Empoli, negozio off limits ai cinesi Lo dice il cartello

20/01/2010

Il cartello è apparso sabato mattina, sulla vetrina di un negozio di abbigliamento in pieno centro, a Empoli. «Vietato ai cinesi se non parlano italiano» ha scritto un commerciante, pretendendo dagli avventori orientali una perfezione linguistica di cui neppure lui, a ben guardare, pare dotato, vista la sintassi del messaggio. Il cartello non è passato inosservato: in tanti hanno protestato contro quella che, ai più, è sembrata un’ingiusta discriminazione. Che fa balzare alla memoria i tempi tristi delle leggi razziali. A rimuovere quel foglio bianco dalla vetrina, ci ha pensato la polizia municipale, che, lunedì sera, ha effettuato un sopralluogo nel negozio. Il commerciante, da parte sua, ha respinto ogni accusa di razzismo.
E ha preferito parlare di «una provocazione». Poi ha declamato le sue ragioni. «Spesso i cinesi entrano in negozio senza neppure salutare, si aggirano tra gli scaffali, non comprano niente e fingono di non parlare la nostra lingua. Ci fanno solo perdere tempo». Il negoziante si dice convinto che i cinesi, con la scusa di fare un’occhiata alla merce, osservino i modelli e le cuciture degli abiti esposti per poi copiarli. Ma molti empolesi, a partire dal primo cittadino,
non sembrano condividere le modalità della protesta. Il sindaco Luciana Cappelli sta pensando di multarlo: «Empoli non tollera questi gesti, è una città che ha forte il valore dell’integrazione – tuona – Dobbiamo stare attenti al rischio di far crescere questi sentimenti in città.
Nei prossimi giorni valuteremo quali provvedimenti adottare». E mentre il Pdci chiede di ritirargli la licenza, Confesercenti prende una posizione netta di condanna. Invece il Pdl empolese parla di «atto non giustificabile, ma occorre riflettere per capire cosa ha portato questo commerciante a compiere un gesto simile».
Negli ultimi anni, la città ha visto aumentare in modo esponenziale la presenza di laboratori gestiti da cinesi, mala convivenza è sempre stata pacifica. E ora qualcuno ha voluto rispondere alla provocazione affiggendo davanti al negozio un altro cartello: «Vietato l’ingresso agli americani che non parlano polacco, agli svedesi che non parlano spagnolo e agli svizzeri che non parlano arabo»