condizione per ottenere i principali benefici contributivi (sgravi e fiscalizzazione) comprendesse anche l’iscrizione agli enti bilaterali costituiti dalla contrattazione collettiva di categoria. Con quell’intervento l’Istituto previdenzale aumentava enormemente di colpo la sfera delle aziende potenzialmente obbligate a versare la contribuzione in favore di tali enti, ben oltre la cerchia delle iscritte alle associazioni firmatarie e fino a ricomprendervi sostanzialmente la generalità delle imprese artigiane. Su tali versamenti, le aziende sono, peraltro, tenute anche a versare all’Inps il contributo di solidarietà del 10% di cui all’articolo 9-bis del decreto legge 103/91. Sulla base di tale circolare, l’Istituto previdenziale avviò una campagna ispettiva che portò a negare i benefici contributivi con decorrenza retroattiva di oltre un anno, ossia a partire dall’entrata in vigore del decreto legge 71/93. La cosa destò vibrate proteste e avviò anche un contenzioso giudiziario. Nel frattempo però le forze sociali, consce che le resistenze delle aziende e delle categorie professionali non derivavano tanto da ostilità verso gli enti bilaterali quanto dalla retroattività degli accertamenti, cercarono di offrire una soluzione contrattata e il 21 aprile 1997 stipularono un accordo – notificato all’Inps – che prevedeva una particolarissima sanatoria consentendo a tutte le aziende di sanare entro il 31 dicembre 1997, anche in via forfettaria, ogni pendenza con gli enti bilaterali. Poco dopo lo stesso Istituto previdenziale, con la circolare 143 del 27 giugno 1997, riconobbe validità alla sanatoria contrattuale (in quanto proveniente dalla medesima fonte costitutiva dell’obbligo di iscrizione agli enti bilaterali). L’adesione alla sanatoria contrattuale fu massiccia e la vicenda sembrava ormai avviata a soluzione quando – con i tempi soliti della giustizia italiana – si concluse la prima controversia e il pretore di Verona, con sentenza del 10 settembre 1997, smentì clamorosamente l’interpretazione fornita dall’Inps con la circolare 131/94. Successivamente, quella pronuncia trovò conferma anche in appello e, infine, in Cassazione con la sentenza 6530 del 10 maggio 2001. La Suprema Corte, in particolare, espresse chiaramente il principio secondo cui le clausole che prevedono l’iscrizione agli enti bilaterali rientrano nella parte obbligatoria dei contratti collettivi e non quindi negli istituti economici e normativi di cui parlava l’articolo 3 del decreto legge 71/93. Ne derivò nuovamente una situazione di incertezza giuridica che ora l’articolo 10 della legge Biagi mira a fugare. Per evitare ogni equivoco, la nuova formulazione sostituisce il riferimento agli istituti economici e normativi con «l’integrale rispetto degli accordi e contratti» collettivi «stipulati dalle organizzazioni…comparativamente più rappresentative sul piano nazionale». La novità riguarda però anche il novero dei destinatari poiché il legislatore del 2003 vi ha inserito non più solo le imprese artigiane ma anche quelle commerciali e del turismo. Anche queste ultime, dunque, a far data dal 13 marzo scorso, quando è entrata in vigore la legge Biagi, per continuare a godere dei benefici dovranno iscriversi agli enti bilaterali. E, un’altra novità importante: i benefici condizionati non sono più solo sgravi e fiscalizzazione bensì «il riconoscimento di qualsiasi beneficio normativo e contributivo».
FRANCESCO STOLFA