Enasarco, conti in rosso e pensioni a rischio

16/01/2002

 








Enasarco, conti in rosso e pensioni a rischio
Con l’attuale ritmo di indebitamento, tra sei anni l’ente non sarà in grado di erogare prestazioni. Le proposte Filcams
Giovanni Laccabò

MILANO. Allarme rosso per l’Enasarco, l’ente previdenziale di agenti e rappresentanti di commercio. Privatizzato cinque anni fa con la legge 509, l’ente va collezionando bilanci deficitari: 89 miliardi nel ’99, 150 nel 2000 e 170 nel 2001. Di questo passo nel 2008 non sarà più in grado di pagare le pensioni, un incubo per i suoi 350 mila contribuenti, dei quali solo il 10% è costituito da ricchi agenti e subagenti, e il resto è un esercito dei più svariati mestieri, compresi gli autisti dello yogurt che le aziende hanno trasformato in agenti di commercio per evitare i contributi: la legge impone all’agente un contributo Inps del 16% in veste di commerciante, e il 5,75% all’Enasarco, e l’azienda versa solo il 5,75 contro il 26-27 per cento delle normali imprese.
Ora la Filcams Cgil con il segretario nazionale Massimo Nozzi lancia l’allarme: «La legge impone che sia in attivo la gestione previdenziale: entrate per contributi obbligatori, uscite per le pensioni. La gestione prima della privatizzazione era in rosso di circa 300 miliardi, nel bilancio consuntivo ’97, ciononostante l’ente è stato privatizzzato e, seguendo la tradizione, l’Enasarco ha continuato a far capo alla Confcommercio, ma è una gestione priva di controlli perchè non esiste un’assemblea dei soci e gli organi sono tutti di nomina sindacale, imprenditori e sindacti. Il cda non è mai verificato: la battaglia della Filcams, alla quale si fanno barriere, è proprio di dar vita ad un’assemblea eletta da tutti gli agenti di commercio». I controlli per legge spettano al ministero del Welfare: «Ma Maroni che fa? Perché chiacchiera tanto ma non interviene benchè disponga di bilanci e relazioni dei sindacati?».
Forte preoccupazione anche per i dipendenti Enasarco, circa 400, ai quali era stata offerta la possibilità di scegliere se restare nel circuito pubblico oppure confluire nell’ente, ma ora vorrebbero tornare sotto l’egida pubblica e lo spauracchio riguarda anche il posto di lavoro. Ma ci sono possibili sbocchi? Innanzitutto l’aumento dei contributi. Dice Nozzi: «Confcommercio e Confindustria che sono nel cda con Confapi e Confcooperative, che intendono fare? Io dico: gli aumenti li paghino le imprese, visto che finora è stata una manna: se facciamo pagare il 20 per cento, l’ente risana i conti e i lavoratori possono stare tranquilli». Osserva ancora Nozzi: con la privatizzazione i contributi sono obbligatori per tutti, ma nessuno garantisce la pensione: è assurdo.
Gli attuali pensionati Enasarco, in aggiunta ai 350 mila attivi, sono 100 mila ai quali giungono i 1.100 miliardi di pensioni all’anno. Nozzi: «Maroni non vuole intervenire? In tal caso propongo che l’onere passi all’Inps che può garantire le pensioni in cambio del patrimonio immobiliare dell’ente».



 

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