Enit, le imprese ancora out

23/03/2004

ItaliaOggi (Turismo)
Numero
070, pag. 15 del 23/3/2004
di Giorgio Bertoni e Andrea G. Lovelock


Spunta dossier senza padri alla vigilia dell’incontro tra Marzano e categorie.

Enit, le imprese ancora out

Secondo quanto previsto da una bozza di riforma

Dopo l’incontro del 3 marzo con le regioni, oggi alle 10 il ministro delle attività produttive, Antonio Marzano, incontra i rappresentanti delle federazioni nazionali del turismo, in merito alla riforma dell’Enit. Tema scottante e delicatissimo. Ma, almeno dalla settimana scorsa, anche tinto di giallo.

Sì, perché, da qualche giorno, sta girando, negli uffici ministeriali e in quelli delle associazioni uno ´strano’ documento con una sorta di bozza del nuovo Enit, con competenze, finalità, composizione del cda. Il ´giallo’ sta nel fatto che nessuno si è assunto la sua paternità; non ne sanno nulla le regioni, cade dalle nuvole il ministero, restano allibite le associazioni di settore, durissime sui contenuti di questo documento. Qualcuno si è anche azzardato a ipotizzare l’area attorno a cui sarebbe stato redatto il documento informale: strutture tecniche vicine ad alcuni assessorati regionali. Ma sono voci incontrollate e senza riscontri.

Ma cosa dice questo documento? In tre cartelle fitte, la ´Proposta di riforma Enit’ fornisce elementi molto dettagliati: innanzitutto la natura giuridica: dovrebbe diventare un’agenzia pubblica, ´composta dallo stato, dalle regioni e province autonome e da Unioncamere (in rappresentanza degli interessi del sistema economico nazionale)’. Per la prima volta, dunque, spunta il soggetto Unioncamere, mai emerso nei mesi di dibattito trascorsi sulla riforma dell’ente turistico.

L’agenzia dovrebbe chiamarsi ´Casa Italia’ con le finalità e le competenze, già proprie dell’Enit, salvo una maggiore integrazione con le regioni. Il cuore politico del documento viene alla voce ´organi’ e qui il misterioso redattore del documento è così preciso da fornire ben due scenari possibili: il primo prevede un presidente nominato dal presidente del consiglio dei ministri su proposta del ministro per le attività produttive, ´previa intesa con la Conferenza permanente stato-regioni’, un cda di 12 membri, di cui uno espressione della regione coordinatrice, dieci in rappresentanza delle regioni e uno di Unioncamere, un direttore generale. La seconda ipotesi prevede invece un cda composto da un numero non specificato di membri, ma con rappresentanti dello stato, un amministratore unico e un d.g.

Il cda sarebbe affiancato da un ´Comitato di vigilanza’, presieduto dal d.g. dell’agenzia e composto da un rappresentante di settore per Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, da uno dell’Ice e da tre tecnici designati dal cda.

Il documento è sicuramente anomalo, perché, da un lato, ricalca altri testi già discussi nei mesi scorsi e nettamente respinti dalle categorie imprenditoriali, dall’altro prevede l’ingresso di Unioncamere, che gli stessi operatori definiscono incongruente e comunque non rappresentativo degli interessi dell’impresa nel suo specifico.

´Trovo’, commenta Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federturismo, alla vigilia dell’incontro con Marzano, ´suggestiva, fantasiosa e francamente improponibile l’ipotesi ventilata in questi giorni di una riforma dell’Enit che contempli la massiccia partecipazione delle camere di commercio, così come reputo impensabile allestire una sorta di parlamentino Enit, che peggiorerebbe modalità e tempistiche già penalizzanti dell’ente. Noi abbiamo già fatto la nostra proposta di riforma, che mantiene la forte partecipazione delle regioni, ma accentua l’indispensabile ruolo consultivo e propositivo di tutte le associazioni di imprese che devono far parte degli organi decisionali dell’Enit. Su ipotesi come quella relativa alla presenza delle camere di commercio dico subito che si partirebbe col piede sbagliato’.

Per Amedeo Ottaviani, presidente dell’Enit, ´la presenza delle imprese è indispensabile. Così come sarebbe ora di capire che compiere 40-50 azioni e iniziative promozionali scollegate tra loro e che spesso sono duplicati di azioni che si cerca di compiere a livello nazionale, rappresenta un grave handicap per l’efficacia di una macchina promozionale. Basterebbero la metà delle iniziative, magari sotto una serie di club di prodotto, per poter avere migliori esiti. In altre parole, prima viene l’Italia, poi vengono le peculiarità territoriali di ciascuna regione’.