Emilia-Romagna battistrada nelle regole dei pubblici esercizi

05/05/2003

            Domenica 04 Maggio 2003

            Devolution
            Progetto di legge sulla flessibilità
            Emilia-Romagna battistrada nelle regole dei pubblici esercizi


            MILANO – La nuova frontiera della liberalizzazione commerciale passa oggi dai pubblici esercizi, che, in base alla riforma del Titolo V della Costituzione, ricadono sotto le Regioni. E l’Emilia-Romagna è la regione laboratorio in quanto ha fatto da capofila nello sviluppo della riforma del settore, promuovendo una sorta di deregulation controllata. In marzo la Giunta regionale ha elaborato un progetto di legge (il numero 504) che si propone così di superare l’impasse della legge nazionale 287 del 1991, mai compiutamente applicata – come sottolineano all’Unioncamere – in assenza del regolamento di attuazione, e che riguarda appunto l’attività di somministrazione di alimenti e bevande. Diversi i punti fondamentali dell’iniziativa dell’Emilia-Romagna. Innanzitutto si passa da quattro a un’unica tipologia di esercizio, mentre al Comune spetta l’interdizione della somministrazione di bevande alcoliche. La programmazione delle attività di somministrazione di alimenti e bevande è di esclusiva competenza dei Comuni. La Regione fissa le direttive di carattere generale sulla base delle quali i Comuni stabiliscono i criteri di programmazione per il rilascio delle autorizzazioni. Il rilascio dell’autorizzazione è subordinato all’accertamento dei requisiti morali e professionali ma è svincolato dal rispetto delle vigenti norme, prescrizioni e autorizzazioni in materia edilizia, urbanistica e igienico sanitaria, nonchè sulla destinazione ed uso dei locali. Il titolare ha a disposizione 180 giorni per mettersi in regola con queste norme. L’attività temporanea di somministrazione, in occasione di fiere, feste, mercati, è soggetta ad autorizzazione comunale. Infine si prevede che gli orari di apertura e chiusura degli esercizi di somministrazione siano rimessi alla discrezionalità degli operatori, nel rispetto del minimo di ore lavorative stabilite dal Comune. Insomma una buona dose di flessibilità su autorizzazioni, vincoli burocratici e sugli orari. Ma è solo il primo passo.
            V.CH.