EFCI- UNI EUROPA Posizione congiunta

EFCI- UNI EUROPA Posizione congiunta sulla proposta per una direttiva sulle
“Condizioni di entrata e residenza di cittadini di nazioni terze nel contesto di un trasferimento intrasocietario” COM (2010) 378

Dichiarazione congiunta dei partner sociali europei nel settore dei servizi di pulizia

EFCI (Federazione Europea Servizi di Pulizia) La Federazione Europea dei servizi di Pulizia (EFCI) rappresenta e promuove gli interessi degli appaltatori dei servizi di pulizia in 19 Stati Membri dell’Unione Europea. e UNI Europa UNI Europa una federazione sindacale europea. Riunisce i sindacati che organizzano i settori dei servizi e delle competenze. Conta 320 organizzazioni sindacali affiliate e rappresenta 7 milioni di lavoratori in 50 paesi. hanno preso nota della proposta di direttiva della Commissione Europea e vorrebbero con la presente avanzare la loto posizione congiunta riguardo questa proposta legislativa. Attraverso il presente documento di posizione, EFCI e UNI Europa desiderano attirare l’attenzione su una serie di elementi, che sono di grande importanza per le aziende e per i lavoratori dipendenti che offrono servizi di pulizia.

EFCI e UNI Europa rappresentano oltre 158.000 aziende, per un profitto annuale di circa 62 miliardi di euro, e un totale di più di 3.75 milioni di lavoratori. Sono riconosciuti dalla Commissione Europea (DG Occupazione, Affari Sociali e Pari Opportunità) come partner sociali settoriali europei, in base ai Trattati Europei. Ulteriori informazioni possono essere trovate sui seguenti siti web: www.efci.eu e www.uni-europa.org.

Commenti generali

Il settore dei servizi di pulizia è cresciuto costantemente negli ultimi 20 anni, per la diretta conseguenza dell’outsourcing di una serie di funzioni che precedentemente erano svolte a livello interno. Il settore soddisfa una serie di necessità fondamentali della società quali la pulizia, l’igiene (in particolare all’interno di ospedali, industria alimentare, scuole, etc.) e la protezione dell’ambiente. Rappresenta, in termini economici e sociali, una delle aree più dinamiche nel contesto dei servizi aziendali dell’Unione Europea. Il dinamismo del settore si traduce direttamente in una creazione costante di posti di lavoro. Resta tuttavia poco conosciuto e la sua immagine pubblica deve essere valorizzata.

In tutti gli Stati Membri della UE, il settore si confronta con la tendenza da parte dei clienti di selezionali gli appalti di pulizia in base al prezzo più basso, che resta l’unico criterio. In quanto settore intensivo da un punto di vista della forza lavoro (circa l’80% dei costi di produzione), il prezzo della fornitura di servizi si basa principalmente sui costi del personale (inclusi salari e costi aggiuntivi relativi alla forza lavoro). Questo porta come risultato una pressione competitiva molto alta, che a sua volta porta gli appaltatori a presentare proposte molto rigide, spesso a danno della qualità dei servizi, delle condizioni di lavoro e della formazione del personale.

Tutto sembra dimostrare che la situazione stia andando nella direzione contraria ai tentativi fatti in quest’area verso lo sviluppo sostenibile e delle professionalità nel settore. Questo si traduce nella persistente immagine negativa di cui soffre il settore; porta i dipendenti a provare una certa insoddisfazione verso le condizioni di lavoro e ha anche un impatto sui livelli di mantenimento dei posti di lavoro nel settore. Infine, danneggia seriamente la capacità del settore di attirare nuovi dipendenti, giovani in particolare.

La situazione danneggia tutti gli sforzi fatti dalle aziende del settore delle pulizie di fornire servizi di qualità (iniziando dalla formazione del personale) e di adattare le loro risposte alle necessità dei clienti. Mette il personale (sempre più spesso a confronto diretto con l’utilizzatore finale del servizio) in una situazione molto difficile. Inoltre, questo spesso conduce all’emergere di situazioni di competizione sleale e pratiche professionali illegali, sistematicamente condannate da EFCI e UNI Europa. Queste pratiche danneggiano l’immagine del settore nel suo complesso e impediscono in maniera considerevole lo sviluppo delle professionalità.

Commenti specifici

EFCI e UNI Europa hanno forti interessi nei confronti di tutte le leggi europee che hanno un impatto sull’occupazione, la competitività e le condizioni di lavoro delle aziende e dei lavoratori dipendenti del settore. La presente proposta di direttiva nella sua versione attuale porta a una distorsione della competizione e a effetti potenzialmente dannosi sull’occupazione. Come conseguenza di questo, EFCI e UNI Europa considerano i seguenti cambiamenti alla proposta di direttiva cruciali.

    1.Scelta della base giuridica

EFCI e UNI Europa denunciano con forza il fatto che l’articolo 79 TFUE (immigrazione) è stato scelto come la sola base legale della proposta di direttiva, anche se prevede delle importanti disposizioni riguardanti le leggi sull’occupazione e avrà quindi un impatto significativo sui mercati del lavoro degli Stati Membri e sui loro sistemi di relazione industriale. Questa iniziativa legale avrebbe pertanto dovuto essere basata sull’art. 154 TFUE e avrebbe dovuto dare ai partner sociali l’opportunità di essere consultati prima della pubblicazione della proposta di direttiva.

Scegliendo l’articolo 79 TFUE come sola base legale, la Commissione Europea ha lucidamente evitato la consultazione con i partner sociali prevista dall’articolo 154 TFUE. Tale consultazione non solo sarebbe stata a sostegno degli obiettivi del trattato di Lisbona inerenti al rafforzamento del ruolo del dialogo sociale nella UE, ma avrebbe anche fornito un’opportunità di risolvere alcune delle disposizioni conflittuali in anticipo.

Infine, non è comprensibile la ragione per cui la questione dei lavoratori trasferiti all’interno di un’azienda non sia trattata attraverso la direttiva “Carta Blu UE” (2009/50/CE) già esistente, che definisce le condizioni di entrata e residenza dei cittadini di nazioni terze ai fini dell’occupazione altamente qualificata nella UE.

    2.Ambito della direttiva – Articolo 2

Esiste un forte rischio di creare confusione relativamente alle condizioni di lavoro e salariali dei lavoratori trasferiti all’interno di un’azienda. In ogni caso, deve essere garantito dalle disposizioni della direttiva proposta che le condizioni di lavoro e salariali dei lavoratori trasferiti siano conformi ai regolamenti del paese ospitante, e quindi che siano garantiti una competizione e un trattamento equo dei lavoratori.

Solo la conformità con i principi del paese ospitante garantisce la protezione dei lavoratori e una competizione equa tra aziende presenti nel paese ospitante e quelle presenti in un paese terzo, assicurandosi che questi ultimi non possano aggirare gli standard di lavoro superiori esistenti nel paese ospitante e quindi ottenere un vantaggio competitivo. Questo principio si deve applicare a prescindere dal fatto che il lavoratore trasferito svolge la sua attività nel primo Stato Membro della UE o in un altro Stato Membro.

    3.Definizione di “specialista” – Articolo 3 f

Il termine “specialista” deve essere definito in maniera più stringente e precisa, poiché la definizione proposta è troppo ambigua e vaga. La definizione proposta permetterebbe a quasi ogni lavoratore, più o meno qualificato, di essere classificato come specialista, e quindi di beneficiare dello status privilegiato di lavoratore trasferito all’interno di un’azienda.

Di conseguenza, EFCI e UNI Europa richiedono con forza che la definizione di specialista essenziale e specifico rispetto alla struttura deve essere raggiunta attraverso un alto livello di qualifica. Questo alto livello di qualifica deve essere dimostrato da un diploma o un certificato che attesti un educazione post secondaria di almeno tre anni e a cinque anni di esperienza professionale. L’esperienza professionale deve essere correlata a un livello paragonabile di educazione post secondaria.

    4.Definizione di “laureato in tirocinio” – Articolo 3 g

Il termine “laureato in tirocinio” deve essere chiarito per garantire una distinzione limpida tra dipendenti ordinari che sono salariati dall’impresa che opera il trasferimento. Questo inoltre è importante per prevenire la sostituzione del lavoro ordinario da parte dei tirocinanti. Deve essere garantito che i tirocinanti, che sono potenzialmente molto vulnerabili in termini di sfruttamento e abusi, non siano sfruttati in quanto alternativa a basso prezzo rispetto ai lavoratori ordinari.

    5.Criteri di ammissione – Articolo 5 b

La questione se un lavoratore trasferito all’interno di un’azienda debba essere impiegato presso l’impresa per almeno 12 mesi immediatamente precedenti il trasferimento viene lasciata a discrezione degli Stati Membri. Questo requisito deve essere obbligatorio per evitare effetti negativi per quegli Stati Membri che introdurranno questo requisito nella loro legislazione e quindi avranno regolanti nazionali più severi. In caso contrario, si potrebbe verificare una situazione di “forum shopping” causata dal trasferimento di imprese e una “corsa al ribasso” da parte di quegli Stati Membri che non prevedono questo requisito, poiché potrebbero risultare più “attraenti” per le imprese che trasferiscono i loro cittadini di nazioni terze.

    6.Sanzioni – Articolo 8

Il prevedere sanzioni proporzionate e dissuasive per le entità ospitanti l’impresa in caso di mancata osservanza delle condizioni di ammissione viene lasciato a discrezione degli Stati Membri. La possibilità di prevedere sanzioni non può essere considerata una competenza degli Stati Membri ma deve essere resa obbligatoria, in caso di non conformità con le condizioni di ammissione.

Oggi è già molto complicato per le autorità dei paesi ospitanti controllare e garantire il rispetto delle condizioni di lavoro e salariali esistenti per i dipendenti stranieri che sono distaccati in nazioni ospitanti in base alla Direttiva sul Distacco dei Lavoratori (96/71/CE). Come è ampiamente risaputo, meccanismi adeguati di controllo e attuazione sono molto difficili da applicare e inefficaci a livello pratico, in particolare quando l’impresa non è conosciuta dalle autorità competenti e/o è basata al di fuori del loro territorio. Contro questo meccanismo, deve essere evitato che la presente proposta di direttiva renda la possibilità di controllo e conformità in relazione alle condizioni salariali e di lavoro esistenti ancora più complicata se non impossibile. Solo un meccanismo di controllo efficiente può garantire un’equa competizione e evitare pratiche di dumping sociale.

    7.Mobilità tra Stati Membri – Articolo 16

L’Articolo 16 della proposta di direttiva permette una mobilità totale dei lavoratori trasferiti all’interno di un’azienda tra Stati membri UE, una volta ottenuto il permesso da parte del primo Stato Membro. Questa disposizione crea un quadro poco chiaro, che mina l’applicazione del principio di paese ospitante. È quindi indispensabile che per ogni ulteriore trasferimento in un altro Stato Membro sia controllata nuovamente la conformità con i criteri di ammissione determinati dall’Articolo 5.

Noi suggeriamo con forza dunque che per ogni ulteriore trasferimento in un altro Stato Membro questo Stato Membro ospitante deve intraprendere una procedura di richiesta, scrutinio e autorizzazione separata per quanto riguarda i criteri di ammissione determinati dall’Articolo 5 e che la conformità del principio di paese ospitante in relazione con le condizioni di lavoro e salariali sia garantita. Deve essere rigorosamente evitato che gli Stati Membri con standard sociali e salari più alti non possano essere conformi con i loro regolamenti nazionali in caso di trasferimento di lavoratori all’interno di un’azienda.

Conclusioni

L’intera proposta di direttiva e in particolare le disposizioni presenti negli articoli 2, 3, 5, 8 e 16 presentano il serio rischio di causare dumping sociale e una competizione sleale attraverso l’ottenimento di permessi di lavoro senza la possibilità di controlli efficienti da parte delle autorità nazionali competenti per quanto riguarda le informazioni fornite.

Per queste ragioni, i partner settoriali europei del settore delle pulizie, EFCI e UNI Europa richiedono l’esclusione dei servizi di pulizia dall’ambito della proposta di direttiva.

Firmato a Bruxelles il 29 novembre 2011

Andreas LillLaila Castaldo
Direttore Generale EFCIResponsabile Politiche UNI Europa
Propertiy Services

Traduzione a cura di: Federico Tani