Effetto immigrati, torna a crescere il lavoro sommerso

03/12/2003





3 dicembre 2003

L’INDAGINE

Effetto immigrati, torna a crescere il lavoro sommerso
Secondo una ricerca del Censis per il dicastero del Welfare il Mezzogiorno è il più colpito

      ROMA – Torna a crescere il «lavoro nero» in Italia nel 2003. Soprattutto al Sud, in particolare tra gli immigrati. E’ quanto emerge da un’indagine del Censis per il ministero del Welfare su 500 «testimoni locali», tra camere di commercio, datori di lavoro, sindacati, Inps. Il 54,6% del campione sondato ritiene che nell’ultimo anno le forme di lavoro irregolari siano aumentate. A riprova di quella che potrebbe essere «una battuta d’arresto nei processi di regolarizzazione se non addirittura una vera e propria recrudescenza del fenomeno», l’istituto cita le rilevazioni Istat sulle forze lavoro che, nei primi tre trimestri del 2003, segnalano un rallentamento nella crescita del numero degli occupati (solo »0,4% tra luglio 2002 e 2003). In assenza di stime attendibili sul sommerso per il 2003, a causa del procedimento di regolarizzazione degli immigrati, l’istituto guidato da Giuseppe De Rita, si limita a articolare il fenomeno in tre tipologie: rapporti regolari solo in teoria ma che di fatto presentano difformità (45%); occupazione irregolare in un contesto aziendale o lavorativo regolare (28%); lavoro totalmente sommerso (27%). Il sommerso aumenta dunque soprattutto come irregolarità parziale: mancato rispetto di normative fiscali e contributive. Una tipologia di «sommerso ricco» che va a aggiungersi alla più tradizionale occupazione non dichiarata, di tipo marginale, prevalente nel Sud.
      L’articolazione territoriale del fenomeno non presenta particolari sorprese. I livelli massimi vengono raggiunti nelle province di Catanzaro e Reggio Calabria con il 29,9% e il 29,5% di irregolari (anche Vibo Valentia e Cosenza sono ai primi dieci posti); seguono Caserta (29,4%) e Napoli (28,7%) e poi le siciliane Enna (29,1%), Palermo (28,2%), Messina (26,7%) e Catania (26%). Ben 33 province hanno un tasso di irregolarità minimo compreso tra il 7% e il 12%. Tra queste, Milano e Bologna, gran parte del Piemonte, Alessandria in testa (7,6%).
      Il «lavoro nero», già dal 2002, interessa soprattutto gli immigrati e non più i disoccupati. Una recente indagine Censis su 1.200 immigrati con permesso di soggiorno nel Sud, residenti da oltre due anni, ne registrava il 21,6% occupato in «nero». Il 17,6% aveva avuto in passato altri rapporti di lavoro sommerso. Del 78,1% che dichiarava di lavorare regolarmente il 50,2% proveniva da un lavoro «nero», il 27,9% da un’occupazione regolare. La categoria di lavoratori più a rischio d’irregolarità sono gli autonomi, seguiti dai lavoratori dipendenti presso famiglie e aziende.
      Per ridurre il fenomeno, conclude il Censis, non basta agire sul fisco o aumentare i controlli, ma è «indispensabile articolare azioni di contrasto per tipologie, settori e territori».
Antonella Baccaro


Economia