Ente farmacisti alla prova delle dismissioni

03/12/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Ente farmacisti alla prova delle dismissioni
    ROMA – Per l’Enpaf gli esami non finiscono mai. L’ente previdenziale dei farmacisti, che per percorrere la strada della privatizzazione ha impiegato sei anni, ora deve affrontare il problema del patrimonio immobiliare, che da ingombro economico di cui liberarsi al più presto è diventato una fonte di reddito (potenzialmente) preziosa. L’interruzione del processo di dismissione è stata decisa dall’ente in vista della possibilità di agire davvero per far rendere gli immobili, applicando canoni di mercato ai nuovi contratti e a quelli in scadenza. Una scelta che ha indispettito gli inquilini, già pronti all’acquisto da mesi e a prezzi decisamente interssanti, anche per lo sconto "obbligatorio" del 30%, trattandosi di immobili occupati. L’avventura della privatizzazione Enpaf è stata travagliata: dopo la delibera del maggio 1995, nel quale l’ente aveva deciso di trasformarsi in fondazione, già nel novembre dello stesso anno il Lavoro aveva bloccato il processo, perplesso per la presenza di contributi definiti «pubblici», parametrati sulla spesa mutualistica e non sul reddito derivante dall’attività del farmacista. Ancora nel 1999, però, l’Enpaf era fermo al palo per colpa del contributo dello 0,15% versato dai titolari di farmacia, riconosciuto «pubblico» anche dal Tar. Anche se era stato soppresso nel 1998 e aveva mutato caratteristiche, che però non convincevano del tutto il Lavoro. Il sospirato riconoscimento è arrivato solo all’inizio dell’estate 2001. Ma la privatizzazione non ha risolto il problema delle dismissioni: per Emilio Croce, presidente dell’Enpaf, «noi non c’entriamo più con le dismissioni immobiliari né tantomeno con le cartolarizzazioni. E una norma che "richiamasse" il nostro patrimonio in questo ambito rallenterebbe pesantemente il nostro lavoro per raccogliere la riserva tecnica». La decisione di bloccare le vendite agli inquilini, però, ha sollevato un vespaio. E i conduttori, raggruppati nell’Anie (associazione nazionale inquilini Enpaf) hanno segnato un punto con l’ordinanza del Tribunale di Roma (sezione di Ostia) del 25 ottobre 2001, nella quale si sospende una causa di sfratto proprio per la mancata offerta all’inquilino di acquistare l’immobile (inizialmente compreso nei piani di dismissione). Il Tribunale ha anche rimesso la questione alla Corte costituzionale. La sentenza è stata accolta dal’Enpaf con scetticismo. E il 15 novembre scorso Croce ha scritto una lettera ai ministri dell’Economia e del Lavoro, nella quale si dice senza mezzi termini che, se si darà corso alle pretese di far rientrare le case Enpaf nelle dismissioni, nella Finanziaria si dovranno prevedere gli stanziamenti necessari per far fronte alle prestazioni previdenziali dell’ente. Saverio Fossati
    Sabato 01 Dicembre 2001
 
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