“Enasarco” Federagenti: lo statuto va rispettato

21/06/2007
    giovedì 21 giugno 2007

    Pagina 46 – Agenti di commercio
    Pagina a cura della Federagenti Cisal

      La denuncia della Federagenti: intervenga il ministro Damiano per correggere questa situazione.
      Enasarco, lo statuto va rispettato

        Presidente e due consiglieri della fondazione non sono agenti

          La Federagenti, una delle otto associazioni riconosciute come maggiormente rappresentative tra gli agenti e rappresentanti di commercio, denuncia il fatto che giovedì 14 giugno si è insediato il nuovo consiglio di amministrazione della Fondazione Enasarco. Come primo atto il nuovo cda, con la sola astensione del rappresentante del ministero del lavoro Giovanni Pollastrini, ha nominato come presidente Brunetto Boco, sindacalista della Uiltucs. Quest’ultimo, a differenza di quanto richiesto dallo statuto, non risulta essere un agente di commercio in attività iscritto all’Enasarco, né pensionato dello stesso ente. Come ciò sia potuto avvenire, nel silenzio del collegio sindacale e con l’avallo di tutte e cinque le associazioni di categoria presenti nel cda, è un mistero, visto che alcune di esse, Fiarc, Usarci e Fnaarc, hanno da sempre pubblicamente difeso la professionalità dell’agente di commercio inserendo nello statuto dell’Enasarco la norma che riserva la carica di presidente solo a chi lo sia.

            Il ministro del lavoro Damiano, che pure ci ha fortemente deluso ripetendo la composizione voluta dall’ex presidente Porreca, se non interverrà a correggere la situazione si assumerà la responsabilità di ratificare la violazione degli artt. 8 e 5 dello statuto vigente, secondo cui gli otto rappresentanti della categoria devono essere scelti tra agenti in attività o pensionati, così come il presidente. Al contrario, oggi altri due consiglieri, oltre al presidente Boco, non sarebbero agenti di commercio.

              La Federagenti ha chiesto, quindi, al ministro del lavoro e alle autorità di controllo una puntuale verifica della legittimità della composizione del consiglio, in assenza della quale le decisioni assunte sarebbero viziate e potrebbe configurarsi un danno alle casse della fondazione per la corresponsione di consistenti compensi a soggetti privi di titolo.

                Il fatto è gravissimo perché, vista la situazione disastrosa dei bilanci e della gestione documentate dal commissario straordinario Pollastrini alla commissione parlamentare di controllo degli enti gestori, la categoria aveva chiesto a gran voce a Damiano di garantire la democraticità e la trasparenza all’interno del cda intasando di fax e di e-mail il ministero di via Veneto. Proprio per questo la Federagenti si era detta disponibile, anche nelle riunioni convocate presso il ministero del lavoro e della previdenza sociale, a un governo di garanzia presieduto da un rappresentante dello stesso ministro e composto dai rappresentanti di tutte le parti sociali con l’obiettivo di adottare con urgenza le modifiche statutarie utili a svolgere le elezioni per il rinnovo del cda e i provvedimenti indispensabili a modificare una gestione che i fatti hanno dimostrato essere stata inidonea a tutelare gli interessi della categoria.

                  Questo cda sarà chiamato con tutta probabilità a gestire la vendita di parte degli immobili e, francamente, gli agenti di commercio si sarebbero aspettati che si voltasse pagina e di non trovarsi di fronte a un consiglio di amministrazione che per il 90% è eguale a quello precedente, commissariato proprio a seguito dello scandalo Ricucci/Billè/Porreca concernente le case Enasarco. L’unica garanzia che non si ripetano gli errori del passato sta nel fatto che gli amministratori siano scelti attraverso l’istituto delle elezioni e che quindi siano soggetti al controllo della categoria, come avviene nelle altre casse privatizzate. ´Questo è il diritto che la categoria vuole esercitare e che’, dichiara il segretario generale della Federagenti Fulvio De Gregorio, ´l’attuale sistema blindato, verticistico e autoreferenziale, si rifiuta di concedere nonostante ne siano evidentissime le criticità e le crepe. La Federagenti non lascerà nulla di intentato per arrivare a questa soluzione e sta già avviando un’azione giudiziaria per l’annullamento di questo cda. Infatti il decreto legislativo 509/94 impone al ministro di individuare per le varie associazioni il numero dei rappresentanti da inserire nel consiglio non delegandolo al commissario straordinario che, in quanto tale, ha la funzione di sostituire il cda’.

                    Per maggiore chiarezza si riporta il citato decreto, che così recita testualmente sull’argomento: ´Nel caso in cui gli organi di amministrazione e di rappresentanza si rendessero responsabili di gravi violazioni di legge afferenti la corretta gestione dell’associazione o della fondazione, il ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i ministri di cui all’art. 3, comma 1, nomina un commissario straordinario (il dotto Giovanni Pollastrini appunto, nda) con il compito di salvaguardare la corretta gestione dell’ente e, entro sei mesi dalla sua nomina, avvia e conclude la procedura per rieleggere gli amministratori dell’ente stesso, così come previsto dallo statuto’.

                      ´Certo non possiamo non rilevare’, conclude De Gregorio, ´che ci saremmo attesi un epilogo ben diverso della vicenda, soprattutto perché chi oggi a livello politico-istituzionale è stato protagonista di certe scelte e discriminazioni, nel passato si era fatto promotore di azioni e interrogazioni tese proprio a disegnare per gli agenti e rappresentanti di commercio uno scenario diverso che li rendesse protagonisti del futuro del proprio ente previdenziale. Evidentemente proprio nessuno, al di là delle dichiarazioni di principio destinate a restare sulla carta, ha interesse a recuperare all’Enasarco quella mission previdenziale di cui il commissario Pollastrini e, più volte in precedenza, la Federagenti avevano evidenziato l’assenza a fronte di uno spiccato e prevalente interesse per il patrimonio immobiliare e la gestione degli appartamenti della fondazione. È una considerazione amara, ma la categoria stia pure certa che la Federagenti non intende mollare la presa e continuerà la propria battaglia per la trasparenza e l’economicità della gestione e per la sua democratizzazione’.