Enasarco, gara con ostacoli

07/07/2005
    giovedì 7 luglio 2005

    pagina 39

    Pagina a cura di
    Vincenzo Lucarelli

      Enasarco, gara con ostacoli
      Continuano le polemiche sull’operazione per trasformare il mattone in moneta. Federagenti: no alla dismissione degli immobili

        La gara europea bandita dalla Fondazione Enasarco per la scelta dell’advisor che dovrà curare il progetto per trasformare il mattone in moneta e per procedere, successivamente, alla dismissione di una parte consistente del patrimonio immobiliare, in gran parte ubicato in Roma, è sempre più oggetto di contestazioni e di polemiche.

          L’operazione, fortemente voluta dal presidente della Fondazione, Donato Porreca, uomo proveniente dalle fila della Confcommercio, assai vicino a Sergio Billè, è stata definita la ´gara del secolo’ perché il valore della posta sul piatto è valutabile intorno ai 3,5 miliardi di euro e la vendita degli immobili potrebbe riguardare oltre 15 mila famiglie con un impatto sociale che ha pochi precedenti.

            A distanza di cinque mesi dal bando iniziale il procedimento è ancora in corso, anche se ha dovuto superare critiche, rettifiche, rinvii, ricorsi e denunce, ma l’impressione è che, ironia della sorte, per una serie di circostanze che la Fondazione dovrà certamente chiarire con motivazioni plausibili e convincenti, sia lo stesso consiglio di amministrazione a volere oggi l’annullamento della gara ricorrendo all’autotutela.

              Nell’ambito del diritto amministrativo e comunitario, cui la gara deve attenersi, questo tipo di annullamento ha come presupposto la sussistenza di vizi talmente gravi da indurre l’amministrazione appaltante a bloccare le operazioni per evitare danni al pubblico interesse. L’autotutela, però, non è priva di limiti, perché dall’altra parte ci sono il principio della par condicio e il rispetto delle regole da parte di tutti i protagonisti, Enasarco e partecipanti rimasti in gara. Non solo. Perché se è vero che la gara verrebbe annullata per essere riproposta a breve, le motivazioni dell’eventuale annullamento non potranno essere indifferenti, essendo l’attuale consiglio di amministrazione prossimo alla scadenza, anche alle associazioni di categoria degli agenti e rappresentanti di commercio e porranno sotto i riflettori il sistema di rinnovo degli organi collegiali che gli attuali consiglieri cercano di modificare senza, questa è la tesi di alcune associazioni di categoria, avere consultato le parti sociali e disattendendo completamente il decreto legislativo che disciplina i criteri elettivi per gli enti previdenziali privatizzati.

                Insomma, dopo le interrogazioni di 30 parlamentari che hanno costretto la Fondazione a posticipare il termine iniziale, dopo il ricorso al Tar Lazio e la denuncia all’Unione europea presentati dalla Federagenti Cisal per ottenere l’annullamento della gara per gravi vizi procedurali legati all’inesistenza dell’urgenza e alla conseguente illegittimità della procedura accelerata, dopo la richiesta di sospensione della Fiarc/Confesercenti, altra associazione degli agenti e rappresentanti di commercio, oggi assistiamo alla reazione dei concorrenti che, di fronte alla prospettiva di un autoannullamento, chiedono chiarezza e motivazioni valide e convincenti. Comunque la si guardi la situazione non è chiara e il flop della gara lascerà dubbi e perplessità.

                  La Federagenti Cisal, organizzazione maggiormente rappresentativa della categoria, presente negli organi collegiali della Fondazione con un sindaco supplente, è stata la prima a schierarsi contro la trasformazione del ´mattone in moneta’ perché niente affatto convinta della bontà di un’operazione che è in controtendenza rispetto ai dati rilevabili sul mercato, laddove il rendimento dell’investimento immobiliare risulta decisamente premiante rispetto a quello mobiliare. ´Questa’, precisa il presidente della Federagenti, Antonio Caporale, ´è stata da subito la nostra indicazione. Il rendimento può infatti essere aumentato senza il ricorso ad advisor strapagati, ma soltanto amministrando il patrimonio con il criterio del buon padre di famiglia. Cioè, tanto per cominciare, affittando gli immobili sfitti e a reddito elevato, come quelli siti in via Cristoforo Colombo, liberi da anni, e individuando gli immobili di pregio da locare a mercato libero, ma sempre tramite un regolamento che, a parità di reddito, favorisca gli agenti e rappresentanti di commercio. Comunque’, continua Caporale, ´per rafforzare la nostra azione abbiamo depositato il 30 giugno scorso tramite i nostri legali Pietro Condorelli e Corrado De Gregorio anche un’articolata denuncia all’Unione europea perché avvii una procedura d’infrazione per arrivare all’annullamento della gara Enasarco’.

                    Domanda. I vertici della Fondazione come reagiscono a queste vostre iniziative?

                      Risposta. Dico solo che dopo la nostra presa di posizione contraria alla gara siamo stati definiti dal presidente Porreca sul notiziario della Fondazione, che dovrebbe essere istituzionale e non partigiano, come voci stonate e da mettere al bando. Poi, con un crescendo rossiniano degno di una causa migliore, siamo stati oggetto di analoghe attenzioni sul sito della Fondazione e in una riunione del cda dove è stato addirittura proposto lo stanziamento di 200 mila euro per controbattere le nostre tesi attraverso una comunicazione organizzata da una società esterna che potrebbe avvalersi per le repliche anche degli house organ delle categorie.

                        D. Ma questi sembrano fatti gravissimi. Cosa pensate di fare?

                          R. Tutte le questioni sono monitorate e seguite dal nostro ufficio legale, ma, francamente, come ho detto altre volte, noi abbiamo come obiettivo gli interessi della categoria e non ci interessano le polemiche fini a se stesse, né ci preoccupano le scomuniche di chi non ha nessun titolo, ma proprio nessuno, di dare ad altri lezioni di coerenza o di comportamento. Per essere più chiari a noi non interessa essere nel consiglio di amministrazione della Fondazione, ma soltanto che quest’ultima venga gestita bene e da chi realmente rappresenta gli interessi degli agenti e rappresentanti di commercio. Oggi, secondo noi, non solo nessuna delle due condizioni viene realizzata, ma addirittura l’attuale consiglio di amministrazione rema nella direzione opposta cercando di chiudere definitivamente la porta a una gestione democratica della Fondazione.

                            D. Allude, presidente, alle modifiche dello statuto per la rielezione del cda che sono state adottate dalla Fondazione il 23 giugno scorso e alla denuncia da voi presentata al ministro Maroni per l’annullamento, riportata nel vostro comunicato stampa pubblicato il 1° luglio scorso?

                              R. Esattamente. Il tentativo di chiudere ancora di più la Fondazione ponendo dei paletti che impedirebbero la libera circolazione delle idee e un corretto esercizio delle libertà sindacali dà l’idea di una conventio ad excludendum nei confronti di chi non accetta criteri di lottizzazione che precludono la partecipazione della categoria. Questo obiettivo, perseguito da chi si batte per l’elezione diretta degli amministratori o, comunque, per una riforma della Fondazione che consenta un controllo democratico più pregnante attraverso organismi di controllo e vigilanza, era stato tra l’altro valutato dalle parti sociali incontrando la disponibilità ad approfondire l’argomento da parte di alcune di esse, tra cui la stessa Confindustria per la parte mandante. La decisione adottata dai consiglieri, invece, va esattamente nel senso opposto, arrivando addirittura a ipotizzare un consiglio senza neanche un agente/rappresentante di commercio. Se a ciò si aggiunge il fatto che le modifiche proposte violano la normativa vigente, il quadro è completo e giustifica ampiamente la convocazione della nostra segreteria nazionale per arrivare alla mobilitazione della categoria e alla richiesta di accelerare il rinnovo dell’attuale consiglio con la speranza di vedere facce nuove scelte con criteri finalmente trasparenti e corretti, così come richiesto al governo e al ministro competente da oltre 50 parlamentari e senatori di tutte le forze politiche con interrogazione a risposta scritta. Sull’argomento attendiamo fiduciosi le determinazioni del ministro Maroni, che dalla legge è chiamato a vigilare sulla regolarità delle determinazioni assunte dalla Fondazione in materia statutaria. (riproduzione riservata)