“EconomiaLiquida (1)” Siniscalco «processato» per l’apertura a Confindustria

30/05/2005
    sabato 28 maggio, 2005

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    IN CONSIGLIO DEI MINISTRI IL TITOLARE DELL’ECONOMIA FINISCE SUL BANCO DEGLI «IMPUTATI»
    Siniscalco «processato»
    per l’apertura a Confindustria
    Il primo assalto da Tremonti: «Nessuno può dire che la relazione
    di Montezemolo sia stata eccellente». A ruota attaccano i leghisti

      retroscena
      Augusto Minzolini

        ROMA
        IL «la» lo ha dato inconsapevolmente lo stesso presidente del Consiglio. Al solito per amore di una battuta. Mentre in Consiglio si parlava di quale ministro si sarebbe dovuto occupare del centro per la ricerca nucleare di Brindisi, che in parte è sotterraneo, Silvio Berlusconi ha scherzato con Lunardi: «In questo caso – gli ha detto – non dovremmo chiamarti il ministro delle gallerie, ma il ministro del buco». Mentre parlava accanto lui c’era Giorgio La Malfa che gli si era avvicinato per consegnargli una lettera, il quale non ha potuto fare a meno di chiosare le parole del Cavaliere: «Ma presidente – gli ha sussurrato guardando nella direzione del ministro dell’Economia Siniscalco – noi il ministro del buco già lo abbiamo». E Berlusconi, che per una battuta sarebbe pronto a scatenare anche una guerra, ha colto subito al volo l’occasione: «Sì, sì, mi dicono che la carica di ministro del buco è già stata assegnata, è di Siniscalco».

        Insomma, una battuta che è rimasta tale in una riunione che si era trasformata in un mezzo «happening», con il premier che scendeva nel cortile di Palazzo Chigi per ricevere Tony Blair e lo introduceva di sorpresa nella stanza del Consiglio dei ministri. E con la maggior parte degli astanti che aveva orecchie solo per il contratto degli statali, una questione ricca di risvolti elettorali. Alle critiche del presidente della Confindustria, Luca di Montezemolo, nei confronti del governo il premier fino a quel momento aveva dedicato solo poche parole davanti ai suoi ministri: «Mi dispiace solo che non ha detto una parola sulle cose buone che abbiamo fatto».

        Lo scenario è cambiato, invece, quando Berlusconi dopo aver preso in giro insieme a Blair i ministri leghisti per le cravatte verdi, ha lasciato la riunione per pranzare con il premier inglese. A quel punto Siniscalco, colpevole di aver dato un giudizio positivo sull’intervento di Montezemolo, si è trovato sotto un fuoco incrociato. Il primo a sparare – e il più duro – è stato il vice-premier, Giulio Tremonti. E’ partito dal contratto degli statali eppoi, con un pizzico di malizia, ha virato per centrare il problema della Confindustria: «Una parte dei nostri imprenditori – ha spiegato – ha la cattiva abitudine di essere irriconoscente. Dovremmo ricordarcelo occupandoci di Irap. In ogni caso nessuno può dire che la relazione di Montezemolo sia stata eccellente». Una critica diretta all’aggettivo usato da Siniscalco.

        Dietro a lui si sono scatenati i ministri leghisti, a cominciare da Calderoli: «Quelli – ha detto – pensano solo alle loro tasche». Battute simili sono arrivate dai ministri della destra sociale, mentre Fini secondo il racconto di qualcuno dei presenti – ma l’interessato ha poi smentito – avrebbe ironizzato sull’atteggiamento del presidente della Confindustria: «Ha una faccia pubblica e una privata. In pubblico non ci riconosce le cose buone che abbiamo fatto. In privato invece le ammette». Una battuta presa pari pari da una confidenza che Berlusconi aveva fatto in una riunione del Consiglio dei ministri di qualche mese fa: «Montezemolo non ci è nemico. Lui stesso ci dice di non stare appresso ai discorsi perché glieli scrivono».

        Inutile aggiungere che i giudizi negativi su Montezemolo sono ricaduti sull’unico ministro che ne aveva parlato bene, Siniscalco. «E’ rimasto l’unico difensore della Confindustria», lo ha quasi sbeffeggiato Calderoli alla fine del Consiglio dei ministri. Ma se qualche ministro cova una voglia di «revanche» nei confronti della Confindustria, Berlusconi sembra intenzionato a seguire una via più «pragmatica». Certo ieri il premier ha commentato piccato la notizia del Sole-24 ore, il quotidiano di Confindustria, secondo la quale il 96% dei fondi per la comunicazione di Palazzo Chigi sarebbe stato speso in pubblicità delle tv commerciali, cioè di proprietà del Cavaliere: «Non conosco i dati, ma sarebbero stati spesi bene, visto che gli spot in mezzo ai programmi, che si possono fare solo sulle tv commerciali, sono i più efficaci». Come pure davanti alle telecamere non ha nascosto quale a suo parere sarebbe il limite dell’analisi di Montezemolo: «Nella sua relazione ha elencato cose e obiettivi su cui sono d’accordo. La difficoltà è però come farle in un ambito istituzionale e politico come quello italiano, con le opposizioni che abbiamo, con le risorse che abbiamo».

          Il premier, però, non ha nessuna intenzione di rivalersi nei confronti di Confindustria nel calibrare l’intervento sull’Irap. Su quell’argomento Berlusconi continua a seguire la sua filosofia: «Probabilmente le parole dure che ci hanno fatto arrivare – ha spiegato ancora ieri in privato ai suoi collaboratori – fanno parte della trattativa sull’Irap. Io gli chiederò solo una cosa: che le risorse che gli diamo siano usate per gli investimenti e non finiscano nelle loro tasche. E semmai gli farò notare che a questo mondo anche la riconoscenza è una dote». Appunto, in tempo di elezioni Berlusconi sa bene che non è saggio esagerare. Le polemiche semmai le lascerà ai suoi «vice». A Tremonti che ieri, forse pensando al Siniscalco che il centro-sinistra e la Confindustria vorrebbero, ha demolito l’immagine del «ministro tecnico»: «E’ una figura che non esiste in Costituzione – ha sentenziato il vicepremier -. E’ un termine in cui l’aggettivo cancella il sostantivo, e viceversa. Qualcuno dice che il ministro tecnico dovrebbe decidere l’agenda di politica economica del governo e in alternativa esercitare il potere di veto. Si tratta di un ragionamento suicida sul piano logico e strano dal punto di vista democratico».