Effetto Tremonti: debito record

11/11/2003


  Economia




11.11.2003
Effetto Tremonti: debito record.


di 
Bianca Di Giovanni


 ROMA. Ancora un record negativo: a settembre il debito pubblico sfiora i 1.410 miliardi. Una quota mai raggiunta prima d’ora. Ciascun cittadino italiano, che sia un infante o un anziano pensionato, si porta sulle spalle un debito pregresso di 24.736 euro. Parola di Bankitalia che diffonde il dato nel tradizionale bollettino mensile proprio nel giorno in cui parte in Aula in Senato il voto (a singhiozzo per assenza della maggioranza) sulla Finanziaria. Ad ottobre il debito salirà ancora, visto che lo stesso ministero dell’Economia ha certificato qualche giorno fa un fabbisogno dei primi 10 mesi di quest’anno in aumento rispetto al 2002 di 5,5 miliardi. Da Via Nazionale arriva anche le statistiche relative alle entrate fiscali di cassa nei primi nove mesi, valutate in crescita del 3,3%, un valore più basso del 5,9% fornito dal Tesoro.
Il debito pubblico è la «voce» che Bruxelles tiene sotto stretta osservazione. Roma si è impegnata a far scendere il rapporto debito/Pil al 106% dal 106,7% del 2002. Un piccolo passo, ma necessario per convincere l’Europa che la rotta è quella giusta. In termini assoluti questo 0,7 equivale all’incirca a 1.378 miliardi, una trentina in meno di quanto raggiunto a settembre. Il Tesoro ha due strade per raggiungere l’obiettivo: ridurre il deficit delle Ammnistrazioni (che accumulandosi crea il debito) e agire direttamente sullo stock pregresso. Per questo Via Venti Settembre ha già avviato diverse operazioni: la vendita della tranche Enel (2,2 miliardi già incassati), la privatizzazione dell’Ente tabacchi (2,3) ed i 4,2 miliardi dell’annunciata cartolarizzazione dei crediti Inpdap. In tutto fanno 8,3 miliardi in più. Ma sulle operazioni Eti ed Inpdap pesano parecchie incognite. Sulla prima si attende un pronunciamento dell’Antitrust che potrebbe non arrivare prima della fine dell’anno. Sulla seconda è il Nens (l’istituto fondato da Vincenzo Visco e Pier Luigi Bersani) a sollevare qualche dubbio. «La cartolarizzazione Inpdap rappresenta una forma di anticipazione di incassi – si legge nella nota settimanale – che andrà a ridurre gli incassi futuri e quindi incrementerà il fabbisogno». In questo caso, infatti, non si tratta di una sorta di recupero crediti (come con le cartolarizzazione Inps) ma di un fondo costituito per rispondere alle richieste presenti e future dei pubblici dipendenti. «Per di più, gli incassi ottenibili subito saranno inferiori a quelli che sarebbero stati ottenuti in via ordinaria – si legge ancora nel documento – perché su di essi incideranno le percentuali di commissione praticati dai soggetti cartolarizzatori».
Passando al voto sulla Finanziaria, la seduta in Senato è stata sospesa per quattro volte ieri pomeriggio per mancanza del numero legale. Dalle 16 alle 21 i senatori sono riusciti a votare soltanto gli articoli del bilancio di previsione. Il livello massimo del saldo netto da finanziare, è indicato in 54,6 miliardi per il 2004 e in 53,6 miliardi nel 2005. Più tardi si è passati all’esame dell’articolo 2 sulle disposizioni fiscali per l’agricoltura. Per oggi non si esclude un vertice di maggioranza. «Ho sentito il ministro (Tremonti, ndr) e gli ho detto che bisogna organizzare le file», rivela ad un collega il senatore Ivo tarolli (Udc).
Il fatto è che si arriva al voto finale con un accordo politico molto
fragile e il rischio di franchi tiratori non si esclude. La cosa preoccupa soprattutto An e Udc che si giocano molto sulle risorse per la ricerca, per le forze armate e per gli enti locali. Tant’è che in serata si sono fatti vivi a Palazzo madama anche i ministri Rocco Buttiglione e Gianni Alemanno. Il sottosegretario Giuseppe Vegas ha assicurato la disponibilità di 300 milioni di euro, da dividere equamente tra le tre voci. Solo la prima, però, sarà affrontata in Senato, anche sotto la spinta del presidente della Repubblica che ha chiesto l’assunzione dei ricercatori vincitori di concorso.
Ma 100 milioni sembrano davvero pochi per accontentare enti di
ricerca, Università e 1.700 precari. Si starebbe pensando di accontentarne almeno una parte, probabilmente i vincitori dei concorsi per l’anno 2002. In ogni caso 300 milioni corrispondono alla maetà dei 600 valutati nei giorni scorsi dalla maggioranza
per rispondere alle priorità indicate. La coperta è ancora corta e forse per questo gli emendamenti ancora non si vedono. Oggi un nuovo round.