Effetto spending review: pagano le società in house

11/02/2013

Effetti collaterali della spending review. Anzi, per ora gli unici effetti e gli unici risparmi. A sei mesi all`approvazione della legge che all`articolo 4 prevede la «riduzione di spese, messa in liquidazione e privatizzazione di società pubbliche» si trarre un primo bilancio degli effetti di questa norma. Partendo da alcuni casi concreti diventa concreta l`evidenza che la norma fatta per far risparmiare lo Stato abbia avuto come unica conseguenza quella di tagliare posti di lavoro, di mandare a casa migliaia di lavoratori.
Ad essere più colpite sono le cosiddette società in house. Si tratta di quelle strutture, spesso dirette emanazioni della pubblica amministrazione, che forniscono beni e servizi quasi esclusivamente per la stessa PA. Entro la fine del 2012 la spending review imponeva che le società con il 90 per cento da prestazione di servizi a favore di pubbliche amministrazioni venissero liquidate o privatizzate. Ebbene, i ritardi (prevedibili) nelle procedure hanno conseguenza la scadenza dei contratti dei lavoratori precari di queste società. Se, dopo la pressione dei sindacati, i lavoratori a tempo determinato dipendenti direttamente della Pubblica amministrazione sono stati prorogati fino a giugno, nessun provvedimento è stato preso per quelli delle società in house. Molti dei quali sono già scaduti o stanno per scadere. «La tempistica della spending review non è stata rispettata – spiega Salvatore Chiaramonte, segretario nazionale Fp Cgil – e i ritardi sono già di circa un mese e mezzo-due mesi rispetto alla time-line prevista dal ministro Patroni Griffi. In questo contesto moltissime società in house non hanno ancora un destino definito e i làvoratori precari sono i primi a pagarne le conseguenze. Per ora – chiosa – è il loro stipendio il solo risparmio per lo Stato, un po` poco per come il governo Monti si era venduto la spending review».
IL PRIMO CASO AL MISE
I precari a casa e gli sprechi che continuano. Il caso più eclatante è quello della Promuovltalia. Si tratta di una agenzia di assistenza tecnica che opera presso la presidenza del Consiglio. La Spending review, al comma 71 dell`articolo 12, prevedeva come irsuo ramo d`azienda Assistenza tecnica al ministero dello Sviluppo Economico dovesse essere ceduto entro il 13 novembre ad Invitalia, l`Agenzia nazionale per l`attrazione degli investimenti e lo sviluppo d`impresa. Lo scorso 3 ottobre un comunicato del Mise annunciava ai sindacati che entro il 13 novembre sarebbe stato sottoscritto un accordo privatistico con «l`individuazione delle attività, dei beni e del personale oggetto del trasferimento». Ma niente è ancora successo. «Le uniche novità riguardano le 130 persone già lasciate a casa e i contratti di molti lavoratori che scadono da marzo a maggio», attaccano i sindacati. Promuovltalia è infatti nata sotto il governo Berlusconi con lo scopo di aiutare il turismo. Nei primi anni è assurta agli onori delle cronache per progetti quanto meno fantasiosi, come quello da 530mila euro per «l`addestramento dei vigili urbani a fini turistici o l`altro da 515mila per la «diffusione del codice mondiale di etica del turismo». Negli ultimi anni è diventata, come detto, una pura «agenzia di assistenza tecnica» per i vari ministeri che opera alle dipendenze della Presidenza del Consiglio. La spending review avrebbe dovuto razionalizzare l`attività della società per risparmiare e invece si sta assistendo solo ad un trasferimento di attività. La più redditizia era proprio quella con il Mise, con contratti già definiti per 20 milioni di euro fino al 2015. Lo spettro di cedere il ramo ad Invitalia per poi chiuderla è reale. Per tutti questi motivi giovedì scorso i 250 lavoratori rimasti hanno scioperato e manifestato sotto al Mise. «Grazie al buon esito dello sciopero e all`ottima adesione dei lavoratori al presidio – commentano in comunicato Filcams e Nidil Cgil e Fisascat e Felsa Cisl – abbiamo strappato l`impegno del ministero ad avere notizie entro due settimane con l`imperattivo di garantiti i livelli occupazionali odierni».