“Enasarco” Caporale: o si cambia registro o si chiude

14/05/2007
    giovedì 10 maggio 2007

    Pagina 42
    Pagina a cura della Federagenti Cisal

      Le dichiarazioni del presidente di Federagenti sul difficile momento che vive l’ente di previdenza. Caporale: intesa col ministero per nominare cda di garanzia

        Una risposta unitaria sull’Enasarco

          O si cambia subito registro o si chiude. Questo è lo scenario sull’Enasarco che traccia il presidente della Federagenti, Antonio Caporale, alla luce delle risultanze del bilancio tecnico 2005 della Fondazione Enasarco e dell’esame della relazione del commissario straordinario, Giovanni Pollastrini.

            ´Il nostro comitato direttivo’, dichiara il presidente della Federagenti, ´riunitosi d’urgenza a Roma sabato scorso, in vista delle prossime importanti scadenze che riguardano la nuova governance e i provvedimenti da adottare per risanare l’Enasarco, ha preso atto con soddisfazione dell’impegno dei ministeri vigilanti a voler salvaguardare l’autonomia e la funzione della Fondazione, fugando in maniera definitiva gli allarmismi interessati suscitati da chi, evidentemente temendo che si rifacessero i conti e che venisse finalmente resa trasparente la gestione, si è opposto al commissariamento agitando il fantasma del possibile passaggio all’Inps’.

            Domanda. Prima di approfondire il discorso su questo punto, può tracciarci brevemente la storia di questo sindacato che negli anni scorsi ha sempre assunto una posizione molto critica sulle modalità di gestione dell’ente da parte dei passati amministratori e di Porreca, in particolare?

              Risposta. La Federagenti nasce a Roma nel 1990, fondata da un gruppo di agenti di commercio che non si riconosceva nella linea e nei programmi delle altre associazioni e da subito si è battuta per la soluzione delle problematiche più gravi che, a nostro parere, pesavano sulla categoria, quali, da un punto di vista di diritto, la totale e corretta applicazione della direttiva comunitaria in tema di indennità di fine rapporto e da un punto di vista politico per una gestione più compartecipata e trasparente dell’ente di previdenza.

              D. Lei è quindi un agente di commercio?

                R. Contrariamente alle inesattezze, o sarebbe meglio dire falsità, che sono state scritte, anche di recente, su di me e sulla Federagenti, voglio precisare che esercito l’attività di agente di commercio nel settore dei pavimenti e rivestimenti fin dal 1981, come del resto risulta dalla contribuzione Enasarco e dal ruolo agenti. Altro punto che mi preme sottolineare e su cui troppo spesso si sorvola è che la Federagenti Cisal è firmataria, sin dal febbraio del 2001, di accordi economici collettivi regolarmente depositati e pubblicati dal Cnel. Accordi, questi, che furono riconosciuti da parte degli addetti ai lavori, come estremamente favorevoli per la categoria e sicuramente innovativi per i contenuti, anche rispetto ai successivi Aec che le altre associazioni avrebbero sottoscritto oltre un anno più tardi.

                D. La Federagenti, essendo sorta nel 1990, ha vissuto direttamente il processo di privatizzazione dell’Enasarco, avvenuto nel 1996. Come si è posta l’associazione nei confronti di questo delicato passaggio della vita dell’ente?

                  R. La Federagenti, dopo aver esaminato i contenuti e le modalità dell’accordo di privatizzazione il cui frutto è l’attuale statuto, fu l’unica organizzazione a dichiararsi decisamente contraria perché riteneva che restare nel pubblico avrebbe dato alla categoria maggiori certezze e garanzie, sia in termini di prestazioni sia in termini di controllo dell’attività degli amministratori. I fatti oggi ci hanno dato pienamente ragione, come dimostra la difficoltà che, per la ferma posizione assunta dalle parti sociali, l’Inps ha di aumentare l’età pensionabile, di aumentare la contribuzione e di intervenire sull’entità delle prestazioni attraverso le modifiche dei coefficienti di trasformazione. Tutte cose, queste, che all’Enasarco sono avvenute senza alcun contrasto, se non il nostro, e, soprattutto, senza prima mettere mano a una seria politica di incremento delle entrate basato sia sulla lotta all’evasione contributiva sia su una più corretta e professionale gestione del patrimonio mobiliare e immobiliare. A ciò si aggiungeva poi la mancanza di un reale progetto di contenimento delle spese (o meglio degli sprechi), che anzi negli anni sono andate costantemente aumentando. Né rimanendo nel pubblico qualcuno si sarebbe mai sognato di negare la pensione a chi avesse maturato i 40 anni di contribuzione o di congelare i contributi versati da 500 mila ex agenti (sì, avete capito bene, mezzo milione di persone) senza riconoscergli titolo ad alcuna prestazione anche in altri fondi. Vi è poi da considerare che circa 80 mila di questi 500 mila ex colleghi avrebbero versato invano oltre cinque anni di contribuzione. Uno scandalo vero e proprio cui in qualche modo dovrà porsi rimedio.

                  D. Insomma, la privatizzazione ha peggiorato sostanzialmente la gestione della previdenza della categoria?

                    R. Per la verità, la Federagenti riteneva fin da allora che la privatizzazione, pure in presenza dei rischi sopra evidenziati, potesse avvenire solo se il controllo sulla gestione venisse lasciato alla categoria, sia attraverso l’elezione diretta degli amministratori sia attraverso l’istituzione accanto al consiglio di amministrazione di un organo di controllo e di indirizzo in cui fossero stati direttamente presenti gli agenti di commercio. Al contrario, venne approvato l’attuale statuto i cui ridicoli marchingegni, degni della peggiore prima repubblica, hanno consentito l’istituzione di un sistema blindato, verticistico e autoreferenziale che ha finito con il lasciare fuori della porta gli agenti di commercio e ha snaturato la funzione previdenziale a vantaggio di altre operazioni di cui, purtroppo, di recente si sono dovuti occupare i giudici e i media.

                    D. Giunti a questo punto, pensa che vi siano ancora le possibilità e le condizioni per risanare l’Enasarco?

                      R. Quello che più mi ha colpito della relazione del commissario straordinario Pollastrini è l’invito rivolto alle parti sociali di lavorare tutte insieme per fare in modo che la Fondazione Enasarco si riappropri della sua ´mission’ che è e deve essere quella previdenziale. Un invito che potrebbe suonare superfluo, ma che purtroppo l’inchiesta in corso sulla gara degli immobili e lo spaccato che emerge dalla relazione presentata dallo stesso Pollastrini al parlamento rendono attuale e fondamentale. Insomma, il tempo ha dato ragione a chi, come noi, definiti dall’ex presidente Donato Porreca le uniche note stonate per le critiche rivolte alla gestione dell’ente, ha da sempre richiesto trasparenza, correttezza amministrativa, lotta agli sperperi e rispetto delle regole democratiche.

                      D. Presidente, ma come si pongono oggi rispetto a questi temi le altre sigle sindacali?

                        R. Va dato atto che, tra le altre associazioni maggiormente rappresentative, la Fiarc e la Filcams Cgil hanno da tempo chiesto una decisa inversione di tendenza nella conduzione della Fondazione Enasarco, avvertendo la necessità di dare alla categoria un segnale di discontinuità rispetto al recente passato. Questa posizione è stata riaffermata con forza all’assemblea nazionale che la Fiarc ha tenuto a Roma il 4 maggio scorso, dove è intervenuto il commissario Pollastrini e dove la Federagenti era presente con una propria delegazione. Il risanamento e il salvataggio dell’Enasarco, la stipula dei nuovi accordi economici, la gestione del Firr, la riforma della legge n. 204/85, il fisco sono tutte problematiche che, secondo il presidente della Fiarc, Mimma Cominci, rendono indispensabile una risposta unitaria di tutte le associazioni di categoria che intendano sposare e condividere, come noi predichiamo da anni, una logica di servizio rivolta a risolvere i problemi degli intermediari del commercio.

                        In questo momento l’Enasarco costituisce l’occasione da non perdere per dare spazio a tutte le sigle che intendano fornire il proprio contributo per risanare la situazione e dare l’avvio a un circolo virtuoso che tocchi tutte le problematiche sul tappeto. Noi ci aspettiamo che il ministero del lavoro, dando seguito alle consultazioni già avviate con le parti sociali dall’onorevole Giovanni Vittorio Battafarano, possa lavorare e definire un’intesa finalizzata alla formazione di un consiglio di amministrazione di garanzia presieduto da un tecnico indicato dal ministro del lavoro che, in tempi brevi, riscriva lo statuto, le regole e le procedure di gestione del patrimonio, per dare alla categoria una nuova governance, eletta direttamente e comunque soggetta ai controlli degli iscritti all’Enasarco, in pensione e in attività.

                        D. Per finire, quali presume siano i tempi per arrivare a una soluzione di questo difficile momento dell’Enasarco?

                          R. Al momento posso solo dirle che i ministeri competenti non stanno certo perdendo tempo e già il prossimo 10 maggio ci sarà un incontro presso il ministero del lavoro che sarà incentrato sulla questione Enasarco. In quella sede la Federagenti continuerà, come al solito, a battersi per garantire l’adozione di adeguate misure di risanamento della Fondazione e di provvedimenti che tutelino la reale democraticità della gestione.