“Enasarco” Corruzione, arresti domiciliari per Billè

25/09/2006
    sabato 23 settembre 2006

    Pagina 10 – Interni

    Corruzione, arresti domiciliari per Bill�

      I Pm: Ricucci pronto a pagare tangenti per la gestione del 50% del patrimonio Enasarco

        di Gianni Parrini

        �C’ERA UN PACTUM SCELERIS�: con questa motivazione il Gip del Tribunale di Roma ha messo agli arresti domiciliari Sergio Bill�, ex leader di Confcommercio. Assieme a lui sono stati colpiti dal medesimo provvedimento il presidente di Enasarco – la Fondazione che si occupa di previdenza obbligatoria, assistenza e formazione di agenti e rappresentanti di commercio – Donato Porreca e il suo collaboratore Fulvio Gismondi. Per tutti l’accusa � di corruzione. I tre, infatti, avrebbero stretto un accordo illegale, per far vincere all’ex immobiliarista Stefano Ricucci la gara d’appalto per la gestione del patrimonio immobiliare di Enasarco. �In particolare tra il presidente Porreca e Ricucci c’era un pactum sceleris� scrive il Gip Sante Spinaci, che ha accolto la richiesta di custodia cautelare dei Pm Giuseppe Cascini e Giuseppe De Falco (che tuttavia per Bill� e Porreca avevano chiesto l’arresto in carcere). Nel registro degli indagati spunta anche il nome di Luigi Gargiulo, ex braccio destro di Ricucci. Proprio dagli interrogatori dell’ex furbetto del quartierino, indagato per agiotaggio nell’ambito dell’inchiesta sulla scalata a Rcs e oggi in libert�, � emerso il coinvolgimento illecito di Bill� e degli altri accusati.

        I fatti al centro dell’inchiesta riguardano il 2005: secondo i Pm Ricucci era pronto a pagare agli indagati una tangente da 50-60 milioni di euro per aggiudicarsi la gara d’appalto, per la gestione del 50% del patrimonio immobiliare di Enasarco, l’ente di previdenza di agenti e rappresentanti di commercio. Una fortuna stimata in decine di miliardi di euro che attraverso l’inserimento sul mercato e una gestione manageriale avrebbe fruttato una montagna di soldi. Ricucci era a capo di una cordata formata dalla sua Magiste, dalla Bpi di Fiorani (che non � fra gli indagati dell’inchiesta) e da Deutsche Bank. Secondo i Pm, i tre accusati avrebbero cercato di favorire Ricucci fornendogli in anticipo i termini del bando. Informazioni decisive, per consentire all’ex immobiliarista di sbaragliare la concorrenza di giganti come Pirelli e altre banche d’affari. Ma il piano va a monte perch� ad un certo punto la banca tedesca si sarebbe �sfilata�, costringendo la cordata di Ricucci a ritirarsi dalla gara che – stranamente – dal quel momento, � stata rinviata sine die.

        Nell’ordinanza si spiega come sarebbe stata suddivisa la tangente: 40% ciascuno a Bill� e Porreca, il restante 20% a Gismondi. Successivamente l’ex presidente di Confcommercio avrebbe chiesto di convertire la sua parte in un 20% di azioni della Magiste, un pacchetto poi girato al figlio Andrea, anch’egli indagato. L’attenzione degli inquirenti si concentra sui 3 milioni di euro che Ricucci avrebbe versato a Singapore, su un conto ritenuto a disposizione di Porreca e Gismondi. Per l’accusa rappresenterebbero l’acconto della tangente. A far scattare la misura cautelativa anche il �rischio concreto� che l’operazione illecita possa ancora concretizzarsi, magari in altre forme. Il bando, infatti, non � stato ancora assegnato. Gli avvocati della difesa stanno preparando il ricorso contro gli arresti.