“EconomiaLiquida (3)” L’effetto domino spaventa le imprese

30/05/2005
    sabato 28 maggio, 2005

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    VIALE DELL’ASTRONOMIA: INASCOLTATI GLI APPELLI SULLA SOSTENIBILITÀ DEI CONTI
    L’effetto domino spaventa le imprese
    Industriali preoccupati per i rinnovi nel settore privato

      retroscena
      Roberto Ippolito

        ROMA
        SOLTANTO sedici parole: «Basta con contratti i cui rinnovi costano sacrifici alle finanze pubbliche senza migliorare i servizi resi». Nelle quaranta pagine del discorso pronunciato giovedì mattina all’assemblea della Confindustria da Luca Cordero di Montezemolo, sono queste le parole usate per parlare di pubblico impiego.

        Un modo per ricordare le preoccupazioni manifestate negli ultimi mesi sugli effetti di aumenti troppo robusti. In fondo una specie di rapido promemoria. Da tempo quello che gli imprenditori volevano dire l’avevano detto: sul rischio di incentivare la spirale rivendicativa nel settore privato, con il negoziato per i metalmeccanici aperto, e di far correre ancora di più il deficit pubblico.

        Tutto questo è stato sottolineato in tante occasioni. E non c’era quasi bisogno di ripeterlo. Tutto sommato, perciò, la breve frase di Montezemolo ha rilievo per un motivo particolare: accentua l’attenzione sulla qualità della pubblica amministrazione. Fra l’altro è inserita al termine dei ragionamenti sulla semplificazione burocratica, cavallo di battaglia del vertice Confindustria ed esigenza molto avvertita dalle imprese. E arriva subito dopo la sollecitazione a «mettere con convinzione meritocrazia e produttività al centro delle carriere del servizio pubblico».

        La necessità di «migliorare i servizi resi» è dunque uno dei motivi che hanno spinto la Confindustria a seguire con grande interesse la lunga maratona delle trattative. Una Confindustria che, oltretutto, vede poca chiarezza nel rapporto tra amministrazioni centrali ed enti locali. Tanto da non nascondere tutti i suoi timori per le confusioni di competenze, le sovrapposizioni, la moltiplicazione dei costi, delle procedure e dei dipendenti.

        E con il deficit pubblico che continua a salire l’entità degli aumenti per il pubblico impiego non è certo indifferente. Questo spiega perchè la Confindustria ha invitato il governo e i sindacati a tener conto delle compatibilità di bilancio: il controllo dei conti pubblici è un punto fermo.
        L’impegno a non pregiudicare i conti pubblici deve valere per il pubblico impiego, come per l’Irap la cui abolizione è chiesta dall’Unione europea ed è ritenuta fondamentale per liberare risorse e contribuire al recupero di competitività («Non vogliamo pagare con più deficit quella tassa che comunque deve essere rimossa» ha affermato Montezemolo all’assemblea di giovedì).

        Ci sono dunque preoccupazioni per lo Stato e preoccupazioni per le imprese stesse. E’ forte la paura che il rinnovo contrattuale del pubblico impiego provochi una voglia di imitazione. Era il 17 marzo scorso quando, con un’intervista alla «Stampa», il vicepresidente per le relazioni industriali Alberto Bombassei fece notare che, «negli ultimi dodici mesi, sono stati effettuati 27 rinnovi contrattuali nazionali per due milioni di lavoratori del settore privato con incrementi di retribuzione pari a una media di 85 euro a regime per il biennio 2005-2006».

        E già allora non c’era alcun dubbio sul superamento di quella cifra per gli statali. Si trattava solo di capire a che punto si sarebbe fermata la trattativa fra il governo e i sindacati che hanno però contestato i numeri della Confindustria accusandola di interferire in una materia non di sua competenza.

        La Confindustria ha obiettato che gli imprenditori sono attenti innanzitutto «come cittadini» ai conti pubblici e non ha fatto mistero sulla posta in gioco dal suo punto di vista: evitare che gli statali tirassero la volata alle altre categorie e soprattutto ai metalmeccanici, mentre l’economia italiana va a marcia indietro ed è ormai in recessione.

        Sempre giovedì Montezemolo ha parlato in generale di «piattaforme rivendicative al di fuori di ogni compatibilità e che pretendono di stravolgere unilateralmente le regole del gioco». Troppo ovvio pensare che queste considerazioni possano essere riferibili soprattutto ai metalmeccanici.

        Proprio ieri, parlando a Osimo all’assemblea degli industriali di Ancona, Bombassei ha rilevato l’incomunicabilità fra le parti per il contratto dei metalmeccanici: «Nessuno si sposta; speriamo che la situazioni cambi in futuro».

          E c’è anche un discorso più generale. La Confindustria sta preparando un documento da proporre alla Cgil, alla Cisl e alla Uil che parte dal riconoscimento delle difficoltà di larghe fasce di lavoratori, ma senza trascurare quelle delle imprese. Con un obiettivo ambizioso: rifondare le relazioni sindacali.