“Elezioni” Perché gli operai votano Berlusconi (V.Fedeli)

14/06/2006
    mercoled� 14 giugno 2006

    Pagina 14 – Economia & Lavoro

    L’INTERVENTO
    �Non ci sono solo Cina e precariet�, a vincere � la sensazione di debolezza�

      Perch� gli operai votano Berlusconi

      di Valeria Fedeli *
      *segretaria generale Filtea Cgil

        In attesa che arrivino, nei prossimi mesi, le conclusioni della ricerca commissionata dall’Ires sul mondo del lavoro, l’indagine di Swg offre indicazioni interessanti sul rapporto tra “mestiere” e scelta di voto.In particolare per la mia esperienza di questi anni a contatto diretto con i mutamenti delle imprese e del lavoro nel nuovo scenario globale, la consapevolezza della sua incidenza sui comportamenti sociali delle persone era molto evidente.

        Qualcosa si era intuito, in campagna elettorale e dopo i risultati, relativamente ad un mondo del lavoro che in alcuni suoi segmenti – piccola e media impresa, autonomi, commercianti, il cosiddetto popolo delle partite iva – ha fatto fatica a sentirsi rappresentato dal centrosinistra e, anche per effetto degli allarmi lanciati dall’ex premier, ha mantenuto il voto verso il centrodestra. Non mi pare, in questo quadro, che il segnale sia quello di una spaccatura tra un’Italia colta che vota in maggioranza centrosinistra e una meno colta che preferisce il centrodestra. Tale divisione sembra piuttosto tradizionale e marginale, frutto, forse, della difficolt� di capire davvero esigenze e linguaggi nuovi di alcune aree di elettorato.

        Emerge la necessit� di un grande sforzo politico, cui devono collaborare i diversi soggetti politici, istituzionali e sociali – anche il sindacato – per ricostruire un vero, forte e rinnovato, legame con il paese reale, evocato in campagna elettorale senza per� essere toccato e capito nelle sue corde pi� profonde. Serve una nuova grammatica civica, che restituisca senso d’unit� del paese nei vissuti quotidiani delle persone – pensiamo, per intenderci, a qualcosa che renda meno sporadico e legato al tifo mondiale un sentimento e linguaggio condiviso da tutti i cittadini, come scenario civico dentro il quale misurare prospettive e differenze valoriali e politico-programmatiche.

        � un impegno non facile, tanto pi� nella societ� del cambiamento, ma determinante per restituire fiducia al paese e che in qualche modo tocca anche le definizioni cui siamo abituati. In altre parole, continuiamo a ragionare sugli operai senza avere ancora messo a fuoco la lente di osservazione per capire cosa resta, oltre la definizione professionale, delle esperienze di vita che per anni, nell’Italia moderna, abbiamo conosciuto.

        In fondo � da tempo, soprattutto al nord, che i vissuti degli operai mostrano segni evidenti di una differenza tra rappresentanza sindacale e lavorativa e scelte politiche, con leghismo e berlusconismo capaci di scavare solchi profondi in un segmento non pi� cos� coeso e univoco – non pi� cos� blocco sociale.

        La questione elettorale, insomma, non sembra tanto quella di una difesa dei diritti “tradizionali” di pensionati e redditi bassi, n� quella di una contrapposizione tra le paure della precariet� e dei mercati globali.

        Entrambe le tesi paiono non tener in sufficiente conto propriola dimensione personale che pervade l’esperienza e le paure dei cittadini e dei lavoratori. Paure non antitetiche – precariet� e Cina, per semplificare – ma legate alla sensazione di debolezza, alla fragilit� delle situazioni individuali e familiari, all’inadeguatezza e al timore di non farcela tipici della societ� del cambiamento – non evento transitorio, da attendere che passi, ma condizione strutturale delle societ� globali, su cui agire e da governare – serve riprogettare il paese, serve una fase nuova anche del sindacato italiano.

          Ultima considerazione � relativa alle donne. La ritrovata fiducia femminile nei confronti dell’Unione rispetto al 2001 si accentua tra le lavoratrici e trova, a differenza di quanto accade per gli uomini dello stesso segmento, una parziale conferma anche nel settore del lavoro autonomo. Chi si trova, pare emergere dalla ricerca, pi� a contatto con il sistema generale – e indebolito – di welfare, reagisce spostando il proprio consenso verso le proposte dell’Unione – e in tale spostamento � da cogliere una specifica richiesta, che va indagata nei dettagli, individuando sfumature e diverse esigenze, di cui la ricerca non pu� dar conto, di territori e distretti, legando tale risposta ad una corretta analisi dei problemi e delle risposte gi� messe in atto o programmate dall’insieme del sistema delle istituzioni locali e dalle parti sociali. La capacit� di fare le nuove politiche nei territori pare essere una forte indicazione per tutti. Troppo trascurata negli ultimi tempi.