Ecco i magri guadagni dei lavoratori autonomi

11/06/2007
    domenica 10 giugno 2007

    Pagina 10 – Primo Piano

      Ecco i magri guadagni
      dei lavoratori autonomi

        Quelle dichiarazioni dei redditi da mille euro al mese

          ALESSANDRO BARBERA
          ROMA

          Su per giù guadagnano mille euro al mese. Tassisti, ambulanti, ma anche commercianti di giocattoli, profumi e tessuti. All’agenzia delle Entrate sono quasi pronte le elaborazioni sui dati delle dichiarazioni 2006 sui redditi 2005. Numeri che, per evitare le proteste delle associazioni, saranno elaborati secondo criteri più dettagliati del solito. Ma secondo quanto raccontano i tecnici interpellati, i risultati confermeranno più o meno le statistiche disponibili più recenti relative alle dichiarazioni del 2005 sui redditi 2004 che pubblichiamo a lato e divise per categorie di attività. Il lavoro autonomo aveva dichiarato mediamente poco più di 29mila euro lordi annui, poco più di ventimila netti. Una media nella quale rientrano le uniche tre categorie che dichiarano più di 50mila euro: commercialisti (56.158), notai (428.328), farmacisti (135.664). Gli avvocati avevano denunciato 43.300 euro, i dentisti 42.521, i fabbri 29.449, gli idraulici e gli elettricisti 26.820 giù giù fino a chi nei fatti si diceva indigente con meno di diecimila euro: sarti (8.657 euro annui), lavandai (8.568), ambulanti (fra i 7.900 e gli 8.900 euro). E poi i commercianti di auto (15.688 euro), i grossisti dell’abbigliamento (20.232), gli agenti immobiliari (20.576) e i geometri (24.316). Le categorie negano l’attendibilità di medie aritmetiche che tengono conto – spiegano – di partite Iva inutilizzate. Ma non si può spiegare diversamente come mai i produttori di pasta denuncino mediamente 15.140 euro, e però a Bolzano c’è chi arriva a 47.023. O come mai il produttore tipo di calzature ricava 25.131 euro e in Calabria c’è chi ha denunciato al fisco perdite pari a 48.586 euro. O ancora come è possibile che i notai piemontesi denuncino 493.963 euro annui a fronte dei 216.474 dei colleghi campani. E così via. Alle Finanze sottolineano poi che in questi conteggi mancano le società di capitale. E che più del 60% delle società a responsabilità limitata e per azioni denunciano redditi fra i -20mila e al massimo 20mila euro.

          L’apertura di venerdì al mondo del lavoro autonomo da parte del viceministro alle Finanze Visco conferma che l’abisso di voti che si è creato fra il centro-sinistra e il Nord produttivo preoccupa il governo. Ma per dirla con le parole di ieri del collega Bersani – non certo un nemico degli autonomi – la lotta all’evasione resta un fatto ineludibile: «Per ridurre il carico fiscale la chiave resta l’aumento della fedeltà fiscale». In tempi di elezioni e di dichiarazioni (dei redditi) la maggioranza tenta comunque di recuperare il consenso di chi denuncia un fisco oppressivo e complicato negli adempimenti. Ma la coperta del consenso è sempre corta. E così, mentre Visco decide di dialogare con gli artigiani in subbuglio per l’applicazione dei nuovi studi di settore, si innervosisce chi rappresenta il lavoro dipendente. «Tocca al governo correggere le cose che non vanno. L’importante è che non si dia l’impressione che chi alza la voce può essere accontentato», dice il segretario Cgil Epifani. «Il governo fa marcia indietro perché realizza di avere commesso errori o è allo sbando?» si chiede il leader Uil Angeletti. Più ecumenico Raffaele Bonanni: nessuna divisione, «serve piuttosto un’alleanza tra tutti coloro che le tasse le pagano».

          Nella maggioranza c’è chi chiede vengano subito rivisti gli studi di settore. Indici che con la circolare inviata venerdì da Visco non verranno comunque più applicati in via automatica ma diverranno obbligatori solo in caso di accertamento. «L’amministrazione troverà una soluzione per le attività marginali», spiega il sottosegretario all’Economia della Margherita Mario Lettieri. Lunedì al ministero delle Finanze si farà una simulazione degli effetti degli «indicatori di congruità economica». Lo strumento introdotto con la Finanziaria per evitare che un fatturato da milioni di euro venga azzerato da un qualunque artificio contabile come l’andamento del magazzino. In attesa di maggior chiarezza gli autonomi possono contare per la dichiarazione di quest’anno su una proroga di 20 giorni dal 18 giugno, l’ultimo utile per i lavoratori dipendenti. «Comunque vada – dice il presidente della Commissione Finanze del Senato Giorgio Benvenuto – si è fatto un passo avanti nella direzione di un miglior rapporto con il contribuente».