Enit: Governo sottozero

13/09/2004


            domenica 12 settembre 2004

            Enit senza fondi, nessun incentivo, neppure un sottosegretario dopo le dimissioni del leghista Stefani: Sergio Gambini (ds) spiega le ragioni del disastro
            Governo sottozero: solo tagli alla voce «promozione»
            Daniele Castellani Perelli

            ROMA Dopo un’agonia lunga tre anni, si è estinto quest’estate. L’Italia piange il turismo, un tempo sua principale risorsa economica. «Il governo non ha fatto che tagliare le risorse. Per il resto la sua politica per il turismo è stata il vuoto pneumatico più assoluto». Sergio Gambini, capogruppo Ds alla commissione Attività produttive della Camera e nel 2001 relatore della legge di riforma del turismo, ci spiega, in cinque punti, i motivi del disastro del centrodestra.

            Deprimere l’Enit
            I finanziamenti che il Ministero delle Attività produttive ha destinato all’Enit (l’ente di promozione turistica italiana all’estero), sono passati dai 35 milioni di euro del 2002 ai 28 del 2003, e nel 2004 sono scesi ancora fino a 24 milioni: «In questo modo l’Enit – spiega il deputato Ds – riesce a pagare solo la struttura, gli stipendi, e diventa il classico baraccone, incapace di un’attività di promozione all’estero». Nel marzo scorso, inoltre, all’Enit è stato tagliato quel miliardo di euro di finanziamento annuale che, grazie ad un emendamento dei Ds del 2002, provvedeva all’accelerazione delle procedure per il rilascio dei visti turistici.

            Tagliare le risorse
            C’è di più: sono stati cancellati i fondi della legge 488 del 1992 per l’incentivazione degli investimenti nel turismo nelle zone svantaggiate, sono stati decurtati gli stanziamenti per la qualificazione del settore previsti dalla legge 29 marzo 2001 n. 135, sono state cancellate tutte le agevolazioni fiscali introdotte dal governo di centrosinistra a favore delle imprese (compreso il fondo per il prestito-vacanza a favore degli indigenti), e si sono moltiplicati per quattro i canoni demaniali (per Gambini «una stangata per le attività balneari»).

            Senza una politica
            Il deputato Ds non dimentica che l’11 settembre ha colpito profondamente l’industria internazionale del turismo, ma ha buoni argomenti per sottolineare l’assenza del governo, che «non ha assolutamente una politica del turismo». Davanti a questi tagli alle risorse il silenzio del ministro Marzano è stato inquietante, e la sua non-politica è stata aspramente criticata anche da un osservatore imparziale come l’Ocse, che in un seminario tenutosi un anno fa all’Università di Lugano ha citato proprio l’Italia come esempio di paese che, nel campo del turismo «anziché promuovere i necessari investimenti ha ridotto le risorse destinate allo sviluppo del settore». Mentre, come visto, il governo Berlusconi tagliava i finanziamenti, l’Ocse riporta che «gli Stati Uniti hanno messo in campo 50 miliardi di dollari per recuperare la crisi dei flussi turistici dopo l’11 settembre, e il Governo francese ha stanziato 80 milioni di euro per la propria agenzia di promozione».

            Senza «un» politico
            Ma a questo governo non è solo mancata una politica, ma persino «un» politico. Dopo le dimissioni del sottosegretario Stefani, non c’è stato più nell’esecutivo un responsabile per il turismo. La vicenda stessa dell’onorevole Stefano Stefani è l’emblema del dilettantismo del governo in materia. Il sottosegretario con delega al turismo, nel bel mezzo della crisi diplomatica con la Germania per il paragone «nazista» con cui Berlusconi si rivolse a Schulz, descrisse i turisti tedeschi come «biondi stereotipati dall’orgoglio ipernazionalista», che «invadono rumorosamente le nostre spiagge». Ecco, a questo deputato leghista, che offendeva così il 40% degli arrivi estivi in Italia, il governo aveva affidato la delega del turismo.

            Nessuna riforma
            L’assenza di una politica si è espressa con l’incapacità di realizzare riforme nel settore. Non solo non si è riformato l’Enit, ente nel quale l’età media del personale è troppo alta e per il quale i Ds pensano all’introduzione di un diritto privatistico, ma non si è messa mano nemmeno alle tanto annunciate grandi opere, e neanche si sono abbassate le aliquote Iva, come gli operatori del settore chiedono da tempo, allineandole a quelle dei nostri competitori europei (in Italia è al 10% per gli alberghi e al 20% per gli stabilimenti balneari, mentre in Spagna e Francia è al 5%). «Il turismo potrebbe essere un moltiplicatore di ricchezza per l’economia del nostro paese, ma il governo negli ultimi tre anni – argomenta Gambini – lo ha invece privato delle risorse e delle strutture adeguate per competere in un mercato globale».