“Enasarco” Contributi: la rivolta dei 500 mila

06/07/2007
    giovedì 5 luglio 2007

    Pagina 38 - Agenti di commercio
    Pagina a cura della Federagenti Cisal

      l parere del segretario generale della federazione sull’annoso tema dei versamenti all’Enasarco

      Contributi, la rivolta dei 500 mila

      Federagenti chiede a Damiano una soluzione equa sui silenti

        di Fulvio De Gregorio*
        *segretario generale Federagenti

          Da oggi la Federagenti inaugura una nuova rubrica riservata alle problematiche che agenti e rappresentanti di commercio incontrano nell’espletamento del mandato, nel rapporto con gli enti previdenziali e con il fisco. La prima lettera che prendiamo in esame è indirizzata alla Fondazione Enasarco e Pasquale Schioppa, agente di commercio di Padova, ripropone il caso di coloro che in ´burocratese’ vengono chiamati i silenti. In altri termini molto più chiari gli ´sfigati’ che hanno effettuato versamenti contributivi all’Enasarco e che nulla percepiranno in cambio. L’agente così scrive all’Enasarco:

          ´Con la presente sono a chiedervi la restituzione dei 24.726,07 euro (dieci anni di contributi) versati sul fondo previdenza avendo cessato l’attività per motivi di salute. All’atto dell’iscrizione al fondo obbligatorio bastavano 15 anni, poi il vecchio presidente dette le dimissioni lasciando i conti in rosso (correggetemi se sbaglio). Due anni fa ci presentarono il dott. Porreca il quale disse: non ci sono problemi, ci penso io. Ora, se è vero quello che leggo sui giornali e vedo in televisione sembra che il dott. Porreca abbia commesso qualcosa per cui l’ente è finito in amministrazione controllata. Di certo so che da me si pretendono altri dieci anni di versamenti, mi si chiede di lavorare fino a 70 anni altrimenti perdo tutto quello che ho versato. Ammesso che io viva fino a 80 anni (attualmente ne ho 60) e che arrivi a 70 anni con 20 anni di contributi versati, nei 10 anni successivi l’ente non farebbe altro che restituire quanto da me versato. Ora io mi chiedo e vi chiedo: con quale criterio io dovrei versare altri soldi, visto come è stato amministrato l’Enasarco fino a oggi? Per quanto mi riguarda ritengo che siano venute meno quelle garanzie necessarie per dare ancora una volta fiducia a un ente di previdenza privato quale è l’Enasarco, per cui insisto a chiedere la restituzione di quanto ho versato. Chiedo scusa in anticipo ma non si può pretendere di salvare l’Enasarco con i soldi di tutti quelli che come me non raggiungeranno mai i 20 anni di versamento’.

            La questione da lei posta è pienamente fondata perché l’articolo 36 del regolamento Enasarco prevede la restituzione del solo 30% dei contributi versati in caso di cambio di attività e di trasferimento ad altro fondo previdenziale integrativo obbligatorio. Questi fondi, come è noto agli addetti ai lavori, non esistono nel nostro ordinamento pensionistico e, dopo l’entrata in vigore della previdenza complementare volontaria, non se ne parlerà per un bel pezzo. Quindi, come noi abbiamo denunciato più volte, inascoltati dalle altre associazioni che hanno dato il via libera alla norma statutaria, siamo di fronte a una vera presa in giro di tutti coloro che sono stati, sono e saranno obbligati al versamento da una legge che vale solo per gli agenti di commercio, perché nessuno in Italia ha due versamenti obbligatori. Non solo. La Fondazione Enasarco fece in modo da essere tenuta fuori anche dal provvedimento di totalizzazione voluto da Maroni che avrebbe invece potuto sanare questa assurdità aggiungendo ai contributi Inps i contributi versati presso l’Enasarco. Il commissario Pollastrini, voluto dal ministro Damiano dopo lo scandalo della gara degli immobili, ha preso atto della questione e nella relazione inviata alla commissione parlamentare di controllo degli enti gestori di forme di previdenza e di assistenza obbligatorie il 29 marzo 2007 individua i silenti in coloro che hanno versato almeno cinque anni di contributi, ma meno di 20, e che in base all’attuale regolamentazione non maturano alcuna prestazione, né la restituzione dei contributi versati all’Enasarco. Per questi soggetti, scrive Pollastrini, ´l’evoluzione del sistema previdenziale predilige la portabilità e la possibilità della totalizzazione delle contribuzioni versate dai lavoratori nel corso della loro vita lavorativa’, sottolineando, a differenza degli amministratori dell’Enasarco, la necessità che si addivenga a una soluzione equitativa. Durante il convegno organizzato a Roma dalla Federagenti e trasmesso in diretta tv su Class il 26 maggio scorso, l’ex commissario è tornato sull’argomento precisando che i silenti sarebbero addirittura 500 mila, di cui circa 100 mila con un’anzianità superiore ai cinque anni. Questi, caro sig. Schioppa, sono i termini della questione aggravati dal fatto che, dopo l’entrata in vigore della nuova previdenza complementare, se i soldi accantonati presso l’Enasarco fossero accantonati in un altro fondo aperto o chiuso sarebbero comunque utilizzabili ai fini previdenziali in qualunque altro fondo complementare e non andrebbero mai persi. La Federagenti assume l’impegno di sensibilizzare il ministro Damiano per fare in modo che si trovi una soluzione nel tavolo di concertazione su ´crescita ed equità’ dove la nostra confederazione, la Cisal, sta discutendo le proposte del governo sul tema degli ammortizzatori sociali e sulle tutele per le giovani generazioni. In questo contesto, infatti, verranno discusse misure previdenziali, ivi compresi interventi in materia di cumulo di tutti i periodi contributivi (totalizzazione). Per i giovani che sono nel nuovo sistema contributivo l’obiettivo è quello di valutare ai fini pensionistici tutti i contributi versati in qualsiasi fondo, mentre per i lavoratori nel sistema retributivo o misto, che lavorano da più tempo, si ridurrà il limite minimo di anzianità contributiva richiesto in ciascuna gestione (attualmente sei anni) perché sia utilizzabile nella totalizzazione. È quindi necessario l’impegno di tutti nei confronti del ministro Damiano per una soluzione equa del problema dei silenti e questo chiediamo di fare anche al consiglio di amministrazione Enasarco attraverso una delibera da sottoporre all’approvazione del ministro. Noi faremo la nostra parte, ma se le cose resteranno così impugneremo la norma regolamentare Enasarco in quanto illegittima perché crea una disparità di trattamento rispetto agli altri sistemi complementari e obbliga a una doppia contribuzione assolutamente ingiustificata visti i pessimi risultati della gestione che sono provati dal bilancio tecnico e dalla relazione dell’ex commissario. (riproduzione riservata)