Emergenza lavoro, nel Mezzogiorno non si crea più un posto

29/09/2004


            mercoledì 29 settembre 2004

            Nel secondo trimestre 2004 in calo gli occupati nel Sud (-14mila unità), anche se nel complesso la disoccupazione scende. Bersani (Ds): «Nessun ottimismo, in aumento gli impieghi a termine»

            Emergenza lavoro, nel Mezzogiorno non si crea più un posto
            Laura Matteucci

            MILANO Nuova emergenza lavoro nel Sud. Il Mezzogiorno registra un calo dell’occupazione dello 0,2% nel secondo trimestre dell’anno, che tradotto in numeri fa 14mila occupati in meno rispetto allo stesso periodo del 2003. La disoccupazione invece cala, è vero, ma il dato è solo apparentemente positivo: a fronte di un tasso dei senza-lavoro che scende al 15% rispetto al 16,4% dello stesso periodo dello scorso anno, va rilevato infatti un effetto «scoraggiamento».

            In sostanza, sono diminuite le forze di lavoro, ovvero le persone che sono attivamente sul mercato o già con un impiego o perchè lo stanno cercando. Infatti: le persone in cerca di occupazione nel secondo trimestre 2004 erano 1.974mila, 21mila in meno del primo trimestre per una flessione dell’1% sul trimestre precedente.


            Sul totale nazionale, i dati non sono negativi. Gli occupati sono in crescita dello 0,7% sul primo trimestre 2003 (22milioni 438mila, +163mila unità). E la disoccupazione è scesa al 7,9%, il minimo da ottobre 1992. L’incremento più accentuato riguarda le donne (+112mila, pari all’1,3%), mentre l’occupazione maschile è cresciuta di 51mila unità, lo 0,4%.


            Se il saldo complessivo risulta positivo, è soprattutto grazie alle imprese del Centro (144mila occupati in più) mentre il Nord segna un aumento di 33mila occupati e il Sud, appunto, una flessione di 14mila.


            In pratica il calo della disoccupazione è dovuto solo alla riduzione del numero di persone che sono entrate o sono rimaste sul mercato.
            E c’è un altro dato da analizzare: per le persone di età compresa tra i 15 e i 64 anni, il tasso di occupazione è risultato pari al 57,5%, un decimo di punto in meno rispetto a un anno prima.


            Nessun ottimismo, infatti, da parte del segretario della Cgil Guglielmo Epifani, secondo il quale il dato «risente della crescita del lavoro precario». «Le zone più svantaggiate – continua – sono quelle che di fronte al rallentamento e all’assenza di politica ne risentono di più». Ancora: «È esattamente quello che ci aspettavamo, vista l’assenza di una linea di politica economica e industriale». Anche Pierluigi Bersani, responsabile economico dei Ds, esclude elementi di ottimismo. «I dati – continua – vanno letti senza facili semplificazioni. La dinamica dei nuovi occupati è positiva da anni. Si conferma, anche se perde ritmo, e segnala un significativo incremento del lavoro a termine». «Cala anche il tasso di occupazione, in particolare nel Sud – prosegue – Ciò significa che chi esce dalla disoccupazione non va al lavoro; un segno molto preoccupante». Bersani sottolinea anche il problema del settore manifatturiero, dove gli occupati sono in calo continuo. E Marigia Maulucci, della segreteria confederale Cgil, ricorda che «le misure previste dalla Finanziaria circa la modifica del sistema degli incentivi – avverte – aggraveranno ulteriormente la situazione».


            Il calo del tasso di disoccupazione lascia il Sud ai vertici della classifica, con il 15% di senza lavoro, a fronte del 4,1% del Nord e del 6,1% del Centro. Sicilia (17,4%) e Campania (15,5%) in testa alla classifica. Il minor numero di disoccupati si registra in Valle d’Aosta (3,1%) e Trentino (3,1%), seguite dall’Emilia Romagna (3,4%).