“Elezioni” Milano, lo sfogo di Ferrante

31/05/2006
    mercoled� 31 maggio 2006

    Pagina 6 – Primo Piano

      IL CASO DOPO LA SCONFITTA L’EX PREFETTO INNESCA LA POLEMICA CON UNA PARTE DELLA COALIZIONE DEL CENTROSINISTRA

        Milano, lo sfogo di Ferrante
        �Qualcuno ha remato contro�

          Ds e Rifondazione: solo noi lo abbiamo davvero sostenuto

            Fabio Poletti
            MILANO

            Il primo atto da ex aspirante sindaco di Milano � un gesto garbato, un mazzo di fiori a Letizia Moratti accompagnato da un biglietto di congratulazioni: �E’ cos� che si fa tra persone civili�. Il secondo atto di Bruno Ferrante nella sede del suo ufficio elettorale dove gi� � spuntato il cartello �affittasi�, � sempre garbato ma con una punta di amarezza verso la coalizione che lo sosteneva: �Si poteva vincere. Ma non tutti i partiti del centrosinistra ci hanno creduto fino in fondo. E’ mancato un po’ di entusiasmo. Io ce l’ho sempre avuto. E’ stato un confronto giocato alla pari…�. A parte le sensazioni accumulate in campagna elettorale, ci sono i numeri che sembrano dare ragione all’ex prefetto. Il divario tra centrosinistra e centrodestra � il pi� contenuto degli ultimi anni. La lista civica Ferrante prende due punti in pi� di quella del neosindaco della Casa delle libert�. Delle nove zone in mano al Polo dopo il voto del 9 aprile, un quartiere, Garibaldi Niguarda, anche se di pochissimo passa al centrosinistra. Un risultato gi� per questo soddisfacente e che a tutti fa dire che non c’� stata la tanto annunciata riscossa di Silvio Berlusconi dopo la vittoria di Romano Prodi.

            L’entusiasmo
            Ma questo non basta all’ex prefetto, sceso in campo �per spirito di servizio�: �Il risultato delle elezioni di aprile a Milano ha fatto venire meno un po’ di entusiasmo a qualcuno…�. Pi� difficile vincere allora, nella citt� del Caimano. Pi� difficile vincere, con le forze in campo: di l� Berlusconi, Bossi, Fini e Casini due volte a Milano e 3 milioni e mezzo di euro messi sul piatto; di qua i vertici dell’Unione impegnati a Roma nella formazione del governo e solo 600 mila euro da investire in campagna elettorale. �All’inizio non avevo un euro, un telefono, un ufficio, un collaboratore. Ma non ho mai avvertito il peso della sconfitta�, spiega Ferrante mentre racconta della telefonata di consolazione arrivata nella notte da Piero Fassino �e tanti altri, ma non Romano Prodi�.

            Il garbato j’accuse del candidato del centrosinistra a Milano trova pi� consensi che smentite. Franco Mirabelli, segretario provinciale dei Ds, concorda ma salva il suo partito: �Ferrante ha ragione. Noi abbiamo fatto il nostro lavoro. Ma una parte del centrosinistra si � rassegnata quasi subito�. E poi salva il presidente del Consiglio: �Romano Prodi era impegnato nella formazione del governo, ma la sua prima uscita � stata a Milano…�. Nando Dalla Chiesa, sottosegretario e leader della Margherita in citt�, era stato il primo a dire che hanno pesato sul voto �le prime prove del governo�. Adesso spiega meglio: �Mi riferivo all’immagine data dal centrosinistra dopo il voto di aprile: i franchi tiratori, il litigio continuo, lo scontro sui ministeri e sui posti chiave… E poi s�, c’� anche un dato geografico: la classe dirigente nazionale dell’Unione viene tutta da Bologna in gi�. Questo ha certamente influito…�.

            Qualcuno se la prende anche con l’efficacia del candidato. Rispunta il nome di Umberto Veronesi, la prima scelta del centrosinistra milanese, impallinato da veti incrociati prima ancora di accettare. �Con lui si vinceva. Ferrante � stato poco credibile. Si � messo nelle mani di un gruppo dirigente diessino che l’ha consigliato male�, analizza Roberto Biscardini della Rosa nel Pugno. �Dopo il voto di aprile a Milano, c’� stata molta rassegnazione. Non lo so se la presenza pi� attiva di Prodi, Fassino o Pecoraro Scanio avrebbero spostato l’attenzione�, � convinto Carlo Monguzzi, presidente dei Verdi. Al massimo, per lui, Bruno Ferrante ha peccato di qualche ingenuit� per l’assenza di una corretta interpretazione del territorio: �A Milano � forte il popolo della partita Iva. Il problema sicurezza � al primo posto. Bruno Ferrante con qualche sua uscita ha fatto troppo l’uomo di sinistra e poco il Prefetto�.

              La campagna
              Nell’ala sinistra della coalizione c’� chi non la pensa cos�. Augusto Rocchi, segretario milanese di Rifondazione comunista, il primo a sostenere che per trovare i motivi dell’insuccesso della coalizione bisognava guardare dentro l’Unione e non altrove, insiste su questo punto: �Siamo stati in pochi, forse solo noi e i Ds, a spenderci in campagna elettorale per sostenere che con una mobilitazione pi� incisiva ce la si poteva fare. Troppi dirigenti della coalizione dicevano che non c’era nulla da fare, che a Milano non si vince… Alla fine si � rincorso solo il centrodestra. E’ mancato un progetto forte, alternativo. E a molti ancora una volta � mancata la voglia di vincere�.