Ecco l’Italia che aspetta i saldi

08/01/2004


      giovedì 8 gennaio 2004

      Al via gli sconti: riparte la corsa agli acquisti
      Crisi economica e aumenti, è stato un autunno magro

      Ecco l’Italia che aspetta
      i saldi
      L’esperto: "La gente è impoverita ma c’è qualcosa di sbagliato"
      I consumatori: "Rotto il rapporto di fiducia con i commercianti"

      di MARINA CAVALLIERI



      Milano, in coda per i saldi
       

      ROMA - Dopo un novembre disastroso, un dicembre timido, un Natale sottotono, dopo un anno di cautela e parsimonia negli acquisti, dopo una paziente attesa, arrivano i saldi. E’ iniziata ieri la corsa al cachemire scontato, al cappotto a tariffa ridotta, alle scarpe griffate a metà prezzo. Il rito della svendita stagionale è decollato senza troppi affanni, per legge i commercianti sono autorizzati a concedere una sorta di grazia, di amnistia che si protrarrà in alcuni casi anche per tre mesi, ma i giorni di fuoco saranno i primi venti, una guerra degli affari che si prevede intensa: durante i saldi si realizzano il 20 per cento delle vendite annue.

      In un fase di depressione dei consumi, assisteremo ad uno shopping mirato, senza spreco e la follia sarà saggiamente programmata, sì dunque a tutto ciò che è di qualità. No a ciò che è inutile, al capo bello ma a rischio di senso di colpa. Saranno vendite che avvengono in un clima di polemiche e di crescente deregulation, in un mercato accerchiato dagli outlet, invaso dalle promozioni continue, ogni giorno minacciato dalle offerte speciali, dove tutti sono pronti a tutto pur di svuotare i magazzini.

      "In autunno c’è stata una contrazione delle vendite dell’abbigliamento del 15/20%, i commercianti hanno stock consistenti ed hanno necessità di realizzare: gli sconti che applicheranno potrebbero essere superiori alla media", dice Renato Borghi, presidente di Federmoda. "I saldi coprono ormai, da alcuni anni, circa il 20 per cento delle vendite totali, l’abbigliamento fattura trenta miliardi di euro, dunque, in questo settore, il volume di affari è di circa sei miliardi". Affari in crescita perché "negli ultimi anni è aumentata la qualità delle svendite, non ci sono più fondi di magazzino e il consumatore tende sempre di più a comprare a prezzo ridotto".

      E’ un consumatore sempre più attento, quello che si aggira in questi giorni pazientemente per negozi, un cliente che va a colpo sicuro, che fa acquisti in modo strategico, sempre più raramente a prezzo pieno. "In Lombardia sono possibili quattro vendite promozionali l’anno, poi ci sono i saldi, così arriviamo anche ad otto mesi di offerte speciali". E i saldi sono l’apice di questa crescente corsa all’affare conveniente, per molti l’unico shopping possibile.

      "Si compra sempre di più durante i saldi e le promozioni: questo è un fatto con cui dobbiamo fare i conti", dice Giovanni Cobolli Gigli, amministratore delegato del gruppo Rinascente e presidente della Faid, l’associazione che raggruppa la grande distribuzione. "Il Natale non è andato bene, c’è stato un calo dei consumi fino al 20 per cento così ci sono stati negozi che non hanno rispettato le regole e hanno iniziato a fare sconti già dal 27 dicembre. Vorremmo avere più libertà di fare promozioni durante l’anno per incentivare gli acquisti in un arco di tempo più lungo".

      Consumi in calo e corsa alla merce scontata, una tendenza che sembra inarrestabile in un mercato inondato di merci che diventa sempre più un suk senza regole inviolabili, senza la certezza incrollabile del prezzo fisso. "Ormai si vende solamente quando i prezzi sono ribassati", dice Carlo Meo, esperto di marketing. "Questo accade perché la gente è impoverita, vuole risparmiare ma anche perché c’è qualcosa di sbagliato nei prezzi. Se per vendere bisogna continuare a ritoccare il cartellino c’è qualcosa che non funziona nel sistema". Intanto i saldi vanno, una febbre dello shopping con poca euforia e molta ragionevolezza.

      E più i prezzi si abbassano più salgono le polemiche. "Il prezzo fisso o pieno non ha più senso. Lo aveva quando c’era un buon rapporto di fiducia tra commercianti e consumatori. Ma oggi non c’è più", sostiene Vincenzo Donvito, presidente dell’Aduc, associazione dei consumatori. "Quindi i saldi dovrebbero finire, sarebbe la fine dell’ipocrisia".