“Enasarco” Federagenti: Irregolarità nel nuovo cda

28/06/2007
    giovedì 28 giugno 2007

      Pagina 52 – Agenti di commercio
      Pagina a cura della Federagenti Cisal

        La denuncia del presidente della Federagenti, Antonio Caporale, inviata al ministro Damiano.

          Irregolarità nel nuovo cda Enasarco

            C’è conflitto d’interesse nella riconferma di 2 rappresentanti

              Il presidente della Federagenti, Antonio Caporale, ha inviato il 25 giugno scorso, al ministro del lavoro e della previdenza sociale, Cesare Damiano, nonché ai componenti della commissione parlamentare di controllo degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e di assistenza sociale e ai gruppi parlamentari, la lettera che qui di seguito viene pubblicata integralmente. In essa si denunciano gravi irregolarità nel procedimento di rinnovo del consiglio di amministrazione Enasarco e se ne sollecita l’immediata correzione. La Federagenti fa rilevare, in sostanza, che la recente pubblicazione da parte di numerosi organi di stampa dei verbali degli interrogatori dei cosiddetti furbetti del quartierino, che hanno visto passaggi anche riferibili all’Enasarco, deve indurre il ministro a tenere alta la guardia e a evitare che in futuro possano riproporsi tentativi analoghi. Ciò, a giudizio del sindacato autonomo aderente alla Cisal, può evitarsi solo attraverso una governance che sia finalmente espressione diretta della categoria, proprio come suggerito dall’ex commissario Giovanni Pollastrini. Esattamente l’esatto opposto, secondo la Federagenti, dell’operazione di rinnovo compiuta dal ministro Damiano che in realtà è una riedizione del vecchio cda commissariato. Per maggiore informazione e cognizione si riporta il testo della lettera:

              ´In data 16 aprile scorso, il ministero del lavoro e della previdenza sociale aveva richiesto alla scrivente e ad altri sindacati di categoria i dati utili a individuare le associazioni maggiormente rappresentative per ricostituire, dopo sei mesi di commissariamento, il consiglio di amministrazione della Fondazione Enasarco ai sensi e per gli effetti dell’art. 8 dello statuto. L’istruttoria compiuta dal ministero da lei diretto, pur confermando sussistere il requisito della rappresentatività in capo a otto associazioni di categoria, Federagenti, Fnaarc, Fiarc, Usarci, Cisl, Cgil, Uil e Ugl, si è poi conclusa, inopinatamente, con l’esclusione dal consiglio di amministrazione (composto da 8 agenti di commercio in attività o pensionati Enasarco) dei rappresentanti di tre associazioni, tra cui la Federagenti. Premesso che tale determinazione è infondata e illegittima, la stessa è pure in contrasto con il criterio seguito nella scelta delle associazioni maggiormente rappresentative tra le ditte mandanti, i cui rappresentanti sono stati correttamente inseriti nel cda (4 associazioni, 4 posti). Due pesi e due misure evidenti che, obiettivamente, vanno a perpetuare un sistema di potere accentrato e auto referenziale aggravato dall’ulteriore strappo fatto allo statuto con la scelta di avallare la designazione, quali rappresentanti della categoria, di ben tre soggetti che parrebbero non avere mai esercitato, in palese contrasto con gli artt. 8 e 5, l’attività di agente e rappresentante di commercio, di cui uno, Brunetto Boco, addirittura scelto come presidente.

              Come ciò sia potuto accadere è inspiegabile perché gli uffici avrebbero dovuto essere in grado di riscontrare in tempo reale l’eventuale dichiarazione resa dagli interessati circa il possesso dello status di agente richiesto dalla norma, potendone verificare l’iscrizione presso le Camere di commercio e/o presso l’Enasarco. Ma a prescindere da questa circostanza, per la quale chiederemo un accertamento della magistratura, anche la riconferma di due altri rappresentanti degli agenti di commercio, Michele Alberti e Giuseppe Stefanini, determina, a nostro avviso, un conflitto di interessi o, quanto meno, desta forti perplessità sotto il profilo dell’opportunità. E vediamo perché. Alberti era stato già designato dalla Confcommercio di Sergio Billè a rappresentare nel cda le ditte preponenti, ricoprendo a tale titolo la carica di vicepresidente dell’Enasarco. Oggi, invece, viene designato dalla Fnaarc a rappresentare gli interessi degli agenti di commercio dei quali la Confcommercio è controparte nella stipula dei contratti di categoria. Un contraddizione clamorosa che, del resto, si era ripetuta con il nostro dissenso, ma nel generale disinteresse, anche per Donato Porreca. Diverso è il caso di Stefanini che, come Alberti, è stato componente della commissione ristretta che ha esaminato la gara degli immobili finita sotto l’inchiesta della procura della repubblica. Infatti la sua comunanza in affari con il figlio dell’ex presidente Porreca, evidenziata dalla stampa durante lo svolgimento della gara, avrebbe potuto consigliare un avvicendamento o, comunque, un passo indietro. L’annullamento, come si ricorderà, era stato addirittura preannunciato dai media – che avevano pronosticato il rientro in gioco di Ricucci, e aveva destato molti dubbi sotto il profilo della legittimità, tanto da trovare in disaccordo due consiglieri di amministrazione, tra cui il rappresentante del ministero del lavoro Luigi Battaini e Alberto Ulivi, designato dalla Fnaarc. Ambedue non sono stati poi confermati nel cda commissariato che, stando alle dichiarazioni rese da Porreca all’atto dell’insediamento, avrebbe dovuto concludere il progetto di valorizzazione/dismissione del patrimonio immobiliare.

              La pubblicazione avvenuta in questi giorni delle intercettazioni che riguardano da vicino l’Enasarco ha determinato un forte allarme nella categoria anche a fronte della scelta del ministero del lavoro di non rinnovare un bel nulla e di confermare in pieno i vecchi equilibri e il sistema della governance della Fondazione che ha provocato i gravissimi guasti denunciati a chiare lettere dal commissario Pollastrini nelle varie relazioni inviate agli organi di controllo.

              Sig. Ministro, l’accordo programmatico definito a Roma il 10 maggio tra tutte le parti sociali, compresa la Federagenti, doveva avviare un percorso virtuoso finalizzato a ripristinare, sotto il monitoraggio del ministero da lei diretto, le regole della buona amministrazione e del buon governo nella Fondazione. L’accordo auspicava che, nel breve periodo, un cda di garanzia potesse raggiungere i seguenti risultati:

              1. riequilibrio dei conti economici e del bilancio attuariale, anche alla luce di quanto emerso dal bilancio tecnico attuariale per il 2005, che evidenzia un saldo previdenziale negativo nel medio periodo e comunque non in linea con quanto previsto dalla normativa in vigore.

              2. Riassetto della governance della Fondazione, con particolare riferimento agli aspetti connessi alla rappresentanza delle parti sociali e ai meccanismi di nomina del consiglio di amministrazione, disciplinati dallo Statuto attualmente in vigore redatto a seguito della privatizzazione avvenuta nel 1997. L’obiettivo deve essere quello di arrivare a soluzioni condivise per la nomina degli organi di amministrazione dell’ente, che possano migliorare la gestione democratica della Fondazione anche attraverso la partecipazione diretta degli iscritti e delle case mandanti.

              Tempi stretti e contingentati, quindi, per arrivare a risultati in linea con le indicazioni del bilancio tecnico e per consentire alla categoria, attraverso opportune modifiche statutarie, di scegliersi i propri amministratori, come avviene in tutte le casse privatizzate. Al contrario il nuovo cda, che tutto è tranne che di garanzia, si è già autoattribuito, come si apprende dal sito della Fondazione Enasarco, una durata della consiliatura di 4 anni. Ciò in contrasto alle intese avvenute presso il ministero e alla procedura di nomina che, non avendo riguardato il collegio sindacale, uniforma la data di scadenza dei due organi a quella prevista per il vecchio cda commissariato.

              Sul punto gli agenti e rappresentanti di commercio attendono di conoscere le sue spiegazioni per una scelta incomprensibile che ne delude completamente le aspettative e si pone in netto contrasto con le indicazioni del commissario e con le dichiarazioni rese, in diverse occasioni, dai componenti della commissione parlamentare di controllo degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e di assistenza sociale.

              La Federagenti le chiede, sig. ministro, di restituire credibilità al sistema previdenziale Enasarco e per fare questo c’è una strada obbligata: consentirne da subito il controllo da parte degli agenti di commercio attraverso l’elezione diretta dei propri rappresentanti, come avviene in tutte le casse privatizzate.

              L’estromissione dal cda di varie associazioni toglie, infatti, la possibilità alle stesse di esercitare quel controllo di merito che perlomeno i 30 mila agenti di commercio, nostri associati, ci hanno delegato e che noi riteniamo avere titolo e diritto di svolgere. Nel passato ci venne addirittura negata la possibilità di accedere alla documentazione, alle delibere e agli atti della Fondazione, compresi gli ordini del giorno del cda, nonostante avessimo, come ora, un nostro membro supplente nel collegio sindacale. Oggi riproporremo la questione al presidente Boco e al presidente del collegio sindacale, fermo restando che, in caso di esito negativo, il nostro esponente (agente di commercio) rassegnerà in segno di protesta le proprie dimissioni.

              Ciò premesso, a prescindere dal ricorso all’autorità giudiziaria che stiamo avviando per fare valere il nostro diritto a far parte del cda, seguiremo, per quanto ci sarà consentito, l’attività della Fondazione, denunciando agli organi di controllo e alla magistratura i comportamenti e le omissioni che giudicheremo in contrasto con gli interessi dei nostri associati e, più in generale, degli iscritti alla Fondazione. Non escludiamo, infine, la ricerca di strade alternative alla previdenza Enasarco se i rendimenti continueranno a mortificare le aspettative di chi versa tanti danari con la certezza di avere tra qualche anno, questi sono dati incontrovertibili e documentabili, una pensione di vecchiaia media di 300 € lordi mensili, magari perché, per motivi incomprensibili, si lascia sfitto per anni un intero palazzo a uffici sito in una zona centrale e appetibile o ci si ´dimentica’ di rinnovare attraverso apposite gare i contratti in scadenza, dando così una grossa mano a dissestare il già malmesso bilancio. Ma questo è un altro capitolo di cui parleremo presto, visto che già si avrebbe l’intenzione di spendere vari milioni di euro per appaltare all’esterno la gestione di un contact center che potrebbe essere tranquillamente presidiato, con maggiore professionalità e spesa nettamente inferiore, dal personale interno. Se questo fosse l’inizio del nuovo ´corso’ cadrebbe ogni dubbio sul fatto che nulla si vuole cambiare e che la nostra esclusione dal cda è figlia del teorema di Porreca che ci definì le uniche ´note stonate’ da tenere fuori dalla Fondazione perché volevamo le elezioni per la scelta degli amministratori e portavamo avanti una battaglia per incentivare le economie di spesa, per il rispetto della normativa sugli appalti, per l’adozione di provvedimenti tesi a migliorare il rendimento del patrimonio, per contrastare efficacemente l’evasione contributiva e, infine, per bloccare la gara per la valorizzazione/dismissione degli immobili. A tal proposito, a tutte quelle forze che si sono battute e si battono per cedere il patrimonio immobiliare, per il momento vogliamo riportare il giudizio tranciante che la Corte dei conti ha dato sulla operazione di cartolarizzazione degli immobili pubblici, certamente simile a quella che si voleva e, forse si vorrebbe ancora, far concludere all’Enasarco.

              Questa operazione è risultata un affare solo per le società e i consulenti che l’hanno gestita, mentre per gli enti (Inps, Inpdai, Inail) la cessione è avvenuta ´a condizioni sfavorevoli, se non del tutto vessatorie’ e quindi è stato un vero e proprio disastro.

              In attesa di poterla incontrare per discutere nel merito le problematiche oggetto della presente Le invio distinti saluti, restando in attesa di un cortese urgente riscontro, di cui daremo la massima evidenza agli oltre 450 mila agenti in attività o pensionati’.