Ecco s’avanza uno strano precario

12/02/2003

        Lunedì 10 febbraio 2003

        PREVISIONI Tra i nuovi esclusi i cinquantenni espulsi dal lavoro
        Ecco s’avanza uno strano precario
        È il prossimo ceto medio proletarizzato secondo l ’Aspen

        I prossimi tre anni saranno caratterizzati da grandi cambiamenti che ridisegneranno
        la struttura sociale del nostro Paese. Sorgerà una nuova classe di immigrati,
        si allargherà la fascia di ceto medio povero e privo di protezioni sociali e nel contempo si modificherà profondamente la rappresentanza.
        Nasceranno addirittura nuove forze politiche, crescerà l’associazionismo
        - in particolare etnico – e il movimento no global evolverà in senso pacifico e propositivo.
        Sono queste alcune delle conclusioni a cui sono giunti i ricercatori
        di Telecom Italia Lab, S3.Studium e Aspen Institute Italia che hanno cooperato per realizzare «Delphi 2003, i nuovi perimetri», un’indagine previsionale
        sull’evoluzione dell’Italia nel prossimo triennio che è stata presentata a L’Aquila
        in un seminario di due giorni che ha visto la partecipazione di economisti, uomini d’affari, politici e intellettuali.
        Immigrazione. Con l’allargamento dell’Ue le dinamiche dell’immigrazione si intensificheranno. I nuovi confini orientali si riveleranno «molto più porosi di quelli attuali» e il trattato di Schengen è destinato a entrare in crisi. E in Italia cosa
        accadrà? Secondo i ricercatori di Delphi 2003 l’immigrazione stimolerà «la capacità di creare un nuovo ceppo demografico, fatto d’intrecci e di cittadini
        nuovi, che con la loro cultura trasformeranno il nostro Dna sociale». Fortunatamente questi mutamenti, seppur profondi, non dovrebbero determinare
        una crescita del fenomeno razzista. In sostanza sarà il declino demografico, economico e industriale del nostro Paese che favorirà il processo di integrazione
        sociale. Nei prossimi tre anni tutto ciò avverrà per lo più a macchia di leopardo e risulterà meno facile per gli immigrati di prima generazione, soprattutto di
        colore o di religione diversa. «Le comunità di questo tipo saranno molto solidali tra loro e costituiranno, nelle nostre città, dei piccoli Stati in un altro Stato, propensi a patteggiare con le autorità ospitanti».
        Le giovani generazioni di immigrati, comunque, pur non accettando le condizioni disumane tollerate dai propri genitori, asseconderanno il processo di omologazione della loro cultura eticoreligiosa con la nostra post-capitalistica.
        Ceto medio povero.Si allargherà il fossato tra la maggioranza della popolazione,
        i garantiti, e una minoranza povera e depressa, destinata all’assistenza.
        Chi fa parte di questo girone? I lavoratori precari a bassa qualificazione, i cinquantenni espulsi dal lavoro, i prepensionati con livelli di contribuzione
        troppo bassi, i giovani a bassa scolarizzazione. Ad essi si affiancherà
        una fascia di ceto medio povera e privo di protezioni sociali, inserita in lavori terziari di tipo esecutivo (per esempio call center, fast food, collaborazioni
        occasionali), composta per lo più da giovani scolarizzati e capaci di dialogare con
        le nuove tecnologie. Gli scenari di Delphi 2003 prevedono che questo disagio sociale determini presto o tardi un aumento dei conflitti. Che sfuggiranno alla
        mediazione dei sindacati tradizionali e favoriranno la nascita di aggregazioni di base.
        Associazionismo. La gente tenderà ad associarsi in piccole corporazioni per lo più portate «a difendere micro-interessi». In parallelo i nuovi gruppi etnici
        daranno vita a forme inedite di rappresentanza, per lo più legate al terzo settore.
        I ricercatori si spingono anche a ipotizzare la nascita di «aggregazioni parareligiose», mentre le chiese avranno una funzione secondaria e per lo più legata alle domeniche. Il mutamento investirà anche i partiti che si riveleranno
        «scatole vuote». Ciò dovrebbe causare «ineluttabilmente l’emergere di nuove forze
        politiche che nascano da una visione comune piuttosto che da un groviglio di polemiche».
        Il movimento no global «esaurirà la sua spinta di protesta» ed evolverà in senso pacifico e propositivo, comeha già dimostrato il Forum di Firenze.
        Aumenterà la propria capacità di valorizzarsi sui media e di raggiungere sistematicamente l’opinione pubblica. «Com’è avvenuto per gli ambientalisti degli
        Anni Ottanta, molte idee dei no global diventeranno senso comune, senza che ciò si traduca in aumento del peso politico del movimento».
        I marchi però resisteranno. Coca Cola, Mc Donald’s e Nike resteranno dei must per le nuove generazioni.

Dario Di Vico