Enasarco, che battaglia

18/05/2005

      Lunedì 16 maggio 2005
    SVOLTE

    Dopo 67 anni di attività e a 10 dalla privatizzazione è il momento delle scelte
    Enasarco, che battaglia
    L’ente di previdenza degli agenti di commercio nella bufera alla vigilia del rinnovo dei vertici. La gara per il patrimonio immobiliare verso il rinvio. E c’è chi vorrebbe cambiare governance

      Linda Loman ripete di continuo al marito Willy nel Commesso viaggiatore di Arthur Miller: «Take an aspirin, should I get you an aspirin?». Basterà un’aspirina anche ai trecentomila e passa Willy Loman nostrani? Il mal di testa degli agenti di commercio italiani è forte, sconfina nella depressione. Da categoria protetta come forse in passato sono stati, ora si sentono assediati. Hanno un elenco sorprendentemente lungo di rimostranze. Un po’ con tutti. È gente sempre sulla strada: benzina, patente a punti, centri storici off limits sono i tormentoni più recenti. Ora se ne sono aggiunti altri: la pensione e il mattone che quella pensione dovrebbe garantire. Roba che con l’aspirina non passa. Unici in Europa, gli agenti di commercio italiani hanno un ente che amministra la loro previdenza, integrativa ma obbligatoria, e che finisce per essere l’elemento forte (la parte dell’Inps, nel loro caso, è difficile chiamarla «pilastro» come si fa in questi casi), del trattamento pensionistico a fine carriera.

      Succede però che l’Enasarco, questo l’ente che amministra le pensioni degli agenti di commercio, dopo 67 anni di onorato servizio non ce la fa più ad andare avanti alla maniera di sempre. Privatizzato poco più di 10 anni fa oggi è sotto assedio per più di un motivo. L’Enasarco è una di quelle famiglie litigiose e allargate che però quando serve si riuniscono intorno allo stesso tavolo. Dentro ci sono tutti, ma proprio tutti. Confcommercio, Confindustria, sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil, autonomi. Tutti rappresentati nel consiglio d’amministrazione.
      L’Enasarco è ricco e non ha mai avuto enormi problemi. Ma da quando, all’inizio dello scorso anno, ha dovuto scegliere un percorso di risanamento perché il sistema previdenziale cominciava a scricchiolare, le cose si sono ingarbugliate. Ora poi che in ballo c’è la sistemazione, c’è chi dice la vendita di fatto, di un immenso anche se non particolarmente redditizio patrimonio immobiliare, insieme a una fase elettorale interna piuttosto vivace, tutto è più complicato. Come in tutte le famiglie litigiose, sotto accusa è finito chi stava a capotavola, il presidente Donato Porreca, combattivo proconsole del presidente della Confcommercio, Sergio Billè. Per lui la svolta era più che necessaria: «L’alternativa era vivere o morire», dice.

      Intanto dovrà vedersela a giorni con la gara per la valorizzazione del patrimonio immobiliare attraverso l’affidamento in gestione a fondi. Patrimonio importante, in bilancio vale 3,25 miliardi, ma poco redditizio, tra lo 0,7 e l’1%. Soprattutto abitativo (14 mila appartamenti) e gestito con «criteri sociali» quanto ad assegnazioni ed affitti che interessano, soprattutto nella Capitale, 40-50 mila cittadini.

      È un grosso business ma la gara ora è in bilico. Delle sei cordate che si sono presentate due, Generali-Gabetti-Ligresti-Bnl e Ricucci-Popolare Lodi-Deutsche Bank, non hanno presentato l’offerta. Altre due, Pirelli Re-Intesa-Morgan Stanley-Mcc-Lehman Bros e Morley fund-Resource, l’avrebbero presentata, sostengono all’Enasarco, in ritardo: il primo di un minuto il secondo di ben 11 minuti. Altri due, Ixis, controllata dalla Cassa depositi e prestiti francese, e Romeo Gestioni-Abn Amro-MontePaschi sarebbero regolarmente in gara.

      Davanti alle prime indiscrezioni sui presunti ritardi, Carlo Puri Negri amministratore delegato di Pirelli Re ha puntualizzato: «Noi i tempi li abbiamo rispettati», con tanto di timbro di ricevuta. E poi, più al sodo: «Se Enasarco vuole annullare la gara e rifarla, noi siamo pronti a partecipare anche la seconda volta». E questo è il punto. La gara continua? Giovedì prossimo, 19 maggio, il consiglio d’amministrazione di Enasarco designerà una commissione interna per valutare le offerte. Salta tutto? Porreca allarga le braccia. E fa una gran risata sulle voci che legano l’improvviso ritiro della Magiste di Stefano Ricucci all’ingarbugliamento della situazione. Ricucci era il superfavorito: grandi legami con Billè, è stato il fondatore di una nuova associazione in Confcommercio, la Confimmobiliare… All’Enasarco la mettono giù con grande amabilità: tutto può essere ancora deciso: le offerte possono essere accolte in parte, i ritardatari possono essere ammessi o eliminati, oppure la gara sarà rifatta. Appunto.

      Intanto giovedì 12 maggio si è risolto al Tar del Lazio un ricorso della Federagenti: chiedeva la sospensiva d’urgenza della gara. Non c’erano gli estremi. «Noi andiamo avanti – dice il segretario Fulvio De Gregorio – presenteremo anche un ricorso alla Ue». Federagenti, che fa riferimento alla Cisal, la confederazione di centrodestra, è l’unica associazione che non partecipa alla litigiosa famiglia dell’Enasarco. Gli altri ci sono tutti. Ma qualcuno è un po’ meno parente di altri, lascia capire Domenica Cominci presidente della Fiarc, la federazione di categoria della Confesercenti, l’organizzazione dei commercianti da sempre più vicina ai partiti di sinistra. Qualche anno fa, per avere un rappresentante in consiglio Enasarco, la Fiarc si affidò alle carte bollate e la spuntò. Ma Confcommercio e la sua organizzazione di categoria, la Fnarc, ne piazzano in consiglio quattro: oltre a Porreca, un vicepresidente, Michele Alberti e due consiglieri. L’altro vicepresidente tocca a Confindustria: è Elio Schettino, damatiano. Altri due consiglieri spettano all’Usarci, uno ciascuno alle federazioni di categoria del commercio di Cisl e Uil. La Cgil no, ma ha un sindaco revisore. Uno tocca anche alla Confapi. Ora sono tutti in scadenza. E si capisce che le aspirine abbiano cominciato a scarseggiare.

      Per fine giugno il ministero del Welfare, che vigila sugli enti previdenziali dovrà definire chi ha diritto a starci. Poi agenti e organizzazioni dei datori di lavoro (che qui si chiamano case mandanti), dovranno indicare a Porreca i nuovi designati per il consiglio che verrà dunque convocato ed eleggerà i suoi organi. In questa fase sono tutti nervosi: «Per decidere cosa fare degli immobili che garantiscono la pensione della categoria non sarebbe meglio aspettare il nuovo consiglio a novembre?», dice Domenica Cominci. E altri le danno man forte chiedendo che si proceda a cambiare il sistema di elezione. Con il voto diretto del consiglio d’amministrazione dell’ente, come fanno altri istituti privatizzati. Confronto non sempre pacifico. Tanto che sono fioccate interrogazioni parlamentari del centrosinistra e di Forza Italia. I temi sono sempre quelli: elezioni interne e mattone.

      Porreca tira dritto. Intanto pensa a un’altra gara. Per la gestione del ricco patrimonio mobiliare dell’ente. Vale 2,5 miliardi. Finora è stato gestito in casa, ma non si poteva andare avanti così. E dunque si è trovato un gestore dei gestori che entro fine giugno procederà a definire l’asset allocation e le sei linee di investimento affidate ad altrettanti gestori professionali. Il general contractor è la Fincor sa, sede a Zurigo, una boutique finanziaria, come si dice. Con qualche incidente passato, come la quotazione di Parmalat Finanziaria a Vienna e l’organizzazione per il gruppo italiano di prestiti sindacati da 470 milioni di franchi svizzeri, cose che l’hanno portata ad essere citata nei verbali d’interrogatorio di Calisto Tanzi. Ma almeno su questo la «famiglia» dell’Enasarco non ha litigato.

      Carlo Cinelli