Ecco il taglio alle «finestre» per le pensioni di anzianità

07/07/2003


      5 Luglio 2003

      CABINA 2. MARONI IN STAND-BY, LA PREVIDENZA AL TESORO

      Ecco il taglio alle «finestre» per le pensioni di anzianità

      Le attuali quattro uscite saranno ridotte a una o due l’anno

        Dopo i condoni arriverà – forse – la riforma delle pensioni. La farà il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, sotto la supervisione del vice premier Gianfranco Fini. A Roberto Maroni, leghista, ministro del Welfare, per ora, è stato riservato un posto in seconda fila. Tra i risultati della verifica politica nella Casa delle libertà, in attesa di qualcosa di più che le dichiarazioni di intenti, si profila un indebolimento anche del responsabile del Welfare la cui linea – ripetuta fino all’esaurimento – era un’altra: la riforma della previdenza è già stata fatta e i correttivi necessari e socialmente sostenibili sono quelli contenuti nella legge delega già approvata alla Camera e ora congelata al Senato, proprio in attesa della verifica.

        Palazzo Chigi, con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in testa, e anche Tremonti sembrano al contrario convinti della necessità di ben altra medicina fino a ipotizzare un inasprimento dei requisiti per l’accesso al pensionamento di anzianità. E su questo istituto che nuovamente si giocherà la vera verifica, quella sui contenuti delle riforme, oltreché lo scontro – inevitabile – con i sindacati. Il capogruppo leghista alla Camera, Alessando Cè ha ripetuto ieri che «le pensioni di anzianità non di debbono toccare». Ma il premier ha già da qualche giorno tra le sue carte un appunto sugli interventi possibili per innalzare l’età effettiva del pensionamento, fissando, ad esempio, un limite minimo di 60 anni di età per poter accedere alla pensione di anzianità. Le ipotesi ricalcano in buona sostanza le proposte presentate ieri dal centro studi Free Foundation, guidato dall’economista di Forza Italia, Renato Brunetta, e alla cui stesura ha collaborato l’esperto di previdenza Giuliano Cazzola. Una delle soluzioni è quella di ridurre di numero dalle attuali quattro a una o due le cosiddette "finestre" che nel corso dell’anno consentono di lasciare in lavoro per andare in pensionamento di anzianità. Si pensa poi ad una accelerazione per l’andata a regime della riforma Dini, oltreché l’estensione del metodo contributivo nella forma pro rata per il calcolo di tutte le pensioni. Infine – e questa è una delle strade indicate anche da Maroni – si immagina un contributo di solidarietà tra lo 0,5% e l’1% a carico dei pensionati di anzianità fino, per esempio, al compimento dei 63 anni di età. Un mix, in sostanza, di aggiustamenti congiunturali e altri di carattere strutturale.
        E decisamente più efficaci delle misure previste nella delega presentata da Maroni e che – a parte i dubbi sulla decontribuzione per i nuovi assunti – fa leva su un meccanismo di incentivi per favorire la permanenza al lavoro di coloro che potrebbero andare in pensione di anzianità.

        Le linee di riforma delle pensioni dovranno essere indicate nel Dpef che il governo dovrebbe presentare entro i prossimi quindici giorni, per poi essere trasferite nella Finanziaria. Ed è anche nella stesura del Dpef che si vedrà, da una parte, il ruolo di Fini nel coordinare le scelte di politica economica e, dall’altra, la funzione che si intenderà attribuire al Dipartimento economico presso la Presidenza del Consiglio, diretto da Gianfranco Polillo. Saranno le due cartine di tornasole e in tempi brevi.