“Enasarco” Quale futuro sui bilanci

26/07/2007
    giovedì 26 luglio 2007

    Pagina 40 – Agenti di commercio
    Pagina a cura della Federagenti Cisal

      Sistema a rischio.

        Enasarco, quale futuro sui bilanci

        È in fase di definizione il decreto interministeriale dei dicasteri del lavoro e dell’economia che, come previsto dalla legge finanziaria 2007, dovrà fissare i criteri per redigere i bilanci tecnici delle Casse previdenziali private.

        Pur se la stessa Finanziaria prevede che tali enti debbano garantire ai propri iscritti la sostenibilità delle prestazioni previdenziali e assistenziali per 30 anni, gli esperti dei ministeri hanno suggerito di aumentare tale soglia a 50 anni.

          Rammentiamo a tal fine quanto riportato nella Relazione finale dell’ex commissario dell’Enasarco Pollastrini dello scorso giugno: «Il saldo previdenziale rimane positivo per nove anni e cioè fino al 2014; il saldo corrente è positivo per 13 anni e cioè fino al 2018 e quindi il patrimonio netto (…) rimane positivo fino al 2029». Ma c’è di più. Ipotizzando la restituzione dei contributi versati dai cosiddetti «silenti» (soggetti che hanno esercitato l’attività di agenzia accantonando una anzianità contributiva maggiore di cinque ma inferiore ai 20 anni, di fatto esclusi dal regolamento dell’Enasarco da qualsiasi prestazione), «il saldo previdenziale e il saldo corrente rimangono positivi un anno in meno, mentre il patrimonio netto rimane positivo per lo stesso numero di anni, ossia fino al 2029».

            Una situazione quindi estremamente delicata che potrebbe mettere a rischio il sistema previdenziale integrativo degli agenti e rappresentanti di commercio.

              Tornando alla proposta degli esperti di calibrare i bilanci attuariali sulla previsione di 50 anni, va tenuto presente che l’ex commissario Giovanni Pollastrini, oggi presente nel cda, ha auspicato che «la proposta del Nucleo di valutazione venga tenuta in considerazione dalle Casse, per il benessere dei loro conti».

                Per il presidente della Federagenti, Antonio Caporale, «adesso ancora più di prima è indispensabile intervenire sulle modalità della gestione della Fondazione. Una cosa è certa però. Una volta affrontato il nodo dei coefficienti di trasformazione e degli interessi del fondo Firr, non sarà più possibile chiedere altri sacrifici alla categoria perché il risanamento dovrà passare attraverso l’aumento del rendimento del patrimonio, una drastica riduzione delle spese ed un aumento delle entrate per contributi e canoni di locazione. Dal nuovo consiglio ci attendiamo a settembre», conclude Caporale, «un progetto serio e articolato coerente rispetto agli interventi previsti dall’accordo sottoscritto dalle parti sociali il 10 maggio scorso compresa la revisione dello statuto in senso democratico e partecipativo».