Effetto moltiplicatore per la gdo

14/12/2010

MILANO
Un valore aggiunto di 1,4 miliardi di euro e più di 29mila di indotto occupazionale: è l’impulso economico che deriva dalla ristrutturazione di piccoli negozi e grandi superfici a fronte di un investimento iniziale annuo di 1,9 miliardi. I dati arrivano da uno studio condotto da ref. su incarico di Federdistribuzione e Confcommercio che sottolinea come eventuali politiche pubbliche di agevolazione e incentivazione agli investimenti per il rinnovamento delle strutture possano giocare un ruolo molto importante per spingere questo sistema ad alto potenziale di attivazione di produzione e occupazione.
Focalizzandoci sulle grandi superfici, in Italia il parco commerciale della distribuzione moderna (grandi superfici) è costituito da circa 20,5 milioni di metri quadrati, di cui oltre 14 milioni di super e ipermercati attivi nell’alimentare. Il tasso di rinnovo di queste strutture si aggira attorno al 7% l’anno per una spesa totale annua di quasi un miliardo l’anno. Nel costo di rinnovo rientrano opere murarie, installazione di impianti elettrici ed idraulici, attrezzature per la refrigerazione, surgelamento, pesatura e confezionamento, per l’illuminazione, gli arredamenti e l’acquisto di servizi professionali. Un indotto importante, quello smosso dalle attività di rinnovamento dei punti vendita (il discorso vale anche per le piccole superfici), con un valore aggiunto di 750 milioni e oltre 15mila occupati a tempo pieno.
«La distribuzione moderna organizzata – commenta Paolo Barberini, presidente di Federdistribuzione – ha realizzato mediamente negli ultimi anni circa 3 miliardi di investimenti sulle reti commerciali, due terzi dei quali indirizzati all’apertura di nuovi punti vendita e la parte rimanente concentrata sulla ristrutturazione dei negozi. Ora tuttavia l’impatto della crisi sui consumi e il clima di incertezza sul futuro tendono a portare in primo piano le spese per il rinnovo dei punti vendita rispetto a quelli per la crescita del numero degli esercizi». Infatti, come spiega Barberini, gli investimenti in ammodernamento sono lo strumento attraverso il quale le insegne allineano i loro punti vendita alle nuove esigenze dei consumatori, ai nuovi standard di efficienza energetica e tutela ambientale. Rappresentano dunque un fattore chiave per rinnovare e migliorare il servizio ai cittadini e sostenere i consumi.

«Attraverso gli incentivi a questi investimenti della distribuzione – conclude Barberini – si può dare impulso a un sistema in grado di sviluppare un forte indotto locale, composto di imprese artigiane, di professionisti, di prodotti made in Italy, un sistema che alimenta anche un significativo livello occupazionale. Infatti ogni euro impiegato per stimolare questi investimenti crea un moltiplicatore di crescita, di pil e di lavoro totalmente interno al paese, al contrario di ciò che accade con altre scelte di incentivi. Il mondo del commercio deve quindi essere visto come il terminale di una complessiva azione di sostegno agli investimenti, in grado di propagare i suoi effetti positivi su una molteplicità di soggetti particolarmente colpiti dalla crisi ma che rappresentano il tessuto portante dell’economia nazionale».