“EconomiaLiquida (2)” In Europa il Belpaese due punti e mezzo sotto la media

30/05/2005
    sabato 28 maggio, 2005

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    LE CLASSIFICHE COME REDDITO PRO CAPITE
    In Europa il Belpaese due punti e mezzo sotto la media
    Gran Bretagna e Francia ci hanno distanziati, la Spagna ci ha quasi raggiunti, l’Irlanda ci ha superati

      analisi
      Stefano Lepri

        ROMA
        L’ERBA del vicino appare sempre la più verde a chi nervosamente la spia per confrontarla con la propria; però può anche darsi che lo sia davvero. Per misurare il loro benessere, gli italiani nel loro insieme si confrontano con i vicini europei, e all’interno si confrontano tra di loro, tra categorie e professioni: i mutamenti di posizione, le tendenze, colpiscono molto più delle medie generali. Negli Anni 80 ci vantavamo di aver scavalcato l’Inghilterra, e i più euforici sognavano di sorpassare anche la Francia; dopo, è andata diversamente.

        Quanto è ricca l’Italia? Come dimensione complessiva dell’economia, misurata dal prodotto interno lordo, siamo oggi nel 2005 l’ottava potenza del mondo, scavalcati l’anno scorso dalla Cina, dopo essere stati a lungo la settima ed esserci brevemente illusi di sostituire la Gran Bretagna come sesta. Rappresentiamo poco meno del 4% dell’intera economia planetaria. Come reddito per persona, o pro capite, corretto per il potere d’acquisto della moneta, siamo poco sotto gli altri grandi Paesi europei; ma negli ultimi anni la distanza da Gran Bretagna e Francia tende ad aumentare, mentre al di sotto la Spagna ci ha quasi raggiunto e l’Irlanda ha superato tutti quanti.

          Nella media europea, risulta una perdita di posizioni. Dieci anni fa (dati Eurostat) il Pil pro capite dell’Italia era circa due punti percentuali e mezzo sopra la media dei 12 Paesi che oggi fanno parte dell’euro; ora è circa due punti e mezzo sotto. Peraltro non tutti sono in grado di fare confronti con gli altri Paesi; e vista dal suo interno l’Italia continua ovviamente a mostrare indici da Paese ricco, come possesso di beni e qualità dei consumi. Per numero di automobili a persona siamo al terzo posto nel mondo dopo Usa e Australia. I nostri redditi medi non sono andati indietro, sono solo cresciuti meno di quelli dei vicini.

            Il dato citato ieri dal presidente del Consiglio proviene dall’ultimo Bollettino economico della Banca d’Italia: «Nel confronto internazionale la ricchezza complessiva delle famiglie italiane è elevata, pari a circa otto volte il reddito disponibile». Con i bassi tassi dell’euro il possesso della casa si è ulteriormente allargato, raggiungendo circa l’80% delle famiglie; l’ondata di acquisti ha gonfiato i valori immobiliari. Il solo patrimonio finanziario ammonta a circa 124.000 euro in media per famiglia. D’altra parte la sensazione di impoverimento è diffusa e l’indice di fiducia dei consumatori oscilla nel 2005 ai livelli più bassi dell’ultimo decennio. Una spiegazione possibile è che siano aumentate le disuguaglianze; il divario tra ricchi e poveri, per farla breve. Però dai dati disponibili questo non risulta. La ricchezza accumulata citata da Berlusconi è molto più disegualmente distribuita del reddito annuale (il 10% più benestante delle famiglie possiede il 45% della ricchezza netta, secondo l’indagine della Banca d’Italia), ma lo è sempre stata e dai dati disponibili non risultano cambiamenti. L’indice di disuguaglianza tra i redditi pure è rimasto abbastanza costante nell’ultimo decennio.

              Tra gli economisti la spiegazione più in voga del senso di impoverimento è quella fornita da Andrea Brandolini della Banca d’Italia (a titolo personale, su www.lavoce.info): c’è stato «un mutamento delle posizioni relative delle diverse classi sociali». Secondo l’ultima indagine della Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie, il reddito disponibile per le famiglie di operai e impiegati dal 1995 al 2002 è aumentato di appena lo 0,4% all’anno; per le famiglie di lavoratori autonomi del 2,3% e per quelle di dirigenti del 2,7%. Inoltre «la quota delle famiglie operaie a basso reddito è aumentata, mentre quella delle famiglie di lavoratori autonomi è diminuita». Calcolandone il potere d’acquisto, «le retribuzioni medie pro capite erano nel 2003 allo stesso livello di dieci anni prima». Nel quadro disegnato anche dall’ultimo rapporto dell’Ocse, gli anni dell’euro e dell’accelerata globalizzazione hanno frenato i redditi dei settori dell’economia più esposti alla concorrenza internazionale (soprattutto l’industria manifatturiera), mentre i settori protetti (servizi, professioni) sono riusciti ad espandere la propria fetta.