EFFAT Tourism Sector Conference-Dublino – 8 e 9/10/2010

EFFAT Project “Changing ownership patterns in transnational hotel and restaurant chains and their impact on workers’ information and consutation rights”

In questi 2 giorni si è tenuto il convegno sul progetto che EFFAT sta sviluppando per valutare l’impatto sui lavoratori delle multinazionali, sia alberghiere che di ristorazione, conseguente ai vari tipi di gestione delle singole strutture e ai cambiamenti che stanno avvenendo in questo campo. Infatti in questi anni stiamo assistendo alla trasformazione di molte catene multinazionali (soprattutto alberghiere) in aziende estremamente leggere, ovvero si stanno liberando sia dei beni immobiliari, vendendo gli edifici di proprietà sedi degli hotels, sia di parte dei servizi offerti, esternalizzando soprattutto il pulimento ma non solo. Questo permette alle multinazionali di avere profitti più alti e più rapidamente. A questo proposito va ricordato come le catene alberghiere siano state tra le prime aziende ad internazionalizzarsi e ad offrire esempi di modelli di gestione complessi quali il leasing, il franchising e gli altri contratti differenti.
Questa cessione di asset non avviene solo in multinazionali in difficoltà economica che devono recuperare costi e liquidità, ma anche in quelle “floride”, che si sono espanse comunque grazie a finanziamenti di azionisti e banche, i quali, soprattutto in questo momento di crisi finanziaria, hanno necessità o gradiscono, dividendi più alti.
Qual è la ricaduta di questo processo e dei vari contratti di gestione o affiliazione sui lavoratori? Quali cambiamenti subiscono i lavoratori di strutture che cambiano marchio? Si parla di hotel virtuali per quegli hotel che espongono un brand ma all’interno lavorano persone dipendenti di più società di outsourcing. A questo punto sorge la domanda: chi ha le chiavi dell’albergo? Ovvero chi ha il vero potere decisionale sull’organizzazione del lavoro? Chi ha il dovere fondamentale di informare e consultare i lavoratori, come da Direttiva Europea 2002/14? Spesso la risposta è assai confusa e per illustrarci la questione sono intervenuti alcuni esperti che hanno tenuto le seguenti sessioni:

    ·PROF.SSA Angela Roper, modelli di affari delle catene alberghiere multinazionali in Europa , ha illustrato le varie tipologie contrattuali di gestione usate dalle principali catene alberghiere multinazionali in Europa, e quali sono i motivi delle scelte che le aziende stanno operando in questo campo. Questo intervento è stato molto utile per aiutarci a visualizzare quale direzione stanno prendendo le multinazionali e di fronte a quali problemi ci si troverà sempre più ad operare;
    ·Mappatura delle catene alberghiere multinazionali in Europa, tenuto sempre dalla prof.ssa Roper, ci ha dato un quadro di riferimento sulle cifre della presenza delle multinazionali alberghiere in Europa e dei vari marchi che li appartengono.
    ·Dr. Ricardo Rodriguez, Mappa degli effetti e della rappresentanza dei lavoratori nelle catene alberghiere tansnazionali in Europa, nel progetto dell’Effat il dr Rodriguez si occupa della realizzazione di un database sulle multinazionali alberghiere e sulla rappresentanza presente al loro interno a tutti i livelli nei 27 Paesi EU, nei Paesi dell’area europea più Turchia e Croazia. Per questo mastodontico progetto è stato richiesto un grande impegno alle OOSS per il recupero dei dati sia del numero dei lavoratori sia del tipo di rappresentanza presente e dove. Risulta subito evidente come sia difficile recuperare i dati, anche solo occupazionali, in molte compagnie che operano solo con franchising o simili.
    ·PROF. Philip Dorssemont, Proprietà/strutture giuridiche VS i diritti dei lavoratori a l’informazione e alla consultazione. In questa sessione il professore ci ha illustrato i problemi giuridici dell’applicazione della direttiva europea 2002/14 nelle aziende dove applicano contratti di gestione che rendono difficoltoso capire chi ha il dovere di informazione e consultazione. La direttiva impone l’informazione in temi di aspetto economico e la consultazione in temi di aspetto sociale. Ci ha anche illustrato alcuni casi in dibattuti davanti alla Corte di Giustizia Europea sulla responsabilità dell’applicazione dei suddetti diritti dei lavoratori.

Durante queste sessioni è stato fondamentale e molto importante l’apporto dei partecipanti alla discussione, ciascuno dei quali ha dato il suo punto di vista dalla prospettiva della propria esperienza.

La giornata del 9 è iniziata con la presentazione del marchio Fair Hotels, progetto realizzato dai sindacati irlandesi nel loro Paese. L’iniziativa nasce dall’esigenza delle unions di rientrare negli hotels dopo che la parte padronale, negli anni ’90 in piena espansione liberista, aveva smantellato la forte presenza sindacale nei grandi hotels irlandesi arrivando a chiudere molte strutture per riaprirle qualche mese dopo con personale diverso o non sindacalizzato. Questa politica aggressiva appoggiata dal governo conservatore, unita al fatto che in Irlanda non vi è obbligo di contrattazione collettiva (esiste la tariffa minima salariale e spesso viene applicata quella) e i sindacati non hanno personalità giuridica, ha obbligato le unions a cercare strade alternative per far recuperare densità sindacale sui posti di lavoro e strumenti per le contrattazioni. Nasce così la proposta di questo marchio che attraverso un percorso di verifiche, certifica che vi è rappresentanza dei lavoratori all’interno del singolo hotel e che vi si applica un contratto collettivo (siglato e valido per singole unità operative). Quale è il vantaggio per le aziende? Attraverso una politica di sconti ad hoc rivolta agli iscritti ai sindacati nazionali (e non solo!) si assicurano la leadership su un mercato che solo sul suolo nazionale conta 800.000 persone, in più i sindacati scelgono questi hotels per i loro numerosi meetings e congressi.
Fair hotels è un progetto assai interessante, soprattutto per quei Paesi dove i diritti di rappresentanza e consultazione dei lavoratori non sono garantiti dal legislatore o da una prassi consolidata. In Paesi come il nostro potrebbe essere interessante sviluppare altri criteri per creare una certificazione simile, anche se bisognerebbe rendere le verifiche estremamente precise e continue.
La discussione è proseguita con la relazione delle attività svolte dall’Effat e con la presentazione e progetti futuri. Tra questi risalta il progetto SAFE HOST sviluppato dal dipartimento attività internazionali della Filcams per combattere l’orrendo fenomeno dello sfruttamento sessuale minorile nel turismo, attraverso un percorso di iniziative che coinvolgono anche i principali tour operators europei e che potrebbero portare alla stesura di un codice etico per la filiera del turismo, anche quale nuova base di discussione nell’ambito del Dialogo Sociale Europeo.
L’esperienza di questi due giorni è stata assolutamente positiva, il condividere le problematiche dei sindacati nei vari Paesi europei per cercare soluzioni comuni, l’aiuto di validi esperti per studiare e comprendere quale strada le aziende multinazionali del settore stiano percorrendo o, ancora meglio, per percorrere, ci offre strumenti essenziali che dobbiamo fare nostri per poterci organizzare meglio e affrontare così il confronto con le stesse imprese.

A cura di Nicola Poli