Effetto moratoria, riapre il rubinetto del credito

12/01/2010

Per Confartigianato solo il 15% ha rinegoziato i debiti
MILANO — Il giorno della svolta? Il 3 agosto del 2009. È quella, secondo gli artigiani, la data che ha segnato il cambio di rotta nel rapporto tra imprenditori e banche. Proprio nello scorso agosto il ministro dell’Economia e delle Finanze, il presidente dell’Abi e le associazioni dei rappresentanti delle imprese hanno firmato un accordo per la moratoria dei debiti delle piccole emedie imprese nei confronti del sistema creditizio.
Da un’indagine condotta dall’osservatorio Ispo-Confartiginato emerge chiaramente che gli artigiani (il 70% del campione) conoscono bene il tema della moratoria e il 62% degli interpellati ne dà un giudizio positivo. Se però si chiede agli imprenditori chi ha utilizzato la sospensione, o ha intenzione di farlo, si scopre che solo il 15% (pari a circa 160 mila aziende) ha realmente usufruito del nuovo strumento. E allora perché tanto entusiasmo? «Perché dal 3 agosto scorso è cambiato il clima del dialogo con le banche— afferma Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato — . Al di là della formula tecnica e protocollare prevista dall’accordo, ci sono stati moltissimi casi in cui gli imprenditori hanno potuto rinegoziare i propri debiti. In pratica èmutato l’approccio mentale allo sportello: prima la parola d’ordine era restrizione del credito, dopo il 3 agosto c’è stata l’apertura».
Una volta aperti i cordoni della borsa però l’effetto è stato strano: gli istituti di credito hanno denunciato un calo delle richieste di finanziamento da parte delle imprese. Come se improvvisamente fosse venuta meno l’intraprendenza delle Pmi con la conseguente rinuncia a rivolgersi allo sportello bancario. Fino alla fine del 2009 il mondo produttivo si è chiuso in trincea e ha provato a difendere il difendibile. Adesso che il peggio sembra passato (uno su tre si aspetta una ripresa dell’economia nei prossimi mesi) dall’indagine emerge che, potendo disporre di liquidità immediata, gli artigiani penserebbero per prima cosa a nuovi investimenti (lo ha dichiarato il 37% del campione). Inoltre il 21% del campione ritiene che rispetto all’anno precedente la sua esigenza di credito è cresciuta. «E si tratta di una percentuale destinata a crescere — precisa Fumagalli —. Se il 2009 è stato l’anno della difesa per gli imprenditori, quest’anno bisognerà giocare in attacco, andare a conquistare nuovi mercati, elevare il livello qualitativo dei prodotti e investire in innovazione e sviluppo. Ecco perché il miglior rapporto con le banche potrà servire a garantirci fieno in cascina per ripartire. È l’occasione giusta per mettere alla prova la nuova disponibilità delle banche nei confronti del mondo imprenditoriale».
Per il 2010 però un artigiano su due ritiene che il fatturato della sua impresa rimarrà uguale, mentre ottimisti e pessimisti si pareggiano (19% per parte). Per tutti però la ripresa passa non solo da un sistema creditizio più disponibile ma anche da un regime fiscale più leggero. «Quello è il secondo pilastro del rilancio — concorda Fumagalli — serve una fiscalità agevolata per chi investe i suoi utili in innovazione, per chi patrimonializza la sua azienda, per chi cercherà nuovi partner e mercati stranieri per l’export. Per tutti quelli, insomma che metteranno in atto i processi necessari a una reale ripartenza del proprio business».