Economia globale, il sindacato si ripensa

22/10/2003



      Mercoledí 22 Ottobre 2003

      ITALIA-LAVORO


      Economia globale, il sindacato si ripensa

      La sfida dei nuovi mercati – I confederali fanno i conti con le conseguenze della concorrenza cinese e dell’allargamento a Est

      S.U.


      MILANO – La scorsa settimana la Cisl Campania sollecitava contro l’invasione dei prodotti contraffatti un intervento forte al pari di quello usato in passato per contrastare la criminalità organizzata. Negli stessi giorni, con un’iniziative inedita, le imprese e il sindacato del tessile pubblicavano sui principali giornali nazionali un appello: più azioni a sostegno di un settore fortemente penalizzato dalla concorrenza asiatica. Episodi dalla valenza diversa, ma entrambi emblematici di un atteggiamento nuovo: il sindacato tenta di superare il perimetro nazionale per intervenire nelle dinamiche del mercato globale. Un passaggio innescato dalle trasformazioni dell’ultimo decennio e dalla globalizzazione che però deve fare i conti con i vecchi capisaldi del sindacato. In testa il principio della solidarietà tra tutti i lavoratori a prescindere dalla nazionalità. «Un principio – dice Giuseppe Casadio della Cgil – che non è in contraddizione con l’impegno a contrastare l’illegalità. L’obiettivo deve essere quello di inserire nei contratti clausole sociali. Vincoli cioè che impegnino a indicare la provenienza e il percorso delle merci. Certo questo è un terreno difficilissimo e non vuol dire che le contraddizioni non ci siamo. Ma l’unico modo per tutelare tutti lavoratori, anche quelli asiatici, è spingere sul fronte dell’emersione».
      La questione, dunque, è tutta sul piano dei diritti «anzi è etica. Perché – incalza Raffaele Bonanni della Cisl – chiedere rigore non vuol dire schierarsi contro una parte dei lavoratori» E allora per la Cisl la «vecchia idea» della certificazione del prodotto diventa una priorità «dal momento che – continua Bonanni – lo scontro non è economico ma è morale». E se dalla Cisl arriva un «mea culpa», sottolineando il «ritardo» rispetto a una situazione che si è molto modificata nell’ultimo decennio», la Cgil ammette «anche noi su questo fronte non siamo stati sempre attenti».
      Una generale presa di coscienza anche se il sindacato di Epifani non ci sta a parlare di «emergenza»: «Troppa speculazione – dice Casadio – e la storia dei dazi non è altro che un modo per nascondere il fatto che perdiamo competitività soprattutto nei confronti dei paesi industrializzati». Raccoglie la sollecitazione la Uil che allarga il campo: «Il nostro obiettivo – dice Paolo Pirani – non deve certo essere la concorrenza con la Cina ma piuttosto con i Paesi a capitalismo maturo». Attenti poi – continua Pirani – «a non farsi prendere dalla sindrome cinese. Quanto alle ricette da adottare il sindacato in maniera unanime dice: «La strada dell’innovazione è l’unica percorribile». «Tutte le iniziative però – aggiunge Bonanni – devono essere ispirate da requisiti morali. Un punto questo su cui il sindacato deve agire», deve dare «la scossa». «Allo stesso modo si devono potenziare gli sforzi – continua l’esponente della Cisl – perché il sindacato abbandoni residui di antagonismo per entrare in un ottica partecipativa. Solo così si può migliorare l’azienda e la si può rendere più competitiva».
      Uno sforzo interno, dunque, ma anche un dispiegamento di forze su scala internazionale perché se la battaglia deve essere quella per le regole uniformi e per i diritti «l’unico modo – spiega Pirani – è dare ai lavoratori asiatici un vero sindacato. Come Uil ci stiamo molto adoperando in questa direzione, cercando di avere contatti stabili con il sindacato cinese». Di fatto, dunque, i cambiamenti in corso impongono una revisione delle strategie. Un’esigenza ben chiara al mondo sindacale che ammette «che occorrano strategie più ampie – dice Bonanni – è indubbio. E obiettivamente siamo lontani dal tenere testa alle sfide che ci vengono poste». A questo proposito la scadenza più immediata arriva dall’apertura ad Est dell’Europa: nuove relazioni industriali e la gestione della mobilità. «Che – spiega Casadio – noi siamo favorevoli ad accelerare anche per dare trasparenza a un fenomeno che già oggi a forme surrettizie». Per il sindacato – specifica Casadio – si tratterà inevitabilmente «di cedere una quota di sovranità», innescando un processo non immune da difficoltà e contraddizioni. Mentre Carla Cantone, sempre della Cgil, chiarisce: «Non è ancora tempo di superare il livello della contrattazione nazionale, ma bisogna comunque procedere sulla strada della coesione sociale per evitare il rischio di dumping a danno sia delle imprese che dei lavoratori». La battaglia dovrà essere allora quella per le condizioni, i diritti e i salari «e di questo il sindacato europeo – spiega Cantone – dovrà farsi carico chiudendo la fase delle discussioni per produrre finalmente una proposta». Sulla stessa linea Giorgio Santini della Cisl che avverte sui rischi di dumping sociale se non si agirà presto «per una parificazione del welfare e del costo del lavoro». La Uil ammette «sui temi sovranazionali le politiche sindacali non sono ancora adeguate».