Elenchi in vista d’autunno

01/08/2002

1 agosto 2002



ZOOM
Elenchi in vista d’autunno


CARLA CASALINI


Ogni giorno porta la sua schedatura, con relativa scusa tardiva e autodenuncia dell’«errore» del carabiniere di turno. A volte capita, come a Tolentino, che ci sia una richiesta esplicita di nomi degli iscritti ai sindacati, e che la ricevuta rilasciata dai militari si richiami esplicitamente a un «mandato nazionale». In quel caso i citati mandanti nazionali restano avvolti nell’oscurità: il ministro del lavoro Maroni si è precipitato a dire «io non c’entro» con Tolentino, e naturalmente nessuna condanna, da lui, per atti che violano la legge sulla privacy e la stessa Costituzione sulla libertà sindacale e di sciopero. Il ministro dell’Interno Pisanu ha stilato una nota ufficiale che riferiva solo le parole di un prefetto.

Ma in altri casi i mandanti nazionali non riescono a nascondersi. E’ il caso Sirchia: il ministero della salute ha richiesto i nomi dei veterinari della pubblica amministrazione che hanno scioperato con la Cgil. Lo ha denunciato il segretario del Nidl Viafora, la cosa si è risaputa da un ufficio di Verona, e stavolta è il ministero ad addurre una scusa tardiva: gli servivano «i nomi per le trattenute sulle retribuzioni» degli scioperanti. Inutile aggiungere che quelle trattenute si contano normalmente in altro modo, e che, addirittura, i «veterinari in sciopero» sono «in regime di collaborazione, non tenuti a orari precisi», rincara il sindacato.

L’ossessione è la caccia alle «liste», ai «nomi»: alla San Pellegrino di Bergamo, a fine giugno ci sono degli scioperi ed ecco comparire in azienda i carabinieri a dire ad alcuni delegati: «conosciamo i nomi» dei lavoratori, se succederà qualche disordine «vi veniamo a prendere». Fioccano le interrogazioni parlamentari: dei ds Alfiero Grandi e Guido Calvi; dei Verdi; di Sodano del Prc per i dipendenti del Consorzio Bacino Cosmarino di Castellamare, che in sciopero con Slai Cobas e Cil , si sono visti fermare a uno a uno dai carabinieri aggruppati in posti di blocco.

E siamo all’oggi, e ancora richieste di elenchi alla Cgil di Benevento; furto di elenchi dalla sede della Funzione pubblica Cgil lombarda: «Intimidazione politica evidente» sottolinea la segreteria nazionale, «non sfugge che ciò avviene in un clima avvelenato da atti che sembrano mirati a limitare la libertà di associazione e di manifestazione democratica del dissenso».

Il nodo bruciante è questo: Guido Calvi evoca il buio degli anni ’50, le schedature alla Fiat; il giurista Giorgio Ghezzi aveva per tempo richiamato il rischio che «si ritorni, passo dopo passo ad atmosfere di tipo scelbiano»; altri a sapori «maccartisti». Bene, ci siamo. Ma se è questo, non bastano le pur benvenute e doverose interrogazioni parlamentari. Ne è sembrato convinto anche il segretario dei Ds Piero Fassino, che dopo le schedature marchigiane ha reagito con durezza, annunciando iniziative più stringenti.

Come si vede, la caccia alle «liste» continua da ogni parte, per ogni specie di lavoratori «in sciopero». Una mappa geopolitica a macchie, che si compone via via solo quando si viene a sapere dei diversi episodi di violazioni e intimidazioni, ma che indica un’azione sotto traccia diffusa, ben ispirata, quando non condotta direttamente da ministri del governo che pubblicamente ha sostenuto l’identità tra «piazze e pistole», e sostenuto che saprà «rispondere» anche alle «piazze».

Per altro, il controllo sugli scioperanti «dal 20 giugno al 12 luglio», ossia solo su quelli chiamati dalla Cgil, è stato comandato esplicitamente dal ministro Maroni. Ecco un mandante che, nel caso, non si è nascosto e che risponde, riferisce Grandi, che «vuole monitorare i risultati ottenuti dalle sue politiche sociali, accordi separati compresi».

L’ossessione per le schedature non può dunque ingannare: è la preparazione dell’autunno, le cui premesse si annunciano «calde» contro la pervicacia distruttiva berlusconiana. A rischio sono i fili delicati della trama sociale e civile, i fondamenti della democrazia: a sinistra serve una decisa, determinata, mobilitazione politica, come si annuncia sul «legittimo sospetto».