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Emersione lavoro nero: la Filcams Cgil chiede la regolarizzazione di 150mila lavoratori domestici

21/04/2020
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Il Governo non dimentichi chi svolge il lavoro di cura considerate tra le attività essenziali dal Decreto del Presidente del Consiglio

“Colf e badanti nel nostro paese sono più di 2milioni di cui solo 859mila regolari, circa il 58% è irregolare di cui 150mila senza permesso di soggiorno. Sono per la maggior parte donne e immigrate, rappresentano circa l’1,2% del PIL italiano e costituiscono la rete di welfare delle famiglie ancora più indispensabili in questa fase per la nostra società. Come si fa a parlare di regolarizzazione senza avere una visione d’insieme?”.

È il commento della Filcams Cgil alle parole della Ministra degli Interni Luciana Lamorgese la quale ha dichiarato che il governo sta ragionando su un provvedimento per la regolarizzazione dei lavoratori in nero, in agricoltura e in altri settori come colf e badanti.

Un provvedimento sicuramente urgente così come evidenziato dalle organizzazioni sindacali di settore Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs, Federcolf e dalle parti datoriali, Domina e Fidaldo, nella nota inviata lo scorso 10 aprile agli organi competenti dove si avanzavano richieste urgenti: la regolarizzazione dei 150mila lavoratori domestici presenti in Italia senza permesso di soggiorno e il riconoscimento di ammortizzatori sociali e forme di sostegno al reddito ai lavoratori rimasti esclusi nel decreto Cura Italia.

In questo momento drammatico di pandemia il maggior numero di contagi e di decessi si sono registrate all’interno delle case di cura e la gestione dell’assistenza “in famiglia”, di persone autosufficienti e non, consente allo Stato di risparmiare quasi 10 miliardi di euro, mentre la regolarizzazione dei lavoratori irregolari porterebbe alle casse dello Stato altri 2 miliardi di euro,

“In un momento così drammatico, ci dobbiamo ricordare l’importanza del lavoro domestico e di cura che è continuato senza sosta” conclude la Filcams Cgil: “un’attività considerata essenziale dal Presidente del consiglio, ma dimenticata dal Decreto Cura Italia che lo ha escluso dal sostegno al reddito.”