“Enasarco” Sul nuovo cda Damiano non si tiri indietro

08/06/2007
    giovedì 7 giugno 2007

    Pagina 46 – Agenti di commercio
    Pagina a cura della Federagenti Cisal

      Sul nuovo cda Enasarco,
      Damiano non si tiri indietro

        Il presidente di Federagenti Caporale ribadisce la necessità di elezioni dirette degli amministratori.

          I convegni organizzati in tutta Italia dalla Federagenti Cisal hanno visto una partecipazione straordinaria di agenti di commercio che hanno mostrato vivo interesse alle sorti dell’Enasarco e si sono detti molto preoccupati per il loro futuro previdenziale. Il convegno di Roma, organizzato con ItaliaOggi e trasmesso in diretta televisiva su Sky (canale 505 Class Cnbc), ha visto la partecipazione convinta e critica di oltre 500 associati e si è conclusa con una mozione che impegna il direttivo dell’associazione ad adoperarsi perché la composizione del nuovo consiglio di amministrazione garantisca gli interessi della categoria, dando un segnale di discontinuità rispetto al passato e rispondendo a criteri di trasparenza. In sostanza è stata ribadita la necessità che gli amministratori vadano eletti direttamente dagli agenti di commercio. Ciò dicono con assoluta chiarezza anche i risultati del referendum promosso dalla Federagenti sull’argomento, anche attraverso le pagine di ItaliaOggi, che sono un plebiscito a favore di un cda composto da veri agenti di commercio e dagli stessi eletto. Proprio in ottemperanza di tali precise e chiare indicazioni la Federagenti ha inviato il 31 maggio una lettera al ministero del lavoro e della previdenza sociale evidenziando l’indisponibilità dell’associazione autonoma aderente alla Cisal a ratificare soluzioni pasticciate e l’assoluta necessità che l’intesa tra le parti sociali debba riferirsi ai contenuti e alle modalità del risanamento dell’Enasarco e non ai veti incrociati di chi ancora ne fa soltanto una questione di poltrone. Il commissario Giovanni Pollastrini ha avviato un’opera di risanamento unanimemente apprezzata individuando la strada per giungere a una gestione più trasparente e aderente alle regole. La Federagenti ne condivide in pieno le conclusioni e ritiene che soltanto con un governo di garanzia che dia un ruolo a tutte le forze sociali il risanamento dell’Enasarco sia possibile, anche se niente affatto facile. Di fronte a questa emergenza il ministero vigilante non può dare spazio ai particolarismi di chi accampa pretese di maggiore rappresentatività essendosi rifiutato però di consentire le modifiche dello statuto, che in questa fase il commissario avrebbe potuto apportare, per far eleggere il nuovo cda direttamente dalla categoria come avviene da tempo nelle altre casse privatizzate. Chi si è opposto e si oppone alle elezioni lo fa perché ha paura di contarsi e di uscire con le ossa rotte dal confronto elettorale. Il ministro non può fare passare questo messaggio e sottrarsi alle proprie responsabilità lavandosene pilatescamente le mani.

            ´Se la rinuncia di Damiano fosse vera’, ha dichiarato il presidente della Federagenti, Antonio Caporale, ´si porrebbe clamorosamente in contrasto con le indicazioni che alcuni autorevoli componenti della commissione parlamentare preposta al controllo dell’Enasarco, tra cui il presidente on. Elena Emma Cordoni, il vicepresidente on. Antonino Lo Presti e l’on. Luciano Ciocchetti, nonché l’on. Antonio Mazzocchi della commissione attività produttive hanno ribadito durante il nostro convegno di Roma. Indicazioni che, facendo riferimento alla gravissima crisi evidenziata da Pollastrini e dai dati del bilancio tecnico, auspicavano una consiliatura di garanzia con l’obiettivo di rendere democratico lo statuto e di consentire il controllo alla categoria. Se il ministro abdicherà al proprio ruolo privilegiando gli interessi delle singole associazioni agli interessi della collettività, si riproporranno gli stessi equilibri che hanno portato al collasso dell’Enasarco, salterà il governo di garanzia e ci sarà la certezza che l’Ente di previdenza degli agenti e rappresentanti di commercio finirà nell’Inps perché con questi presupposti non vi sarà risanamento, ma solo una lenta ed inevitabile agonia che si concluderà con uno scippo annunciato’.